Convegno apre a un modello integrato per il diritto alle cure
Sanità e terzo settore – Un nuovo modello di collaborazione tra enti pubblici, terzo settore, imprese e realtà sanitarie ha preso forma a Perugia nel corso del convegno “Soluzioni complesse al diritto alle cure – La rete tra pubblico, terzo settore, privato e welfare aziendale”, tenutosi lo scorso 4 luglio presso l’Aula Montalcini dell’Azienda Ospedaliera. L’evento, promosso dall’Associazione Rete per le Fragilità APS insieme agli Asili Notturni dell’Umbria e all’Ambulatorio Solidale dell’Umbria, ha rappresentato un momento cruciale di confronto per delineare un sistema di welfare integrato e centrato sulla persona.
La partecipazione è stata ampia e variegata, con la presenza di esponenti del mondo accademico, medico, associativo e imprenditoriale. La discussione ha evidenziato la volontà comune di superare l’attuale frammentazione dei servizi attraverso modelli cooperativi, in cui le diverse componenti sociali collaborano attivamente per garantire l’accesso equo alle cure, in particolare per le fasce più fragili della popolazione.
Uno degli elementi più significativi emersi dall’incontro è stata la proposta, avanzata dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Giuseppe De Filippis, di istituire un tavolo permanente di confronto tra le associazioni del territorio. L’obiettivo è includere in maniera strutturata il terzo settore nei percorsi sanitari regionali, valorizzando la coprogettazione come strumento operativo per potenziare l’efficacia degli interventi.
Durante il convegno è stata inoltre sottolineata la collaborazione già in atto tra alcune associazioni e le strutture sanitarie, come quella attiva in ambito pediatrico, e si è auspicato un ampliamento a realtà come gli Asili Notturni e altre organizzazioni impegnate quotidianamente nel supporto ai soggetti vulnerabili.
Il coinvolgimento delle imprese del territorio ha dato ulteriore concretezza al progetto. Le Officine Metalmeccaniche Galletti hanno condiviso esperienze di welfare aziendale, dimostrando come il settore produttivo possa contribuire in modo significativo al benessere collettivo, anche attraverso politiche di responsabilità sociale rivolte ai propri dipendenti e al territorio circostante.
Il convegno ha inoltre accolto l’intervento di medici provenienti da altre regioni, come l’associazione CUM di Teramo, e la partecipazione attiva di realtà associative locali come ANFAS e AISM. Queste ultime hanno espresso grande soddisfazione per l’opportunità di essere ascoltate e incluse in un processo decisionale che ha ricadute dirette sulla vita delle persone con disabilità. L’apertura al dialogo ha rappresentato un segnale importante in termini di inclusione e riconoscimento.
La sessione introduttiva ha visto susseguirsi interventi sui temi del welfare in trasformazione, della qualità del lavoro nei servizi alla persona, della formazione sanitaria, e del ruolo delle reti comunitarie. Tra i relatori figuravano, tra gli altri, Pino Giordano, Mariella Ursini, Paolo Polimanti, Eleonora Pace, Daniela Donetti, Vincenzo Nicola Talesa, Emilio Abbritti e Massimo Rolla.
Successivamente, la tavola rotonda ha approfondito il valore della sinergia tra istituzioni, terzo settore e privati nella costruzione di un modello di presa in carico condivisa. Moderato da Massimo Lenti, l’incontro ha coinvolto rappresentanti di organizzazioni attive nel campo della sanità solidale e del volontariato, insieme a esponenti del mondo imprenditoriale.
La presidenza dei lavori è stata affidata a Stefania De Canonico, presidente della Rete per le Fragilità APS, e all’avvocato Andrea Galli, membro delle associazioni Asili Notturni Umbria e SportAbbattiBarriere.
Con un format orientato alla concretezza operativa, l’evento ha dato spazio alla condivisione di esperienze già in corso e all’analisi delle normative che incentivano l’amministrazione condivisa. Ne è emerso un quadro in evoluzione, in cui l’Umbria si pone come laboratorio attivo per una rete di welfare sostenibile, partecipata e inclusiva. Il convegno ha così segnato un passo importante verso la definizione di percorsi integrati di cura, capaci di unire efficienza organizzativa e tutela dei diritti.

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