Corruzione a Perugia condanna ex carabiniere e un armatore
Il verdetto del tribunale umbro
Il tribunale di Perugia ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di un ex sottoufficiale dell’Arma dei Carabinieri e di un armatore di Messina, chiudendo il primo grado di un processo complesso. Il collegio giudicante, presieduto da Carla Giangamboni, ha inflitto quattro anni e otto mesi di reclusione al sessantunenne originario di Caltanissetta, precedentemente in servizio presso il Nucleo tutela patrimonio culturale. Le accuse principali riguardano il concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e una serie di accessi abusivi ai sistemi informatici istituzionali avvenuti nell’estate del 2016.
Dettagli delle pene inflitte
Per quanto concerne il reato di corruzione, scrive Enzo Beretta su Il Messaggero, i magistrati hanno stabilito una pena di quattro anni sia per l’ex militare che per il presidente della società di navigazione messinese coinvolto nella vicenda. L’ex carabiniere ha ricevuto un’ulteriore estensione della condanna di otto mesi per le intrusioni nelle banche dati del corpo, sebbene la Procura di Perugia avesse inizialmente avanzato richieste di pena decisamente più severe. Al termine della camera di consiglio, durata circa tre ore, i giudici hanno inoltre stabilito l’interdizione dai pubblici uffici per una durata di cinque anni a carico di entrambi i condannati principali.
Assoluzioni e capi d’accusa
In questo scenario giudiziario si registra l’assoluzione totale per un secondo armatore di Messina, legale rappresentante di una nota compagnia di navigazione, per il quale i pubblici ministeri Mario Formisano e Laura Reale avevano essi stessi sollecitato il proscioglimento. Secondo l’impianto accusatorio, l’accordo illecito prevedeva l’assunzione a tempo indeterminato della figlia del militare in cambio di condotte finalizzate a danneggiare la concorrenza marittima e gli interessi della famiglia Morace. Il tribunale ha invece dichiarato la prescrizione per altri reati minori contestati durante il dibattimento.
Reazioni della difesa e delle parti
L’avvocato difensore dell’ex carabiniere ha annunciato il ricorso in Corte d’Appello, sostenendo che l’istruttoria non avrebbe fornito prove certe sull’accordo corruttivo e che ogni accesso informatico fosse dettato da esigenze investigative. Di segno opposto la reazione dei legali dei Morace, i quali si dicono soddisfatti per il riconoscimento di fatti gravi che hanno penalizzato i loro assistiti per anni. Le motivazioni della sentenza di Perugia saranno depositate entro i prossimi sessanta giorni, aprendo la strada al secondo grado di giudizio.

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