Sacchetti biodegradabili e il loro costo, scatta la polemica sul profilo della Marini

In particolare su Whatsapp sta girando un messaggio secondo cui la legge che impone le biobuste anche per ortofrutta, pesce e mozzarelle sarebbe in realtà un regalo a "un'amica di Renzi, che è l'unica a produrre questo tipo di sacchetti biodegradabili".

Sacchetti biodegradabili e il loro costo, scatta la polemica sul profilo della Marini

Sacchetti biodegradabili e il loro costo, scatta la polemica sul profilo della Marini

«Una direttiva seria e da applicare diventa una polemica di campagna elettorale sterile. Una azienda Novamont, con impianti produttivi a Terni, buona pratica della ricerca, dell’Innovazione e dei brevetti Mater-Bi diventa bersaglio di campagne contro monopoli. Un buon esempio di politiche industriali verdi (vere e fondate sulla ricerca scientifica) diventa un oltraggio ai cittadini…. per favore per una volta siamo seri e coerenti. Sì all’industria verde, sì alla ricerca scientifica, sì alle donne manager senza insulti, sì alla piena applicazione delle direttive in materia di rifiuti, economia circolare, sì ai nuovi posti di lavoro nell’industria innovativa…. e poi permettetemi nei prezzi dei prodotti (di qualunque prodotto alimentare) non paghiamo anche i costi del packaging e degli imballaggi?» Questo è quanto scrive la presidente Catiuscia Marini su Facebook in merito alla storia dei sacchetti biodegradabili obbligatori nelle farmacie, alimentari e supermercati e al loro costo che può variare dai 3 centesimi ai 7.  

In particolare su Whatsapp sta girando un messaggio secondo cui la legge che impone le biobuste anche per ortofrutta, pesce e mozzarelle sarebbe in realtà un regalo a “un’amica di Renzi, che è l’unica a produrre questo tipo di sacchetti biodegradabili”.

La signora chiamata in causa è Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011, partecipò come oratrice alla seconda edizione della Leopolda renziana e per questo definita ‘amica’ dell’ex premier.

E proprio su questo argomento che si scatena nel profilo della Presidente dell’Umbria una polemica che va oltre i sacchetti. Un botta e risposta che costringe la stessa Marini a controbattere con i lettori di Facebook. Il riuso è l’argomento più toccato. Risposte che scendono davvero molto in basso ai livelli dell’offesa. E la stessa Marini risponde dicendo: «Se invece di fare Blabla tra noi prendiamo giuste informazioni scopriamo che sulla catena industriale del riuso abbiamo fatto innovazioni e siamo uno dei paesi industrialmente più innovativi in questi ambiti».

Sull’argomento interviene anche il consigliere regionale Attilio Solinas: «Mi chiedo: E se la tassa sul sacchetto di plastica biodegradabile fosse messa a carico della grande distribuzione invece che sui cittadini?». Ma da quando sembra è vietato darli gratis, così come è imposto dalla direttiva. «La direttiva dice che qualcuno deve pagare – replica Solinas – in linea di principio mi parrebbe giusto che il cittadino non paghi, direttive a parte. E non mi sembra neanche molto giusto che sia vietato darli gratis, così intuitivamente».

Ma che cos’è questo sacchetto biodegradabile, così tanto costoso? Nasce a Terni, da amido di mais e oli vegetali trasformati nel cosiddetto Mater-Bi, la materia prima alla base dei nuovi sacchetti biodegradabili ultraleggeri introdotti per legge nei supermercati. A produrla è la Novamont, azienda chimica italiana nata nel 1989 dal gruppo Montedison e oggi specializzata in bioplastiche biodegradabili e compostabili, sviluppate attraverso 25 anni di ricerca e realizzate attraverso una filiera integrata che coinvolge, oltre al sito ternano, anche quelli del gruppo di Patrica (Frosinone) e di Adria (Rovigo).

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