Terni, Di Girolamo conferma dimissioni, Marini chiede un patto con la città

Centro storici decadenti, abbandonati. Terni è riuscita ad evitare tutto questo

Terni, Di Girolamo conferma dimissioni, Marini chiede un patto con la città

TERNI – Il consiglio comunale non vota il dissesto finanziario. La giornata si è conclusa con l’ennesimo rinvio per mancanza del numero legale, con l’assenza di sette consiglieri di maggioranza.  Domani si torna in aula alle 15.30 ma la situazione non è destinata a cambiare. A prendere atto del dissesto dovrebbe essere ormai il commissario, nominato dal prefetto una volta che le dimissioni diventeranno irrevocabili. A questo punto è possibile che si possa andare a votare già a primavera.

Il sindaco di Terni, Leopoldo di Girolamo, nella seduta del consiglio comunale di oggi, ha confermato le proprie dimissioni. “Una scelta dolorosa, ha detto, per chiunque. Sono stati anni durissimi per il nostro tessuto economico, per la nostra città. Centro storici decadenti, abbandonati. Terni è riuscita ad evitare tutto questo. Riuscendo a recuperare il centro storico. E’ una decisione molto sofferta – ha detto Di Girolamo -, come lo sarebbe per chiunque fosse stato chiamato dal libero voto dei cittadini a guidare e rappresentare la propria città. Forse lo è ancor più per chi, come me, ha sempre cercato di esprimersi, nella vita pubblica e in quella privata, seguendo l’etica della responsabilità. Quella che porta a collocare il proprio interesse personale e politico solo all’interno di quello più generale”.

 

“Le vicende politiche che stanno interessando la città di Terni, unite a quelle giudiziarie dei mesi passati ed alle decisioni amministrative assunte dagli organi di controllo in merito al bilancio dell’amministrazione comunale di Terni, impongono a tutti coloro che hanno responsabilità politiche ed istituzionali un atteggiamento di decisione di merito e non di mera polemica politica tra maggioranza ed opposizione, o all’interno della stessa maggioranza, o anche, ancor più grave, di dinamiche politiche interne al PD, che nulla hanno a che fare con il contributo all’azione di governo della città e al futuro degli interessi plurali dei cittadini.

È evidente che l’istituzione regionale, di cui io ho la responsabilità del governo, come fatto numerose volte in passato nei confronti di ogni amministrazione comunale, ed a maggior ragione di comuni con più ampia presenza di popolazione e di servizi, non farà mancare la sua attenzione responsabile, mettendo in campo, come sempre stato fatto, tutti gli strumenti di governo e di programmazione che possano contribuire a dare prospettive sia sul versante dei servizi pubblici, sia nelle politiche di crescita, di innovazione e di occupazione di cui in parte la regione è titolata.

In questi anni, non a caso, per Terni abbiamo lavorato per costruire insieme al Governo nazionale ed al Parlamento una strategia utile ad aggredire le criticità che negli anni della crisi si erano presentate sul versante del tessuto economico produttivo dell’occupazione.”

“La costruzione del programma strategico dell’area di crisi che trova copertura finanziaria negli impegni del Governo e della Regione Umbria, i contenuti inseriti nell’accordo 2014 per il futuro delle acciaierie, i fondi per innovazione e ricerca  nelle imprese ad alto contenuto di ricerca, i fondi FESR per la riqualificazione urbana e per Agenda Urbana di cinque Comuni umbri, tra cui appunto Terni, gli investimenti finanziari per l’edilizia ospedaliera, per le nuove tecnologie dell’ospedale di Terni, gli impegni sostenuti con il Governo sui temi delle infrastrutture materiali e digitali, necessitano di dare un percorso responsabile alla città di Terni e alla sua comunità di cittadini.

Non spetta al Presidente della Regione dire se ci sono le condizioni politiche perché un sindaco eletto direttamente dai cittadini, una maggioranza politica del Consiglio comunale che si è assunta l’impegno con gli elettori per il governo della città, e le forze di opposizione che sono chiamate anch’esse alla responsabilità istituzionale pur nella dialettica del confronto e della alternatività della proposta politica, possano assicurare risposte concrete alla città. Tali decisioni possano essere assunte esclusivamente dal sindaco che valuterà anche con la sua maggioranza le condizioni della prosecuzione dell’azione di governo.

Quello che invece da Presidente della Regione posso dire è che la città di Terni, per dimensioni di popolazione residente, per presenza delle principali industrie produttive della regione, per la dimensione dell’occupazione e delle sue prospettive, per l’articolazione dei servizi di dimensione regionale e provinciale che lì sono ubicati, a riferimento di un’area molto vasta, oltre a quella dello stesso comune, ha bisogno sicuramente anche in una fase così difficile e complessa del governo cittadino, di aprirsi all’apporto di tutti gli attori della società civile ternana ed anche regionale.

L’unico invito che mi sento di rivolgere al sindaco Leopoldo Di Girolamo è di chiedere un “patto per la città”, che non nasca esclusivamente nel chiuso della sua maggioranza e dei luoghi della politica, ma che trovi il dialogo delle forze più vive delle imprese, del mondo solidaristico, della società civile ternana, dei luoghi dell’istruzione della formazione e della ricerca, dei rappresentanti del mondo economico e sindacale.

Il “patto per Terni” ha bisogno non solo di una maggioranza consiliare, ma anche dell’apporto della parte più dinamica e responsabile della città, verso la quale i cittadini di Terni ripongono fiducia, anche nella prospettiva di recuperare lo spirito di coesione sociale e di comunità che sempre ha caratterizzato la città di Terni nel contesto regionale”.

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