Regione Umbria, torna in commissione risoluzione sanità

Regione Umbria, torna in commissione risoluzione sanità

Regione Umbria, torna in commissione risoluzione sanità. L’Aula di Palazzo Cesaroni ha deciso di approfondire in commissione la proposta di risoluzione concernente il miglioramento delle prestazioni sanitarie erogate agli anziani ternani. É stato il presidente della Terza commissione, Attilio SOLINAS, a illustrare in Aula i contenuti dell’atto, che impegna la Giunta a implementare le misure organizzative già adottate per ridurre le liste di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie, in particolare di quelle relative alla diagnostica per immagini, valutando l’opportunità di stipulare convenzioni con le strutture sanitarie private presenti sul territorio ternano per ridurre ulteriormente i tempi d’attesa. Inoltre si chiede di migliorare il coordinamento dei due centri di diabetologia che operano nell’azienda Usl Umbria 2.

Ciò che non ha convinto diversi esponenti dell’Assemblea legislativa, a cominciare dalla presidente Marini, è la possibilità del ricorso ai privati per ridurre le liste di attesa, mentre la Regione ha messo in campo una strategia proprio per ovviare al problema dei tempi lunghi. Perplessità anche sulla liceità di un atto della Regione che riguardi solo gli anziani di Terni, sottolineata da Mancini (Lega) e Morroni (Forza Italia).

INTERVENTI CLAUDIO RICCI (MISTO-RP/IC): “Lo spirito di questa risoluzione è più che condivisibile in quanto coglie tematiche che interessano il 27 per cento della popolazione residente nella provincia di Terni. Piuttosto sarebbe utile prevedere, e mi rivolgo al presidente della Commissione Riforme (Rometti ndr), che già durante i lavori in commissione i consiglieri abbiano contezza di una prima valutazione della Giunta sul tema in discussione, che eviterebbe dietrofront in Aula e consentirebbe di avere un quadro più completo”.

VALERIO MANCINI (LEGA): “Mentre sui giornali leggiamo che ai direttori generali di Asl e Ospedali vengono corrisposti premi in denaro, ci si chiede anche di fare convenzioni con i privati. Paghiamo meglio medici e infermieri, eccellenze riconosciute dell’Umbria, anziché premiare col massimo consentito gli apicali. Inoltre questo atto è irricevibile perché incentrato solo sugli anziani residenti nella provincia di Terni, ma i problemi delle liste di attesa ce li hanno tutti, da Otricoli a San Giustino”.

MARIA GRAZIA CARBONARI (M5S): “Prima di andare di nuovo a valutare ulteriori convenzioni il pubblico sarebbe opportuno non arretrare più nei servizi offerti ai cittadini che pagano le tasse. Con una attività più forte nei confronti della riduzione delle liste di attesa, come annunciato più volte dall’assessore alla sanità, gli effetti potranno risultare diversi”.

CATIUSCIA MARINI (presidente della Regione): “E’ necessario fare una distinzione: il Servizio sanitario regionale è sottoposto a monitoraggio costante in luoghi tecnici come il Tavolo degli adempimenti a livello nazionale che viene valutato dal ministero della Salute e da quello delle Finanze sull’ambito sanitario, riguardante il rispetto dei livelli essenziali di assistenza, il garantire le prestazioni, la farmaceutica, l’accesso ai servizi, le modalità con cui si accede a prestazioni in emergenza e urgenza, e tutto viene valutato tra strutture tecniche del Ministero e della Regione.

La Regione Umbria risulta adempiente in tutti i campi, il cittadino sa che il Servizio sanitario regionale è in grado di garantire emergenza e altro. Per le liste d’attesa in Umbria, con il sistema dei Raggruppamenti omogenei (Rao), abbiamo introdotto un modello organizzativo su scala regionale che garantisce accesso dove c’è minore pressione e afflusso.

Ma per le fasce più delicate, come le urgenze da risolvere entro tre giorni, quelle in differita da 10 a 60 giorni, e quindi la programmata, le prestazioni richieste non hanno elementi di criticità.

Delle ultime, la gran parte delle prestazioni vengono effettuate entro i 180 giorni. In alcuni casi si va fuori e la Giunta ha adottato sistema svolto a efficientare tutte le prestazioni entro i 180 giorni, sapendo che alcune saranno classificate in anomalia, ad esempio per lo screening mammografico per le donne fra i 35 e i 45 anni la prestazione extra screening può andare anche fuori i tempi.

Qui siamo intervenuti in parte organizzando il personale interno, in parte con il convenzionamento. Siamo tra le poche Regioni che fanno un uso molto limitato del servizio convenzionato. Abbiamo dei limiti per il convenzionamento e le Regioni più virtuose sono state colpite dai provvedimenti governativi anche se spendevano poco.

Però non è corretto che la Giunta si debba convenzionare con le strutture presenti a Terni; io posso valutare altri convenzionamenti che potrebbero riguardare qualunque struttura che ne faccia richiesta al Ssr. Il nostro sistema determina una mobilità che è difficile da gestire: se da Terni accedo a Città di Castello per un anziano è difficile, stiamo studiando un meccanismo per gli over 75 tale da dirigerli verso la località più prossima alla residenza dell’anziano. Vale anche per le disabilità di giovani.

Occorre dunque sfrondare dal testo le parti che contrastano con la norma. Ragionare in Commissione e aggiustare la risoluzione perché l’intento è condivisibile e vogliamo dare risposte più rapide agli anziani. Infine, per quanto riguarda gli articoli di giornale sui premi ai dirigenti: l’80 per cento è standard, il resto valuta tutto quello che fa i direttore generale, e in una regione in equilibrio economico finanziario, una delle tre benchmark, non ci sono elementi per non agire che in questo modo. Inoltre mai è stata corrisposta la cifra massima possibile ma invece viene erogata una parte del premio di risultato del contratto di lavoro. Abbiamo erogato una parte del restante 20 per cento”.

ANDREA LIBERATI (M5S): “Giusto stralciare dal testo, ha ragione la presidente Marini. Dobbiamo affrontare il tema dal profilo di quale politica vogliamo attuare sulla sanità umbra. C’è conflitto di interesse sull’attività privata di chi lavora anche nel pubblico.

Queste sono le leve da mettere in movimento. Così com’è non la possiamo votare, soprattutto per l’introduzione di privati che è tema delicato per i cittadini. Quando il privato già eroga servizi immediati allo stesso costo del pubblico, abbiamo già perso. Poi nelle Asl non si lavora di pomeriggio, la Asl 2 in particolare ha carenze organizzative e tutti preferiscono il privato”.

ROBERTO MORRONI (FI): “Questa risoluzione è nata male e sta andando peggio. Gli anziani non debbono essere suddivisi geograficamente. Impegnativo poi che l’Assemblea esca con una risoluzione sui soli anziani di Terni. Improprio anche il potenziamento delle strutture private. Per una valutazione più compiuta serve una approfondimento in commissione”.

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