Il Consiglio comunale respinge l’atto sul TSO a Perugia
La decisione dell’Assemblea cittadina e le reazioni politiche
Il dibattito sulla gestione delle emergenze psichiatriche accende il confronto politico all’interno dell’Amministrazione locale. Il Consiglio comunale di Perugia ha respinto ufficialmente l’Ordine del Giorno che era stato presentato dal consigliere Nicola Volpi, esponente del gruppo di Fratelli d’Italia. Il documento in questione era focalizzato sul tema del Trattamento Sanitario Obbligatorio. L’obiettivo principale della proposta bocciata consisteva nel garantire una applicazione omogenea delle direttive emanate a livello regionale. Inoltre, l’atto mirava a strutturare un regolamento municipale preciso, volto a salvaguardare l’incolumità sia degli operatori della sanità sia del personale appartenente alla Polizia Locale.
Il promotore dell’iniziativa ha espresso un profondo dissenso rispetto all’esito della votazione in Aula. Secondo l’esponente dell’opposizione, la scelta compiuta dai partiti di maggioranza si poggia su una visione parziale delle dinamiche operative e su un rinvio delle responsabilità che non rende merito all’autorevolezza delle istituzioni cittadine. Il consigliere ha contestato la tesi secondo cui la materia sarebbe da considerare di competenza esclusiva degli uffici della Regione Umbria.
Le motivazioni del voto contrario e la replica dell’opposizione
Nel corso della discussione svoltasi all’interno dell’emiciclo, i rappresentanti della maggioranza hanno argomentato il proprio parere negativo. I partiti a sostegno della giunta hanno sostenuto che le problematiche concernenti la presenza fisica degli agenti della Polizia Locale all’interno delle ambulanze di soccorso siano ormai superate. Tale risoluzione sarebbe giunta in seguito ad alcune precise disposizioni correttive attuate internamente dal Comando del corpo.
Di contro, il firmatario dell’atto ha definito questa ricostruzione del tutto priva di fondamento sul piano giuridico. Le difficoltà concrete riscontrate quotidianamente sul territorio non derivererebbero affatto da carenze interne alle norme della Regione, bensì dall’assenza totale di un regolamento quadro di livello comunale. Soltanto un dispositivo di questo tipo potrebbe normare in via definitiva le mansioni di diretta pertinenza del Comune. Questa lacuna nell’ordinamento locale finisce per determinare risposte disorganiche sul campo, lasciando un margine eccessivo a interpretazioni personali dei singoli dirigenti e appesantendo le attività a svantaggio dei dipendenti e degli stessi degenti.
Il nodo delle competenze e i protocolli dell’Asl
Al centro della disputa si colloca il valore legale della Deliberazione della Giunta Regionale numero 6, emanata in data 15 gennaio 2020 e inserita nel Bollettino Ufficiale della Regione Umbria il successivo 30 gennaio 2020. L’esponente di Fratelli d’Italia ha ricordato come tale provvedimento risulti pienamente valido, esecutivo e vincolante per tutte le amministrazioni coinvolte. Pertanto, l’adozione delle linee guida non dovrebbe essere subordinata a scelte opzionali o a verbali interni redatti a livello municipale.
L’attenzione si sposta sulle recenti procedure che regolano la presenza dei controllori sui mezzi di emergenza, le quali richiedono una firma di responsabilità da parte dei sanitari. Il consigliere ha evidenziato che la stima del pericolo e del rischio clinico in ambito psichiatrico spetta unicamente ai medici specialisti. Caricare gli infermieri di ulteriori incombenze burocratiche non previste dai protocolli regionali rischia di complicare un iter già di per sé delicato, incrementando i dubbi normativi invece di risolverli.
Il ruolo del sindaco e le criticità sul territorio
La critica si estende anche all’elusione delle segnalazioni inoltrate dalle forze sindacali e dagli stessi operatori del settore sanitario riguardo alle fasi più complesse dell’intervento. Tra queste spiccano la localizzazione del destinatario del provvedimento, la notifica formale dell’atto e i controlli preventivi di sicurezza. In base alle intese regionali del 2020, le attività di ricerca e notificazione competono alla Polizia Locale, mentre l’esecuzione del trasporto deve avvenire in modo congiunto.
Allo stato attuale, le testimonianze descrivono una forte disomogeneità sul territorio perugino, con il personale medico esposto a compiti impropri. Il firmatario della mozione ha concluso rammentando che l’ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio resta un atto di diretta responsabilità del Sindaco, il quale delega l’applicazione alla Polizia Locale in qualità di autorità di pubblica sicurezza. La prima cittadina avrebbe dunque l’obbligo di chiarire i motivi per cui queste linee guida non trovino un percorso lineare in città e per quale ragione non sia mai stato avviato il tavolo di coordinamento periodico con il Dipartimento di Salute Mentale.

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