Perugia città in comune, le motivazioni di Katia Bellillo sindaco

 
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Katia Bellillo

Perugia città in comune, le motivazioni di Katia Bellillo sindaco

da Katia Bellillo
Quello che ci ha motivato a dare vita a “Perugia città in comune” è la presa di coscienza di un declino della città e più in generale del vivere in comune che hanno bisogno di azioni, linguaggi e capacità di ascolto del tutto inediti rispetto a ciò che tutti noi conosciamo e abbiamo sperimentato. 

Se Perugia non svolge più il ruolo di guida a livello regionale, e non solo, che per decenni l’ha contraddistinta, ciò non è solo il frutto degli ultimi cinque anni di non governo della città. La giunta uscente ha proseguito la trascinata, pigra e miope ordinaria amministrazione che aveva caratterizzato i governi cittadini che si sono succeduti dall’alba degli anni Duemila in avanti, in un grigiore che si è fatto via via sempre più spento. I colori politici diversi, in questo senso, non devono trarre in inganno.

E nonostante si tenti in vista delle elezioni di cancellare

E nonostante si tenti in vista delle elezioni di cancellare il passato con una superficiale riverniciata, le logiche che ci hanno portato al punto in cui siamo, sono quelle degli ultimi quindici-venti anni, vale a dire quelle che hanno lasciato lo sviluppo della città in mano a potentati e clientele i cui frutti si possono ammirare nella voracità con cui il cemento ha divorato il territorio, negli scheletri di edifici incompiuti che abbrutiscono il panorama, nel progressivo depauperamento dei servizi alle persone e alle famiglie per i quali la città è stata in anni ormai lontani un esempio a livello nazionale. Di questo è responsabile tanto chi governa ora quanto chi l’ha preceduto.

Lo scenario che abbiamo davanti impone non tanto un decisivo e generico

Lo scenario che abbiamo davanti impone non tanto un decisivo e generico cambio di rotta, quanto un rovesciamento della prospettiva, che si può riassumere nella necessità di fare davvero, e non a parole, del governo della città l’espressione e la tutela degli interessi della stragrande maggioranza delle persone comuni che vivono a Perugia, non dei soliti noti o di chi è esperto nel mimetizzarsi tra le pieghe di un potere opaco. Per tentare di raggiungere questo obiettivo occorre secondo noi uno straordinario sforzo di innovazione che apra all’ascolto e alla partecipazione dei cittadini e che porti alla riconversione generale di Perugia per renderla parte di quei laboratori di sperimentazione del ben-vivere che trovano in Barcellona, Madrid, Lisbona, Napoli e Riace le esperienze più vive e meglio realizzate.

Queste esigenze si riscontrano ormai a diversi livelli nella nostra città

Queste esigenze si riscontrano ormai a diversi livelli nella nostra città. È il motivo che ci spinge a questo appello. Noi vogliamo fare in modo che le persone che avvertono queste priorità trovino un punto di riferimento definito e riconoscibile per metterle in pratica e partecipare al loro sviluppo. Perciò chiediamo a tutti i movimenti e le forze politiche che hanno messo in campo un proposta di alternativa, non solo agli ultimi 5 anni, per un altro governo della Città, di incontrarci al più presto per cercare di dare a Perugia quello che merita.

Partiamo dalle cose da fare e non da ciò che siamo o siamo stati, per fare di Perugia:

  • la città della libertà, dei diritti civili e sociali e della soddisfazione dei bisogni primari di tutte e tutti, a prescindere da qualsiasi origine, orientamento e provenienza;
  • la città che riconosce l’ambiente come fonte di vita e mette la sua salvaguardia a fondamento della sua politica generale, non alla base di un assessorato. Perché parlare di ambiente significa parlare del sistema-città;
  • la città che smantella la burocrazia e riorganizza la macchina comunale per avvicinarla alle persone e consentire l’insediamento facile di micro-imprese che diano linfa alla città;
  • la città dei servizi pubblici controllati in maniera totale dai cittadini, poiché acqua, energia, trasporti e gestione dei rifiuti sono essenziali per la vita stessa di una comunità e possono essere gestiti a servizio della comunità stessa solo se li si libera dall’idea del trarci profitto;
  • la città della partecipazione e dell’ascolto tramite l’istituzione di organismi di quartiere appositi, snelli e senza incrostazioni burocratiche, per agevolare l’autogoverno dei cittadini e l’innalzamento della consapevolezza e della qualità della democrazia.

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