Governabilità dello Stato e tripolarismo politico ed elettorale

La seconda parte del testo elaborato dal dottor Gentili

Governabilità dello Stato e tripolarismo politico ed elettorale

Governabilità dello Stato e tripolarismo politico ed elettorale

Governabilità dello Stato seconda parte

Nell’elezioni politiche del 4 marzo 2018, tenutesi con la nuova legge elettorale c.d.” Rosatellum“,  la coalizione delle liste di centro-destra (FI, LegaSP, FdI con GM e NcI-UDC) con rispettivi capi politici Berlusconi (non ancora ricandidabile), Salvini, Meloni e Fitto (non essendo più prevista la figura del”l’unico capo politico della coalizione che si candida a governare” della legge Calderoli), ottenne le maggiori percentuali con il 37% dei voti ma solo 265/630 seggi (meno del 50%) alla Camera e l’oltre 37% dei voti ma solo 137/315 seggi (meno del 50%) al Senato. In numero assoluto  la coalizione prese oltre 12 milioni e 400 mila voti pur in presenza di un lievemente accresciuto (rispetto al 2013) numero di astenuti, pari a oltre 12 milioni e 500 mila elettori non votanti.

Il tripolarismo politico ed elettorale e la governabilità dello Stato

La novità fu che la Lega per Salvini Premier divenne il primo partito della coalizione con oltre 5 milioni e 800 mila voti alla Camera e oltre 5 milioni e 400 mila al Senato (compresi i voti all’estero, per poi arrivare ad oltre 9 milioni di voti all’europee del maggio ’19). Forza Italia, rifondata da Berlusconi nel novembre ’13 dopo lo scioglimento del PdL, perse lo scettro di primo partito della coalizione di c.d. ottenendo comunque quasi 4 milioni e 700 mila voti alla Camera e oltre 4 milioni e 400 mila voti al Senato (salvo scendere a poco oltre 2 milioni e 300 mila voti all’europee del ’19).

La lista del M5S, da sola e con capo politico Luigi Di Maio, ottenne il quasi 33% dei voti e 227/630 seggi alla Camera e l’oltre 32% dei voti e 111/315 seggi al Senato con oltre 10 milioni e 900 mila voti alla Camera e  oltre 9 milioni e 900 mila al Senato (compresi i voti all’estero), divenendo così il primo partito in assoluto e confermandosi come “terzo polo” dello scenario politico ed elettorale nazionale.

La coalizione delle liste di centro-sinistra (PD,+Europa, Civ.Pop.L., It.Eu.In e SVP) con capi politici Renzi, Bonino, Lorenzin e Santagata, si fermò al quasi 23% dei voti e 122/630 seggi alla Camera e al 23% dei voti e 60/315 seggi al Senato con gli appena oltre 7 milioni e 900 mila voti in numero assoluto. Il PD con quasi 6 milioni e 500 mila voti alla Camera e quasi 6 milioni e 100 mila al Senato (compresi i voti all’estero), risultò comunque secondo partito in assoluto, lasciando in terza posizione la Lega di Salvini che però era riuscita a togliere il primato di coalizione a FI, per la prima volta dal 1994. Con tale assetto delle formazioni politiche e questi risultati elettorali la costruzione di una maggioranza di governo diventò molto complicata e così nella XVIII legislatura si sono susseguiti di nuovo ben tre governi e, questa volta, completamente diversi.

Il Governo Conte I (M5S, LSP e MAIE con l’appoggio esterno di PLI, PSd’A e MNS) di coalizione, c.d.  “giallo-verde” nel quadro di un “contratto per il Governo del cambiamento” tra il M5S e La Lega di Salvini (Vicepresidente) e su una linea di governo populistica, sovranista ed euroscettica, è stato in carica dal giugno 2018 fino ad inizio settembre 2019. Nel mese di agosto’19 si verificò una crisi di governo a seguito di dissidi interni alla coalizione e dell’uscita della Lega dalla maggioranza con richiesta di ritorno alle urne (evidentemente dopo quelle trionfali europee).

La crisi fu ribadita dalla presentazione al Senato di una mozione di sfiducia al Presidente Giuseppe Conte da parte di Matteo Salvini e infine dalla salita al Quirinale del Presidente del Consiglio per rassegnare le dimissioni, nonostante l’avvenuto ritiro della mozione durante la seduta del Senato. Nel settembre ’19 ebbe luogo anche l’uscita di Renzi dal PD e la fondazione del nuovo partito Italia Viva (IV) di centro liberale e riformista con i “renziani” sostenitori della c.d. “terza via” di una sinistra-centrista e riformista in posizione intermedia tra la destra e la sinistra.

