Coronavirus si diffonde nell’aria, sì o no? E i condizionatori? Troppe teorie

 
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Coronavirus si diffonde nell'aria, sì o no? E i condizionatori? Troppe teorie

Coronavirus si diffonde nell’aria, sì o no? E i condizionatori? Troppe teorie

Una ricerca del MIT sostiene che le goccioline più leggere possono diffondersi fino a 8 metri di distanza. Anche l’Oms sta rivedendo le raccomandazioni sulle mascherine.

Non solo le grandi gocce che si liberano con tosse e starnuti: le particelle di coronavirus possono viaggiare nell’ aria anche sulle gocce molto più piccole e leggere che si emettono respirando e parlando e che sono in grado di raggiungere distanze fino a 1,8 metri. A riaccendere un dibattito scientifico che prosegue da settimane è l’ Accademia Nazionale delle Science degli Stati Uniti, con una lettera indirizzata al capo delle politiche scientifiche della Casa Bianca. Sempre negli Stati Uniti, ha citato gli ultimi dati in questa direzione anche l’ immunologo Anthony Fauci, direttore dell’ istituto statunitense per lo studio delle malattie infettive Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases). La virologa Ilaria Capua, dell’ Università della Florida ha detto che “non possiamo escludere il propagarsi del coronavirus dai condizionatori“.

Trovare una risposta attendibile è importante perché da questa potranno dipendere le future misure di prevenzione. Per esempio, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull’ uso delle mascherine alla luce di nuove evidenze scientifiche, come ha detto alla Bbc l’ infettivologo David Heymann, ex direttore dell’ Oms che nel 2003 coordinò la risposta dell’ organizzazione alla Sars e che oggi presiede il gruppo di consulenti dell’ Oms chiamato a esprimere un parere sulla necessità che un maggior numero di persone indossi la mascherina.

“L’ Oms – ha detto – sta riaprendo la discussione, esaminando le nuove prove per vedere se dovrebbe esserci un cambiamento nel modo in cui consiglia l’ uso delle mascherine”. In attesa di fare chiarezza, le posizioni all’ interno della comunità scientifica restano discordi. Per il presidente dell’ Istituto Superiore di Sanità (Iss), Silvio Brusaferro, non ci sono al momento evidenze che il nuovo coronavirus circoli nell’ aria. Questa via era nota in determinati contesti, come quelli sanitari, ma al momento la letteratura scientifica indica che le principali vie diffusione del virus sono quelle per droplet e per contatto.

Dello stesso avviso l’ epidemiologo Giovanni Rezza, dell’ Iss. Certamente se i dati sulla trasmissione per via aerea e su distanze maggiori rispetto a quella di sicurezza di un metro finora raccomandata, sarà necessario rivedere le regole. Si rafforzerebbe, per esempio, la tesi che tutte le persone dovrebbero indossare le mascherine in pubblico per ridurre la trasmissione del virus. Non sono pochi gli studi che indicano questa più ampia capacità di trasmettersi del SarsCoV2. Ad accendere il dibattito, era stato in marzo lo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, secondo cui il virus può sopravvivere fino a tre ore nell’ aria e nelle goccioline di saliva.

Più recentemente il Massachusetts Institute of Technology (Mit) ha confermato il dato sulle distanze più ampie che le goccioline sospese nell’ aria possono percorrere. Harvey Fineberg, capo della commissione permanente sulle malattie infettive permanenti dell’ Accademia delle Scienze degli Stati Uniti e autore della lettera alla Casa Bianca, cita lo studio dell’ università del Nebraska condotto in 11 stanze di isolamento nelle quali erano ricoverati pazienti con la Covid-19 e dove sono stati trovati campioni dell’ Rna del virus a oltre 1,8 metri dai pazienti. Dati analoghi emergono da studi condotti a Hong Kong nei primi anni 2000 dopo l’ epidemia di Sars e sempre l’ Università di Hong Kong ha riscontrato, più recentemente, la presenza di coronavirus, virus dell’ influenza e rhinovirus nel respiro di bambini e adulti.

Da quando i primi rapporti hanno rivelato che un nuovo coronavirus si stava diffondendo rapidamente tra le persone, i ricercatori hanno cercato di stabilire se può viaggiare nell’aria. I funzionari sanitari affermano che il virus viene trasportato solo attraverso goccioline che vengono tossite o starnutite, direttamente o sugli oggetti. Ma alcuni scienziati affermano che ci sono prove preliminari che la trasmissione nell’aria – in cui la malattia si diffonde nelle particelle molto più piccole dall’aria espirata, nota come aerosol – si sta verificando e che precauzioni come aumentare la ventilazione all’interno dovrebbero essere raccomandate per ridurre il rischio di infezione.

