Fare chiarezza su vaccini somministrati a persone non a rischio contagio

 
Chiama o scrivi in redazione


Fare chiarezza su vaccini somministrati a persone non a rischio contagio

Fare chiarezza su vaccini somministrati a persone non a rischio contagio

L’assessore alla Sanità, Luca Coletto, strepita perché mancano i vaccini. Ma prima di inveire contro i dirigenti scolastici che hanno ordinato i fantomatici banchi a rotelle e che secondo lui sarebbero colpevoli dei ritardi della regione sul piano piano vaccinale, dovrebbe spiegarci perché ad oggi ci sono 11.000 dosi consegnate ma non somministrate. Soprattutto dovrebbe chiarire perchè in alcune parti dell’Umbria non si sarebbe proceduto a vaccinare prioritariamente le persone più esposte.

© Protetto da Copyright DMCA

Spieghi l’assessore se tra le oltre mille persone classificate come “personale non sanitario” vi sono soggetti con minore priorità rispetto, ad esempio, al personale delle aree Covid dell’Ospedale di Spoleto e agli operatori volontari del 118 della USL2 Umbria che risultano ad oggi ancora non vaccinati.

Proprio oggi sul sito di divulgazione scientifica Medicalfact di Roberto Burioni, l’avvocato Stefano Putinati prova ad accendere un faro su quanto sta accadendo in altre regioni.

L’ipotesi è che circa un terzo delle dosi che avrebbero dovuto essere somministrate a personale sanitario e socio-sanitario, in realtà sia stato destinato alla vaccinazione di personale amministrativo non direttamente esposto al contagio delle stesse strutture e ad altri non meglio identificati soggetti.

Per fare luce su quanto avviene nella nostra regione, depositeremo una richiesta di accesso agli atti a tutte e 4 le aziende sanitarie e alla Direzione regionale sanità. Chiederemo di acquisire i profili e le date delle persone a cui è stato somministrato il vaccino Pzifer, al fine di conoscere il quadro dettagliato dei ruoli e delle attività svolte.

Su questo punto il Piano vaccinale nazionale è inequivocabile: la priorità della somministrazione deve essere data “ai servizi a più alta esposizione a rischio Covid” a partire dai Pronto Soccorso, 118, reparti Covid, servizi diagnostici di supporto e, progressivamente, agli altri. Una pretesa di chiarezza che va proprio nella piena tutela delle nostre aziende e della comunità regionale: cosa potrebbe accadere se personale delle aree Covid si contagiasse perché non ha ricevuto la dovuta somministrazione prioritaria del vaccino qualora altro personale meno esposto l’abbia ricevuta?

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*