Recupero Fontivegge, Tamburi, quello che era e quello che sarà

 
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Recupero Fontivegge, Tamburi, quello che era e quello che sarà

da Giampiero Tamburi
(Perugia: Social City)
L’assessore Fioroni, il sindaco Romizi e l’associazione Progetto Fontivegge, mercoledì scorso, 30 gennaio, hanno dato vita a l’ennesimo incontro sul tema che si potrebbe intitolare “Fontivegge: quello che era e quello che sarà (o potrebbe essere) ponendo, ancora una volta l’accento sulle necessità di un immediato recupero del quartiere, da una situazione di degrado, sia urbanistico che sociale dove, da una infinità di tempo si può assistere ad un continuo crescendo di criminalità che va dallo spaccio, con vero mercato a l’aperto, agli scontri tra bande con conseguenti accoltellamenti e quanto altro.

Bravissimi! Era ora! Speriamo però che non sia un escamotage

Bravissimi! Era ora! Speriamo però che non sia un escamotage per procurarsi più voti a favore e che poi tutto finisca in gloria dicendoci, come sempre avvenuto quando non hanno intenzione di mettere in pratica le promesse fatte, che per qualche ragione, non è possibile per il momento per una possibile causa inventata per l’occasione. Però è anche giusto dargli il beneficio del dubbio, nel merito.

Una cosa è certa: evidenziando questa possibilità

Una cosa è certa: evidenziando questa possibilità di poterlo fare ora, per le dichiarazioni e l’impegno che a suo tempo un sottosegretario della maggioranza di Governo ha espresso durante una visita ed un incontro con il nostro sindaco, implicitamente hanno ammesso e denunciato alla collettività della città, la mancanza assoluta di una volontà che se in passato avessero avuto la forza di intraprendere avrebbe potuto risolvere questa questione molto ma molto tempo fa.

Leggi anche – Presidio fisso Polizia a Fontivegge, plauso della Lega di Perugia

E tutto ciò si riallaccia a quella che è la nostra necessità di vedere realizzato quel posto fisso di Polizia a Fontivegge che tanto ha impegnato le Associazione dei cittadini, senza un “nulla di fatto” nel chiedere di firmare la petizione che a suo tempo, fu presentata alle autorità competenti per la sua realizzazione.

L’aver chiesto ed ottenuto la firma dei cittadini è stato il lavoro più facile di tutto l’iter necessario da fare! Il difficile è stato ascoltare l’avvilente risposta che non si poteva realizzarlo concretamente in quanto se l’intenzione c’era mancavano i mezzi; gli stessi mezzi che ora (simsalabim) si possono trovare!
Certo, la questione è molto più complessa ed articolata di così ma il succo, detto in parole comprensibili e semplici, è questo.

Se vogliamo entrare nel merito della faccenda, in modo naturalmente macroscopico, si può dire che è un fatto ben noto e visibile a tutti è come, in questi ultimi anni a Perugia, come del resto in tutti i centri, grandi e piccoli d’Italia, si sia registrato, per ragioni che vanno dalla natura morale a quella politica sempre più disastrata, un incremento demografico dovuto alle necessità di accoglienza per il fenomeno dell’immigrazione dove non tutti quelli che arrivano lo fanno per la vera necessità di una chance migliore di vita ma solo per procurare danni materiali e fisici causa la loro condotta criminale e dove, oltre a ciò, la mancanza di lavoro e quindi di disponibilità economica, ha creato i presupposti di un aumento di condotta criminale anche nei cittadini italiani.

Sicuramente (è da riconoscere) compito non facile

Sicuramente (è da riconoscere) compito non facile per chi deve organizzare e gestire le risorse a disposizione per un adeguato ed incisivo intervento in relazione alle emergenze necessarie alla città ma se si dovesse, come in effetti è stato, aspettare l’intervento di qualche politico, in funzione del cambio della situazione di potere in quel di Roma, come in effetti è stato per sanare la questione di cui stiamo parlando, “apriti cielo”.

Resta comunque la nostra priorità di veder realizzato quel progetto per Fontivegge

Resta comunque la nostra priorità di veder realizzato quel progetto per Fontivegge che, in definitiva, per la sicurezza urbana dai fenomeni della “microcriminalità” (non so fino a che punto si possa chiamare tale quando sappiamo benissimo che dietro al piccolo spacciatore c’è sempre e comunque, un organizzazione criminale che fa arrivare la merce nel nostro Paese e una capillare organizzazione nella sua distribuzione ai pusher per lo smercio) interessa fondamentalmente tutta Perugia.

È chiara l’equazione, e la criminalità la sta mettendo in atto, che “se mi impedisci di spacciare in una zona non smetto di fare il mio lavoro e lo sposto in altre parti”.

È un durissimo lavoro quello che ci aspetta e solo il reale e costante interessamento e la collaborazione di tutte le autorità e delle parti interessate, che vanno dal Sindaco al Questore passando per i sindacati della Polizia, potrà vedere realizzato quello che i cittadini si apprestano a chiede.

Giampiero Tamburi (Perugia: Social City)

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