IN SINTESI
Il coronavirus è disperso nell’aria? Gli esperti non possono essere d’accordo L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che le prove non sono convincenti, ma gli scienziati avvertono che la raccolta di dati sufficienti potrebbe richiedere anni e costare vite umane.

In un brief scientifico pubblicato sul suo sito Web il 27 marzo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che non ci sono prove sufficienti per suggerire che la SARS-CoV-2 sia sospesa nell’aria, tranne in una manciata di contesti medici, come quando si intuba un paziente infetto.

Ma gli esperti che lavorano su malattie respiratorie e aerosol nell’aria affermano che la raccolta di prove inequivocabili per la trasmissione nell’aria potrebbe richiedere anni e costare la vita. Non dovremmo “lasciare che sia nemico a convincerci”, afferma Michael Osterholm, un epidemiologo di malattie infettive all’Università del Minnesota a Minneapolis.

“Nella mente degli scienziati che lavorano su questo, non c’è assolutamente alcun dubbio che il virus si diffonda nell’aria”, afferma la scienziata Lidia Morawska presso la Queensland University of Technology di Brisbane, in Australia. “Questo è un gioco da ragazzi.”

Quando i funzionari della sanità pubblica affermano che non ci sono prove sufficienti per affermare che il COVID-19 è disperso nell’aria, significa specificamente trasportato in aerosol carichi di virus con diametro inferiore a 5 micrometri. Rispetto alle goccioline, che sono più pesanti e si pensa che percorrano solo brevi distanze dopo che qualcuno tossisce o starnutisce prima di cadere sul pavimento o su altre superfici, gli aerosol possono indugiare nell’aria più a lungo e viaggiare ulteriormente.

La maggior parte della trasmissione avviene a distanza ravvicinata, afferma Ben Cowling, un epidemiologo dell’Università di Hong Kong. Ma la distinzione tra goccioline e aerosol è inutile perché “le particelle che escono con il virus possono avere una vasta gamma di dimensioni. Molto, molto grandi fino agli aerosol ”, afferma.

E se SARS-CoV-2 si sta trasmettendo in aerosol, è possibile che le particelle di virus possano accumularsi nel tempo in spazi chiusi o essere trasmesse su distanze maggiori.

La traduzione è relativa all’articolo, il cui link si trova qua sotto ed è tratto dalla rivista Nature.

Lo stiamo dicendo da qualche settimana che in letteratura e’ acclarato che i virus viaggiano in aria in minutissime goccioline di aerosol. Speriamo che l’articolo di Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-020-00974-w) possa una volta per tutte spronare i decisori e l’OMS a cambiare le linee guida“.

È quanto dichiarano in una nota congiunta Alessandro Miani, presidente SIMA e docente di Prevenzione ambientale all’Universita’ di Milano, Gianluigi De Gennaro, docente di Chimica dell’Ambiente all’Universita’ di Bari, e Leonardo Setti, docente di Biochimica industriale all’Universita’ di Bologna, tra gli estensori del Position Paper diffuso il 17 marzo scorso, in cui evidenziavano possibili correlazioni tra particolato atmosferico e velocita’ di diffusione del Covid-19 in alcune aree specifiche del Paese.

Abbiamo sottolineato che ci sono evidenze recenti negli studi effettuati a Wuhan fuori dagli ospedali. Abbiamo detto piu’ volte che sapevamo che il metro di sicurezza non sarebbe potuto bastare per limitare la diffusione dell’epidemia. Che bisogna indossare le mascherine ‘sempre’ soprattutto nei luoghi molto frequentati. Abbiamo aggiunto che trovandosi in aria, il virus potrebbe interagire efficacemente in certe condizioni con il particolato atmosferico e che quindi potrebbe diffondersi tramite questo con maggiore facilita’, soprattutto in aree caratterizzate da intensa stabilita’ atmosferica, elevato inquinamento atmosferico e a certe condizioni di umidita’ e temperatura“, rimarcano i ricercatori.

Il nostro Position paper ha fatto il giro del mondo, abbiamo dovuto tradurlo in molte lingue. E siamo soddisfatti di verificare che almeno il principio che il virus sia nell’aria si sta facendo largo nell’opinione pubblica e che determini azioni conseguenziali di protezione diffusa nella popolazione“, concludono Miani, De Gennaro e Setti. (Com/Vid/ Dire)

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