Festa della liberazione a Perugia nei tre luoghi storici

Festa della liberazione a Perugia nei tre luoghi storici

Festa della liberazione a Perugia nei tre luoghi storici

Si sono svolte questa mattina le tradizionali cerimonie del 25 aprile, a cui hanno partecipato rappresentanti delleistituzioni e del mondo politico locale e nazionale, del Parlamento Europeo, nonché delle forze dell’ordine e delle associazioni combattentistiche e d’arme della città.

Come da programma, il corteo ha fatto tappa dapprima al civico cimitero per la deposizione delle corone sul Sacello dei caduti e sulle tombe delle medaglie d’oro della Resistenza, per poi raggiungere Borgo XX Giugno e concludere all’Ara Pacis di Via Masi, con la deposizione, anche in questo caso, di corone d’alloro in memoria di tutti i caduti.

E’ stato in Borgo XX Giugno, davanti al Poligono di Tiro, sulla cui lapide è stata apposta la corona d’alloro in memoria dei nove partigiani uccisi dai tedeschi nel 1944, che le celebrazioni hanno raggiunto il culmine con il discorso del Primo cittadino e il ricordo del 25 aprile 1945, testimoniato anche quest’anno da Mirella Aloisio e Francesco Innamorati, grazie alla collaborazione del comitato Anpi  di Perugia, di fronte ad un pubblico numeroso e partecipe.

Il Sindaco ha, innanzitutto, ricordato come il 25 aprile, per storia e per legge sia festa nazionale e come tale vada celebrata. Una data spartiacque negli accadimenti italiani e internazionali, l’ha definita, e un tassello fondante dell’Italia repubblicana e del sentimento civile nel nostro paese.

A Perugia, il 25 aprile 1945 si lega al 20 giugno 1944, che di esso fu premessa; un giorno di festa e di riscatto per la libertà ritrovata, che è stato sottolineato con le parole di Ugo Baduel nel suo L’Elmetto inglese e di Corrado Sassi in Rose e latrine fra i cesari.

E’ stato sottolineato, altresì, come la Liberazione fu anche il culmine dell’impegno di tanti, in vari ruoli, e di un grande sacrificio di vite umane, dei tanti caduti umbri, morti per la libertà, che in questa giornata si vogliono commemorare tutti rivolgendo loro il pensiero più affettuoso e il grato ricordo per il sacrificio estremo che hanno fatto.

Come in Umbria in tutta Italia vi fu una reazione diffusa e corale, che fu la Resistenza, fatta di grandi e piccole storie di eroismo. Ma -è stato sottolineato- il 25 aprile 1945 segnò la fine di un’epoca e l’inizio di una stagione di ricostruzione, al tempo stesso materiale e immateriale, fisica e concreta, ma anche morale e civile. Quello sforzo, avviato oltre 70 anni fa, merita di essere rinnovato: non ci sono più le macerie delle bombe, ma nel nostro sentimento civile c’è ancora molto da ricostruire e riconciliare.

A chiudere il discorso del Sindaco, le parole di Aldo Capitini, scritte nel 1944: “l’antifascismo -scriveva Capitini- come liquidazione pratica del fascismo procederà abbastanza rapidamente in varie fasi… ma il miglior antifascismo è nel riprendere la formazione morale, la trasformazione istituzionale e sociale.”

Particolarmente vivo e sentito il ricordo di quel 25 aprile 1945 da parte dei due partigiani, che in prima persona lo hanno vissuto e oggi raccontato ai tanti presenti. Mirella Aloisio ha ripercorso quanto accadde a Genova, dove lei stessa si trovava: ore concitate di negoziazione tra il locale Comitato di Liberazione Nazionale e le truppe tedesche che minacciavano la città, che si incontrarono nella sede dell’arcivescovado per la resa di queste ultime. I rappresentanti del CLN si presentarono all’incontro -ha sottolineato- con vesti borghesi, piuttosto malmesse, ma con il fazzoletto tricolore al collo, a sottolineare che non è importante la divisa che si indossa, ma le idee che si portano. Ha, quindi, invitato tutti a tenere a mente che la costituzione italiana vieta il fascismo sotto ogni forma e l’importanza che può avere la scuola pubblica nella formazione dei giovani contro ogni idea di violenza e razzismo.

A sottolineare, infine, come la strada per la Liberazione non fosse una “processione trionfale su una strada cosparsa di rose e gigli” è stato lo stesso Innamorati, che ne ha ricordato piuttosto la fatica e le contraddizioni anche all’interno della Resistenza. Una fatica che, come ha detto, è stata fatta con la consapevolezza di compiere il nostro dovere di patrioti e di italiani, anche per quei fratelli che avevano sbagliato la strada.

 

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