Nuove strategie per salvare i borghi di Perugia e di Terni
PERUGIA, 12-03-2026– L’ultimo dossier sulla demografia d’impresa, curato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, evidenzia come il fenomeno dello svuotamento dei negozi stia colpendo duramente i territori regionali. Per l’associazione di categoria, il momento delle analisi deve lasciare il posto a una fase di governo attivo del territorio. Secondo Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria, il destino delle città non può essere abbandonato all’inerzia del mercato. Diventa dunque prioritario utilizzare il nuovo Testo Unico del commercio per bilanciare l’offerta tra i servizi per i residenti e quelli rivolti esclusivamente ai flussi turistici, come riporta il comunicato di Lorella Cucchiaroni – Confcommercio Umbria.
Il cambiamento del tessuto urbano è tangibile attraverso la sostituzione delle botteghe di quartiere con attività legate alla ristorazione e al tempo libero. Se da un lato il comparto dell’ospitalità registra una crescita costante, dall’altro la scomparsa del commercio di vicinato indebolisce la tenuta sociale dei quartieri. Una città priva di piccoli negozi rischia di perdere la propria identità, diventando meno appetibile anche per i visitatori stranieri nel lungo periodo. Di conseguenza, Confcommercio punta a strumenti normativi che permettano alle amministrazioni locali di orientare le aperture economiche verso funzioni che garantiscano la qualità della vita quotidiana dei cittadini. In questo scenario di trasformazione, i Distretti del commercio si configurano come la soluzione più efficace per attivare percorsi di rigenerazione urbana. Questi modelli di collaborazione tra il settore pubblico e quello privato mirano a restituire funzioni essenziali ai centri svuotati, trasformando i quartieri in luoghi di aggregazione e servizio. Attraverso il progetto nazionale “Cities” e l’utilizzo di strumenti digitali avanzati come la piattaforma Cities Mobility Analytics, è possibile studiare i flussi pedonali e veicolari con precisione millimetrica. L’obiettivo dichiarato è quello di basare le politiche di sviluppo su dati reali, costruendo una visione strategica che supporti il piccolo commercio come presidio di sicurezza e vitalità.
Osservando le rilevazioni dell’ultimo biennio, emerge una timida frenata nel processo di chiusura delle attività. Tra il 2024 e il 2025, Perugia ha mostrato una lieve ripresa nel cuore della città, portando il numero dei negozi da 227 a 230 unità. Tuttavia, le aree periferiche del capoluogo soffrono ancora, registrando una flessione del 3,8%. La situazione appare differente a Terni, dove la contrazione delle attività commerciali prosegue in modo omogeneo sia nelle zone centrali che in quelle non centrali, con cali compresi tra il 3% e il 4%. Parallelamente, in entrambe le realtà umbre, il settore dei pubblici esercizi continua a espandersi, confermando una transizione economica verso il consumo di esperienze enogastronomiche.
L’analisi di lungo periodo, che abbraccia il periodo dal 2012 al 2025, restituisce la gravità dell’erosione commerciale subita. Nel centro storico di Perugia, la riduzione dei negozi al dettaglio ha superato il 34%, con la scomparsa di oltre cento insegne storiche. Anche a Terni il dato è allarmante, con una perdita del 25% delle attività di vendita diretta. Al contrario, le attività ricettive e i bar nel perimetro murato di Perugia sono cresciuti del 15%. Questo squilibrio strutturale dimostra che la funzione urbana si è spostata drasticamente dai bisogni dei residenti al tempo libero. Proprio per questo, la revisione del quadro normativo regionale e l’implementazione dei distretti urbani non sono più operazioni rinviabili per tutelare il patrimonio manifatturiero e commerciale dell’Umbria.

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