Regione Umbria, Liberati M5s, dopo 50 anni bilancio fallimentare per Terni

Regione Umbria, Liberati M5s, dopo 50 anni bilancio fallimentare per Terni

Regione Umbria, Liberati M5s, dopo 50 anni bilancio fallimentare per Terni “È urgente e non ulteriormente rinviabile una totale revisione dell’assetto territoriale e istituzionale dell’Ente Regione, accompagnato da un deciso riequilibrio interprovinciale rispetto a un quadro attuale decisamente offensivo per la città di Terni, obbligata altrimenti a guardare alla sola Roma, col sicuro risultato di sfasciare a medio termine l’Umbria per come l’abbiamo conosciuta, sempre che la macroregione non batta finalmente un colpo”.

Lo dichiara il capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Cesaroni, Andrea Liberati, che annuncia, “a breve, una prima concreta proposta per superare la duratura impasse che strozza Terni, conseguendo il male dell’intera Umbria, sempre meno integrata e sempre più povera. La più povera del Centro Italia”.

Per Liberati “la rischiata soppressione della Camera di Commercio di Terni è solo l’ultimo elemento di una regressione di lunga data, determinata in parte anche dall’assetto di una Regione creata e mantenuta strutturalmente sbilanciata, con un indebolimento che ormai ricade sull’intera Umbria. Ma Terni è anche di fatto menomata economicamente e culturalmente da un’industria pesante che continua inevitabilmente a perdere pezzi, nell’incapacità minima della politica di prefigurare e immaginare altro”. “Negli ultimi 30 anni – aggiunge il consigliere di opposizione – mentre gli esponenti di Terni intonavano il consueto inno alle ACCIAIERIE, proprio qui si perdevano qualcosa come oltre 4mila dipendenti diretti, divorati da fusioni, automazioni, giochi di mercato e pure corruzione interna.

Nel SETTORE PUBBLICO, mentre Perugia diventava la piccola Washington che conosciamo, costruendo una Regione Umbria con oltre 1.300 impiegati, ma attraendovi pure tutti gli Enti periferici possibili, con altre centinaia e centinaia di funzionari, a Terni la stessa Regione oggi è ai minimi termini, con una decina di uffici in tutto su circa 300, grottescamente infilati in quel Centro Multimediale che doveva essere superpolo del digitale nazionale, ma dove oggi non funziona neanche Internet.

A Terni, poi, si è riusciti a gestire male persino l’UNIVERSITÀ: in nemmeno tre lustri si sono persi 2mila studenti, riducendo gli immatricolati in loco da 3mila a mille, con sei deboli corsi di Laurea, quando la sola Biotecnologie, a Perugia, ne ha oltre mille. L’OSPEDALE di Terni dovrebbe essere demolito anziché sottoposto all’impossibile riqualificazione in corso, laddove Perugia, Castello, Foligno, Gubbio-Gualdo, Todi-Marsciano, hanno viceversa legittimamente ricevuto ingenti investimenti, con edifici nuovi, sani, antisismici, con attrezzature di assoluta avanguardia”.

“Da tempo – conclude Andrea Liberati – la Regione ha lasciato Terni alla deriva e non sarà certo l’Area di Crisi Complessa a risollevarla. La Regione non pianifica da decenni alcunché di realmente sensato su questo brano di Umbria, lasciando la barca senza timone in un quadro di frustrazione generale, di impotenza, di ricorsi spesso inutili al giudice, con una POLITICA FORTEMENTE DELEGITTIMATA da arresti e affarismi, dimezzata appunto da pensiero ‘corto’ o assente.

Sopravvivono gli interessi di bottega dei partiti e, ovviamente, il buono e il marcio che ruota anzitutto attorno alle Acciaierie, dimenticando naturalmente tutti gli altri, sacrificati sull’altare dell’acciaio, ancora dominante, ma traballante”.

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