Un centro profughi in edifici di Ater, con lavanderia e cucina? E le famiglie umbre?

Un centro profughi in edifici di Ater, con lavanderia e cucina?

di Morena Zingales
Un centro profughi in edifici di Ater, con lavanderia e cucina? E le famiglie umbre?
«In Umbria ci sarà presto un altro centro profughi in arrivo, la cosa straordinaria – dice il Consigliere Regionale Valerio Mancini, che noi  abbiamo intervistato – è che sarà istituito in edifici di Ater, le vecchie case popolari. Secondo me – ha aggiunto – in violazione di quella che è la legge che istituisce Ater e cioè che quegli edifici debbano essere utilizzati per le famiglie umbre a canone ovviamente calmierato». Stiamo parlando del centro Ater di via del Favarone a Ponte Felcino.

La cosa non ha convinto Mancini ed ecco che ha fatto arrivare in commissione il presidente è direttore di Ater è l’assessore Chiarella per domandare le motivazioni di una scelta di questo tipo: «In sintesi – ha spiegato Mancini – Ater non ha abbastanza risorse per riqualificare gli edifici che sono più di novemila in Umbria, le cooperative che gestiranno il progetto Sprar di questi 65 migranti in totale con una durata da 2 a 4 anni, permetterà con il loro affitto di coprire le spese di ristrutturazione. Si tratta – ha aggiunto Mancini – di un investimento di 262 mila per rendere idonei questi questi edifici degli immigrati con tanto di lavanderia e cucina».

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La motivazione più volte ripetuta è che lo Stato e la Regione non trasferisce ad Ater abbastanza risorse per mantenere in perfetto ordine gli edifici di proprietà di Ater. «Appunto, avete capito bene – ha tuonato il consigliere regionale che fa due conti -. Quanto costa gestire 65 immigrati in quell’area? 65 è numero degli immigrati, 35 euro è il costo medio giornaliero di accoglienza dei migrati in Italia, 365 i giorni dell’anno, 4 anni è l’ipotetico ma è più o meno il numero del contratto d’affitto fra Ater e le cooperative per un totale di circa 3 milioni e 300 mila euro. Questi sono soldi che arrivato dallo Stato – ha ribadito Mancini – dal Ministero degli Interni che trasferisce ovviamente alle cooperative per la gestione di questi immigrati».

Cosa bisogna fare si è domandato Mancini? «Prendere questi tre milioni e trecento, tenerli in Umbria, darli ad Ater, riqualificare tutti gli edifici che hanno bisogno di manutenzione e rendere ovviamente più appetibili, rendere questi edifici per le famiglie, soprattutto per i tanti genitori separati che non hanno un posto dove accogliere i loro figli dopo una separazione matrimoniale. Questo va fatto i 3 milioni e trecento mila euro per le famiglie, per gli Umbri e non per gli immigrati».

E’ infine ha concluso dicendo: «Sta cambiando qualcosa in Italia, presto cambierà anche in Umbria. In questa regione arriverà qualcuno che dirà ad Ater che gli edifici non sono per immigrati, sono degli Umbri, per i lavoratori umbri, per le famiglie umbre, per gli studenti umbri e non per gli immigrati».

Immigrati, immobile Ater, interviene consigliere Valerio Mancini

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