Sanità in Umbria, mesi d’attesa per esame a paziente fragile

Sanità in Umbria, mesi d’attesa per esame a paziente fragile
credits: La Nazione

La vicenda di Goretti tra burocrazia e numeri irraggiungibili

Sanità in Umbria – Un cittadino umbro con disabilità denuncia la lunga attesa per un esame diagnostico, nonostante le procedure riservate ai pazienti fragili prevedano tempi massimi di 60 giorni. Protagonista della vicenda è Raffaele Goretti, ex presidente dell’Osservatorio regionale sulle persone con disabilità e oggi membro di quello nazionale, che si muove in sedia a rotelle e conosce in dettaglio le modalità di accesso ai servizi sanitari. Questa volta, però, le sue competenze non sono bastate a superare le barriere burocratiche che ostacolano l’effettivo esercizio del diritto alla salute.

L’episodio prende avvio – come scrive Silvia Angelici su La Nazione – lo scorso aprile, quando Goretti richiede una risonanza magnetica ortopedica alla spalla, senza mezzo di contrasto, utilizzando l’app regionale “Umbria facile”. Dalla piattaforma riceve conferma che la richiesta è stata inserita nel canale prioritario destinato ai cittadini fragili, con un tempo massimo di attesa fissato a due mesi. Trascorso il termine senza ricevere alcuna convocazione, Goretti decide di recarsi direttamente presso il reparto di Radiologia per verificare lo stato della sua impegnativa.

In ospedale gli viene riferito che quel tipo di esame non viene più effettuato in sede e che deve rivolgersi al numero dedicato della Usl, incaricato della presa in carico delle liste d’attesa prioritarie. Tuttavia, i tentativi di contatto telefonico si rivelano infruttuosi: il numero squilla a vuoto, risultando di fatto inesistente. Dopo ulteriori passaggi, Goretti torna agli sportelli della Asl, da cui viene indirizzato verso gli uffici regionali, senza ottenere alcuna soluzione definitiva.

Il risultato è che la sua prenotazione sembra essersi persa nel sistema, senza traccia nel percorso amministrativo. La sola alternativa prospettata è ripresentare la richiesta e attendere nuovamente altri 60 giorni, con possibilità di effettuare l’esame in sedi distanti, come Assisi o Città della Pieve. L’opzione più rapida resta quindi il ricorso a strutture private, con costi a proprio carico.

Goretti ha scelto di rendere pubblica la sua esperienza non solo per raccontare un caso personale, ma per evidenziare le difficoltà che incontrano molti cittadini in Umbria, in particolare persone anziane o con ridotta autonomia, che spesso non hanno dimestichezza con strumenti digitali o possibilità di spostamento. Secondo i dati, nella regione vivono circa 60mila persone non autosufficienti, una parte significativa delle quali rientra nella categoria dei fragili.

La vicenda riporta l’attenzione sul diritto alla salute, sancito dalla Costituzione italiana, e sulla necessità di garantire percorsi realmente accessibili per chi necessita di prestazioni sanitarie in tempi rapidi. La mancanza di risposte concrete, unita a sistemi digitali non funzionanti e a canali di comunicazione non operativi, rappresenta un ostacolo per l’accesso alle cure e rischia di costringere i cittadini a rivolgersi al privato, aggirando così il sistema sanitario pubblico.

Il caso di Goretti mette in luce criticità strutturali e organizzative: dalle liste d’attesa che si dilatano oltre i limiti previsti, alla dispersione delle richieste, fino alla difficoltà di contattare gli uffici preposti. Una situazione che, se non affrontata, rischia di penalizzare proprio chi il sistema dovrebbe tutelare con priorità.

La testimonianza si conclude con l’invito a considerare il tema non come un episodio isolato, ma come segnale di un problema più ampio che riguarda l’efficienza delle procedure e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini più vulnerabili.

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