Maturità del Sessantotto quelli del Mariotti 50 anni dopo ricordano l’esame

 
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Maturità del Sessantotto quelli del Mariotti 50 anni dopo ricordano l’esame
Chi riconoscete?

da Lucio Biagioni
Maturità del Sessantotto quelli del Mariotti 50 anni dopo ricordano l’esame 
1968-2018: Cinquantenario del Sessantotto. Il Sessantotto, l’anno della “Rivoluzione”. Che – come col senno del poi par certo – se rivoluzione non fu, fu spartiacque comunque. Per tutti, anche per chi il Sessantotto lo osteggiava. Fu rivoluzione nel pensiero, nei costumi, nella tv, nel cinema, nella pubblicità, nelle scritture, nei linguaggi innovati e contaminati, nella moda. Tanto che quel processo, ignaro ed emancipatosi, com’è giusto, dalle sue origini, in parte ancora continua.

E quelli che il maggio ‘68 (comunque lo stesso maggio dei “Dreamers” che a Parigi imperversavano nelle strade) lo respirarono dai finestroni aperti del liceo perugino “Annibale Mariotti”, preparandosi all’esame di maturità? Quell’esame ancora tremendo e mitico in cui si “portavano”tutte le materie del terzo (anche se per fortuna alleggerito dai “riferimenti” degli anni precedenti), che costringeva i maturandi ad affogare il giugno in studi matti e disperatissimi (la disperazione coglieva davvero, in quell’oceano difforme di pagine da rammemorare), quasi retaggio delle antiche prove d’iniziazione? Cinque scritti, nove orali, un unico “membro interno”, e riparazioni a settembre, prima che tutto, sotto l’onda d’urto, fosse abolitoe distillato in acqua di rose, al confronto, già dall’anno successivo?

  Sarà per questo che, anche dopo cinquant’anni, dimenticare è difficile. E non hanno dimenticato né storia epocale né individuali biografie quei “mariottini” che nel ’68 si “maturarono”, e ieri domenica si sono rivisti in ancor nutrito numero nel bel giardino di una residenza d’epoca, per un pranzo ch’era un po’ “Amarcord” e un po’ “Portobello”, a voler citare “format” che vanno tuttora per la maggiore: ma che, fors’anche per lacircolazione fra i tavoli della festa di “Sempre caro mi fu lo Zibaldone” (quel volumone “ever green”, raccolta di tutti, diconsi tutti, i numeri della gloriosa testata del liceo classico di Perugia, curata qualche anno fa per i tipi di “Futura Edizioni” da Giorgio Panduri e Patrizia Brutti) si è naturalmente trasformata in qualcosa d’altro, e di più profondo. Lo “Zibaldone”, che poteva contare sul sostegno finanziario della famiglia Spagnoli grazie al suo fondatore Eugenio, divenne infatti una sorta di specchio e sismografo della vita studentesca perugina, piccola tribuna di opinioni diverse, laboratorio del nuovo, sotto la patina goliardica, capace d’individuare movimenti e tendenze, di riflettere sul presente e di anticipare il futuro.

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   Le cene di classe sono sempre state al tempo stesso un pilone della ristorazione e un esercizio di psicologia;e lo sono ugualmente quelle in cui antichi compagni di scuola si rivedono dopo anni, per accorgersi che la cena (o il pranzo, come in questo caso) funziona senza volerlo come un tòpos o espediente narrativo, per infilarsi in un tema su cui non si raggiungono mai risultati certi, neanche se si ci si chiama Marcel Proust e si è scritta “La Mattinata a Casa dei Prìncipi di Guermantes”: e cioè il mistero, o, potremmo dire, ammiccando alla fisica, la stranezza quantica del tempo che passa, l’enigma di Einstein, per il quale il tempo e il suo tradizionale modo di ripartirlo (passato, presente e futuro) non è che una illusione.

Sembravano quasi alludere a tutto questole conversazioni dei maturandi “mariottini” del ’68 nel 2018, i ricordi comuni improvvisamente riaffiorati, ciascuno il suo, perché nessuno, per fortuna, ricorda mai alla stessa maniera, le sensazioni di allora in cortocircuito con la vita di oggi, e la sorpresa che ciò che sembrava lontano e remoto fa ancora parte, e viva, di sé e del mondo che c’è.

   “È stata una bella occasione per rivedersi tutti”, ha commentato Anna Rufini, che si è fatta promotrice di questo piccolo evento “anacronistico”, in cui il presente si è spesso frantumato e ricomposto nel ricordo e ri-creazione di altri tempi e dimensioni. “Dopo cinquant’anni – ammmette – non è stato facile organizzarlo, rimettere insieme per qualche ora vite e destini diversi, ritrovare materialmente personeche si erano da molti decenni perse di vista. In questo – sottolinea Anna Rufini, per inciso madre del giornalista, autore e blogger Matteo Grandi – i social media ci hanno aiutato molto. Per l’occasione, abbiamo persino messo in piedi una ‘chat’, attraverso la quale ci siamo tenuti costantemente in contatto”.

Un altro Sessantotto, dunque. Come fu diversamente vissuto, ai suoi albori, dagli studenti del “Mariotti”, che quell’anno davano l’esame di maturità.

Piccole storie individuali, destinate nel tempo a fondersi, con milioni di altre, nel grande e impersonale alveo della Storia.

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