Il Governo Conte II (M5S, PD, LeU, IV e MAIE con l’appoggio esterno di PSI, CD,  CpE e altri) di coalizione di centro-sinistra, c.d.”giallo-rosso“, nacque nel settembre 2019 a seguito  delle consultazioni del Presidente Mattarella dalle quali emerse una nuova possibile maggioranza tra il M5S di Di Maio, il PD del nuovo segretario Zingaretti e i LeU. Nel gennaio 2021 ci fu però di nuovo una crisi di governo causata dalle dimissioni dei ministri di Italia Viva dall’Esecutivo che portò alle dimissioni del Presidente Conte.

 Il Governo Draghi (M5S, PD, FI, LSP, AZ., IV, Art.1, +EU, NcL, CD, IpF con l’appoggio esterno di C!/IaC, CI, PSI, UdC e altri) di unità nazionale (con FdI rimasta all’opposizione) e in carica dal febbraio 2021, è andato incontro anch’esso ad una crisi di governo nel luglio 2022 causata dal fatto che il M5S si era astenuto dal voto sul c.d. “decreto aiuti bis” sia alla Camera che al Senato, dove era stata posta anche la questione di fiducia. Il tutto era avvenuto dopo la scissione dal M5S del Ministro Di Maio e circa 60  parlamentari nel giugno 2022 e la formazione di un nuovo soggetto politico “Insieme per il Futuro“, costituendo gruppi distinti che poi  sono confluiti nella lista elettorale IC-CD aderente alla coalizione di c.s., ma senza successo. Da tutto ciò le immediate dimissioni del Presidente Draghi accolte dal Presidente Mattarella il 21 luglio 2022, cui hanno fatto seguito lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni politiche anticipate.

L’elezioni politiche del 25 settembre 2022, svolte ancora con la legge elettorale Rosato e dopo la drastica riduzione del numero dei parlamentari (da 945 a 600 complessivi) operata dalla legge cost. n. 1 del 2020 (governo Conte II), sono state vinte nettamente dall’abilmente ricompattata coalizione di centro-destra (LSP, FI, FdI e NM) con capi politici Salvini, Berlusconi, Meloni e Lupi. La coalizione ha ottenuto alla Camera il quasi 44% dei voti e 237/400 seggi (quasi il 60%) con oltre 12 milioni e 300 mila voti in numero assoluto, pur in concomitanza di un accresciuto numero di astenuti pari a oltre 16 milioni e 600 mila elettori non votanti (aumentati di oltre 4 milioni rispetto al 2018).

Al Senato, dove il voto era stato esteso  anche ai diciottenni con la modifica costituzionale dell’ottobre’21, la coalizione ha ottenuto l’oltre 44% e 115/200 seggi (quasi il 58%) con oltre 12 milioni e 100.000 voti. Si è trattato cioè di circa 7 punti percentuali in più del 2018 ma in numero assoluto i voti ottenuti alla Camera sono risultati inferiori (di oltre 100.000 voti) a quelli del 2018. Ciò sta a significare che l’aumento della percentuale dei voti è stato determinato dal forte calo del numero dei votanti che però non ha colpito significativamente questa coalizione di liste. Il fatto nuovo rispetto al 2018 é stato che Fratelli d’Italia (FdI) è diventato molto velocemente il primo partito sia della coalizione che in assoluto, avendo ottenuto oltre 7 milioni e 400 mila voti (compresi  quelli all’estero) sia alla Camera che al Senato con un gigantesco aumento del numero di voti (oltre 6 milioni rispetto alle politiche del 2018 e quasi 5 milioni e 700 mila rispetto all’europee del maggio ’19). A ben vedere però i milioni di voti presi in più da FdI risultano quasi pari al numero dei voti persi dagli altri tre partiti della coalizione (oltre 3milioni 200mila la LSP, oltre 2milioni 300mila FI e oltre 160mila NM, per un totale di quasi 5 milioni e 700 mila) e quindi si è trattato solo di una massiccia redistribuzione di voti all’interno della coalizione stessa.

La ristretta coalizione  di centro-sinistra (PD-IDP, AVS, +E e IC-CD con capi politici Letta, Bonelli, Bonino e Di Maio) per scelte discutibili e non vincenti, ha ottenuto alla Camera l’appena oltre 26% dei voti e  85/400 seggi e al Senato il quasi 26% dei voti e 44/200 seggi con oltre 7 milioni e 300 mila voti e con un piccolo ma ulteriore calo del numero assoluto di voti (poco oltre 570 mila) rispetto al risultato già molto negativo del  2018.  Ciò sta a significare che la coalizione ha subito, ma solo in parte, il cresciuto astensionismo di questa tornata.

