Crisi in Umbria

pd(umbriajournal) PERUGIA – Il Paese vive una crisi economia e sociale profonda, che colpisce il lavoro, l’impresa, le famiglie, soprattutto i giovani. “Anche le difficoltà della politica e il distacco dei cittadini dai partiti e dalle istituzioni – secondo il Segretario Regionale del Pd Umbria Lamberto Bottini – sono legati a una crisi con aspetti e profondità non conosciuti, che ha scosso istituzioni, messo alla prova governi, destabilizzato sistemi politici. Se, dunque, la politica vuole riacquistare credibilità deve tornare a essere propositiva, non rimanere in circuiti autoreferenziali ma parlare dei problemi, mettere in moto opportunità per fornire risposte concrete”. Da queste riflessioni nasce il documento elaborato dalla Segreteria regionale e dai Dipartimenti del Pd Umbria presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa. “Un documento – ha detto Bottini – che possa chiamare a un confronto responsabile tutti coloro che hanno un ruolo nello sviluppo della regione, dalle associazioni di categoria, al mondo delle professioni, al sindacato”. Perché l’Umbria non è immune dalla crisi. Ma anzi, “un serio problema generazionale”, disoccupazione, precarietà, produzioni a basso valore aggiunto, professioni in difficoltà, come anche il manifatturiero, risorse per investimenti e istruzione in caduta “costituiscono per l’Umbria un supplemento di difficoltà”. Serve, dunque, “cercare di tracciare nuovi percorsi – ancora Bottini -. Serve superare rendite di posizione che impediscono di lavorare su un mercato aperto. E poi l’Umbria è una regione piccola, non ha le misure e la forza per investire ovunque: serve selezionare, contenendo le possibilità di sbagliare”. “La debole efficacia della spesa – aggiunge Valerio Marinelli, coordinatore dei Dipartimenti del Pd Umbria – impone di accrescere i criteri di verifica”. “Fino ad ora – spiega ancora Bottini – abbiamo contato su risorse straordinarie ben gestite, ma oggi servono più coraggio, più innovazione, più impresa per investire in settori nuovi e nuove figure professionali e attrarre capitali internazionali”. E’, quindi, necessario che “l’intervento pubblico metta in moto anche risorse private anche per il rilancio di settori in crisi come quello delle costruzioni, che può ripartire nell’ottica del recupero e della tutela ambientale”. Si dovrà “accentuare il principio di sussidiarietà chiamando in causa chi opera nel terzo settore, nelle associazioni no profit, per aiutare la tenuta del sistema sociale, pensando all’ampliamento dei servizi più che ai sussidi monetari”.

“Vogliamo pensare – fa eco Marinelli – un’Umbria capace di fare vertenza, che aggredisca la questione della farraginosità della burocrazia, che rinnovi i suoi strumenti al servizio dello sviluppo, a partire da Gepafin e Sviluppumbria, che lotti contro i corporativismi, immaginando di uscire da perimetri precostituiti attraverso la definizione di un nuovo regionalismo”. Serve, quindi, “una pubblica amministrazione più semplice e snella”. E che rimangano centrali aspetti come il superamento delle province, la cultura, la digitalizzazione, l’investimento nelle reti materiali e immateriali, la formazione. “per farlo – aggiunge Paolo Baiardini – serve pensare a una nuova forma partito” a un partito che dica “basta con correnti, fondazioni o associazioni personali – cita Antonello Chianella, Responsabile organizzazione – che più che contribuire ad essere una ricchezza per tutti hanno consolidato i percorsi dei singoli. Torniamo a parlare di contenuti. Costruiamo un Pd moderno, innovativo e riformista. Per generare cambiamento, innovazione, sviluppo sono necessarie innanzitutto nuove idee e persone disposte a realizzarle. Per questo c’è bisogno di tutti, giovani e meno giovani, donne e uomini”. “Dobbiamo attrezzarci al meglio – aggiunge Giovanni Rubini, Segretario dei Giovani Democratici umbri – per uscire dalla crisi. Il documento è alla base di un confronto per lo sviluppo dell’Umbria su cui anche la giovanile aprirà una riflessione”. “Si tratta di un documento – ancora Bottini – da portare nei territori per ragionare di un’Umbria convergente e reticolare, sinergica e aperta. La sua elaborazione, a cui hanno collaborato intelligenze e competenze anche del mondo universitario, risponde alla volontà di arricchire il dibattito e costituisce un bando di prova per il Partito Democratico”. “Rappresenta – secondo Marinelli – uno spunto per recuperare la credibilità della politica attraversa la promozione di una rivoluzione morale prima di tutto, per una discussione che rafforzi anche in Umbria il coraggio del cambiamento”.

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