L’assessore Barberini, sulla 194, offende la ragione, le donne e pure la CGIL

applicazione della Legge 194 dal 1978 è stata praticamente attuata una operazione di sostituzione etnica della popolazione Umbra

L'assessore Barberini, sulla 194, offende la ragione, le donne e pure la CGIL

L’assessore Barberini, sulla 194, offende la ragione, le donne e pure la CGIL

da Claudio Iacono – Presidente Popolo della Famiglia – Umbria
PERUGIA – Abbiamo letto l’intervento stizzito di due dirigenti della CGIL (Vanda Scarpelli e Barbara Mischianti) per una dichiarazione, per noi ineccepibile per lucidità intellettuale, del Consigliere regionale De Vincenzi che ha affermato che con l’applicazione della Legge 194 dal 1978 è stata praticamente attuata una operazione di sostituzione etnica della popolazione Umbra, oltre che una vera e propria strage di innocenti come nemmeno Erode avrebbe potuto pianificare.

Ci rifiutiamo di pensare che nell’esaminare i dati a disposizione sulla interruzione di gravidanza nella nostra regione venga tutto ricondotto ad un operazione di bilancio che ha  solo trasformato la voce “aborto chirurgico” in “aborto farmacologico“, lasciando le donne ancora più sole in un ambito che pochissimi scienziati coraggiosi hanno provato ad indagare negli effetti drammatici con cui le donne per prime devono fare i conti per tutta la loro vita.

Su questo la CGIL ha ragione quando contesta all’assessore Barberini di aver premura solo del suo bilancio. Sono anni che il Popolo della Famiglia cerca di smascherare la politica che vuol trasformare tutto in un costo, o nel diritto del più forte che in questo caso rende vittime tutti, anche chi vuol rimanere fuori da questo discorso.

Da quando nel 2015 con il governo Renzi, in modo astuto e sottile, l’Aifa – Agenzia italiana del farmaco – ha reso possibile la vendita al banco, addirittura anche nelle parafarmacie, della pillola dei 5 giorni (ella One è il nome commerciale, ulipristal acetato il suo principio attivo), c’è stata una vera e propria escalation delle vendite su un prodotto che, oltretutto, viene spacciato per contraccettivo di emergenza, quando invece ha un meccanismo totalmente abortivo.

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Il Popolo della Famiglia Umbria esprime la sua solidarietà nei confronti del consigliere Regionale Sergio De Vincenzi e non si tratta di definire irrispettose le sue parole che, per usare una espressione cara al sindacato, si è limitato a affermare la tutela della vita e della salute delle donne. Quella della CGIL sembra, come al solito, un voler sottolineare una posizione meramente ideologica e conforme al pensiero unico su una tematica così delicata di cui sembra non si possa né parlare, né esprimere il proprio pensiero.

È innegabile che il calo demografico italiano (ancor più forte nella nostra regione) sta destinando il nostro paese alla scomparsa definitiva della nostra cultura millenaria fucina di civiltà e soprattutto del diritto ormai surclassato dalla fantasia creativa di certi giudici (vedi il caso Joan).

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È proprio di questa mattina la copertura di un manifesto del movimento pro-vita oscurato a Roma per il semplice fatto di riportare alcuni dati scientifici, ma poco graditi da chi vuole ostinatamente considerare un bambino nel grembo materno solo una “cosa” cui disfarsene.

Per questo il Popolo della Famiglia, nella campagna elettorale appena conclusa, chiedeva il diritto universale a nascere, il diritto ad avere un papà è una mamma e la istituzionalizzazione dei centri aiuto alla vita per dare una speranza alla madri che non vorrebbero abortire e ai bambini di nascere. Solo combattendo l’avanzata della cultura della morte alla quale ci ha abituato l’ultima legislatura, possiamo dare alla nostra Italia una speranza, possiamo dare ai nostri figli il futuro che si meritano.

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