Centri anti-violenza, centrosinistra di Perugia devolve il gettone di presenza

Centri antiviolenza, centrosinistra di Perugia devolve il gettone di presenza

Centri anti-violenza, centrosinistra di Perugia devolve il gettone di presenza

I nove consiglieri di minoranza (centrosinistra) hanno deciso di devolvere un gettone di presenza di 116 euro al centro antiviolenza di Perugia. Ieri è stata depositata l’interrogazione urgente. Sarah Bistocchi, Giuliano Giubilei, Fabrizio Croce, Erika Borghesi, Lucia Maddoli, Emanuela Mori, Nicola Paciotti, Elena Ranfa e Francesco Zuccherini. Sono i 9 consiglieri che hanno deciso di donare.  Tra l’altro hanno detto di aver inviato tutti gli altri colleghi a unirsi al gesto della donazione del gettone, riscontrando, “con dispiacere, una totale chiusura”

I Centri Antiviolenza sono strutture in cui vengono accolte donne che subiscono o sono minacciate da qualsiasi forma di violenza. Essi offrono diversi servizi alle vittime di violenza: accoglienza telefonica, colloqui personali, ospitalità nelle cosiddette case rifugio, assistendo così le vittime ed eventualmente i figli minori coinvolti nel percorso di uscita dalla violenza.

La presenza dei Cav è disseminata sul territorio regionale: in Umbria ne sono stati realizzati diversi, la cui ubicazione è logicamente riservata. Due di questi garantiscono anche la residenzialità: il Centro Antiviolenza “Catia Doriana Bellini” a Perugia ed il Centro “Libere tutte” a Terni. I centri residenziali sono realtà che funzionano, lo dicono i numeri: a Perugia, dal 2014 al 2018, sono state accolte 1435 donne (162 dall’inizio del 2019), ospitate 97 con 102 minori, mentre a Terni, nello stesso periodo, sono state accolte 865 donne (103 nel 2019), ospitate 68 con 74 minori.
E’ del tutto evidente che l’erogazione e il funzionamento di tutti questi servizi necessitano di risorse umane, ma, nondimeno, di coperture economiche.

La Regione Umbria si è dotata di una normativa specifica, la L.R. n. 14/2016, che disciplina le politiche di genere; alla luce di tale normativa, la Regione ha sottoscritto un Protocollo Unico Regionale tra i soggetti della Rete, dalle Istituzioni comunali alle Forze dell’Ordine, dal personale dei Pronto Soccorso fino ad arrivare ai Centri Antiviolenza.

Ciò nonostante, il Centro Antiviolenza di Perugia e quello di Terni versano al momento in una condizione emergenziale a tal punto da considerarsi a rischio chiusura. In prima battuta, in quanto non sono stati ancora sottoscritti gli accordi e le convenzioni per il biennio 2019-2020, inoltre non è stato neanche elargito il finanziamento previsto per il 2019.
La situazione è grave a tal punto che si affaccia perfino il rischio dello sfratto o comunque del distacco delle utenze, viste le difficoltà nel pagare perfino le bollette, oltre alle criticità nel sostenere donne e minori nelle necessità quotidiane (come ad esempio i trasporti).

Si aggiunge il fatto, tutt’altro che marginale, che al momento non vi sono le risorse sufficienti neanche per pagare gli stipendi delle operatrici, professioniste impegnate che dedicano il proprio tempo alla sopravvivenza e al funzionamento dei Centri, da diversi mesi perfino gratuitamente.

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