Il Partito Democratico- Italia Democratica e Progressista (PD-IDP, come lista unitaria di forze politiche europeiste di ispirazione socialdemocratica e progressista, nel segno di un riavvicinamento e ritorno di Articolo Uno nel PD) con oltre 5 milioni e 600 mila voti in entrambe le Camere è risultato il secondo partito in assoluto, ma in rilevante calo del numero dei voti rispetto al ’18 (oltre 800mila) e anche all’europee del ’19 (oltre 400mila), con le dimissioni del segretario Letta, peraltro diversamente da altri perdenti.

La lista del M5S, da sola (anche se questa volta non per sua scelta) e con capo politico Giuseppe Conte, quale Presidente del Movimento dall’agosto 2021, ha ottenuto l’oltre 15% dei voti e 41/400 seggi alla Camera e il quasi 16% dei voti e 23/200 seggi al Senato con oltre 4 milioni e 400 mila voti alla Camera e oltre 4 milioni e 300 mila voti al Senato (compresi i voti all’estero). Si è trattato di un massiccio calo sia delle percentuali che del numero assoluto dei voti (oltre 6 milioni e 500 mila) rispetto alle elezioni del 2018 ma con un calo di soli 140.000 voti circa rispetto alle europee del ’19.

Ciò sta a significare che è questa la formazione politica che ha subito in larghissima parte  anche l’astensionismo, aumentato (rispetto al ’18) di ulteriori 4 milioni e 500.000 elettori che non si sono recati alle urne. Il M5S è riuscito comunque a risultare il terzo partito in assoluto e di fatto ancora il”terzo polo” dello scenario politico ed elettorale, nonostante previsioni decisamente peggiori. Ciò è avvenuto anche dopo la scissione interna di Di Maio nel giugno ’22 con la costituzione dei gruppi parlamentari”Insieme per il Futuro” (IpF) poi confluiti nella lista” Impegno Civico-Centro Democratico“(IC-CD) ma con esito  per lui disastroso. Invece la nuova lista unica (e non coalizione, forse per timore della soglia di sbarramento) di Azione e Italia Viva di centro e con capo politico Carlo Calenda, il quale all’ultimo momento non aveva più aderito alla coalizione di centro-sinistra, si è fermata alla Camera sotto l’8% dei voti con 21/400 seggi e con quasi 2milioni e 250mila voti e al Senato sotto l’8% dei voti con 9/200 seggi e con quasi 2milioni e 210mila voti.

In questo turno elettorale l’assetto ancora tripolare delle formazioni politiche ed elettorali maggiori (se non persino quadripolare) però non ha reso difficoltosa la governabilità dello Stato in quanto i partiti di centro-destra sono stati molto più capaci di quelli di centro-sinistra a unirsi in un’ampia coalizione di liste  e a conquistare così  la gran parte dei collegi maggioritari nonché a vincere agevolmente le elezioni. Infatti alla Camera 121 dei seggi uninominali sono andati alla coalizione di c.d. e solo 12 a quella di c.s.  e al Senato 56 alla coalizione di c.d. e 5 a quella di c.s.

Il Governo Meloni (FdI, LSP, FI e NM(IaC,RI) con l’appoggio esterno di NcI, CI, UdC, MAIE e MA) di destra-centro vede, per la prima volta nello Stato italiano, una donna come Primo Ministro, la sig.ra Giorgia Meloni (FdI) nominata dal Presidente della Repubblica con decreto del 21 ottobre 2022 come pure i 24 Ministri. Una donna a governare lo Stato italiano come, in questi anni, pure altre tre donne a guidare fondamentali Istituzioni europee quali il Parlamento, la Commissione e la Banca centrale. Il nuovo Governo ha già ottenuto la fiducia della Camera e del Senato nelle  sedute del 25 ottobre con voti 235/400 e del 26  ottobre con voti 115/200. E’ proprio sulla nomina da parte del Capo dello Stato e sulla fiducia del Parlamento che giuridicamente si fonda il potere dell’Esecutivo in una Repubblica parlamentare, dove non sono i cittadini elettori a scegliere direttamente il Capo del Governo ma sono comunque i loro rappresentanti in Parlamento  ad avere il potere di dare o meno l’assenso con il voto di fiducia alla scelta fatta, per norma costituzionale, dal Presidente della Repubblica dopo le consultazioni di rito.

Li 25 novembre 2022

Dott. Alfonso Gentili, già Segretario Generale della Provincia di Perugia

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