Politiche giovanili, Barcaioli: servono interventi trasversali

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Il Comitato per il controllo e la valutazione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria ha dedicato l’ultima seduta all’analisi dello stato di attuazione delle politiche giovanili regionali. L’incontro si è svolto a Palazzo Cesaroni, con la partecipazione dell’assessore regionale Fabio Barcaioli, che ha relazionato in merito agli strumenti attualmente in campo e alle prospettive di sviluppo degli interventi rivolti alle nuove generazioni.

Secondo quanto riferito dall’assessore, la Regione sta puntando su un approccio trasversale che tenga conto non solo dell’ambito scolastico, ma anche di sanità, sport e inclusione sociale. In particolare, Barcaioli ha sottolineato l’urgenza di istituire il Tavolo di coordinamento sulle politiche giovanili, previsto da tempo ma non ancora operativo. Questo organo dovrà coordinare le azioni della Regione con quelle dei Comuni suddivisi nelle dodici zone sociali dell’Umbria, per garantire un’azione condivisa e capillare sul territorio.

Già attiva, invece, la Consulta per le politiche giovanili, composta da trentacinque rappresentanti di enti, realtà associative e organizzazioni giovanili. Essa rappresenta un interlocutore diretto delle istituzioni, e secondo Barcaioli sarà il fulcro partecipativo delle prossime iniziative regionali. L’obiettivo è stimolare la partecipazione attiva dei giovani nella progettazione delle politiche che li riguardano, seguendo modelli ispirati a buone pratiche adottate in altre realtà italiane.

Tra le iniziative in corso, è stato menzionato il rilancio del portale UmbriaGiovani, a cui si affiancherà prossimamente un magazine gestito da una redazione autonoma frutto di un accordo tra Regione e Comune di Perugia. L’intento è quello di creare uno spazio comunicativo gestito direttamente dai giovani, che potranno scegliere liberamente i temi da trattare.

Nel corso della seduta, diversi consiglieri hanno contribuito al confronto evidenziando problematiche e prospettive. Fabrizio Ricci (Avs) ha riconosciuto come positivo l’avvio degli strumenti di partecipazione, sottolineando però il divario generazionale tra decisori politici e giovani destinatari delle misure. Maria Grazia Proietti (Pd) ha richiamato l’attenzione sull’aumento della violenza, in particolare di genere, e sulla necessità di affrontare le fragilità educative legate alla marginalità dei giovani stranieri nati in Italia.

Andrea Romizi (FI), presidente del Comitato, ha invece posto l’accento sul benessere psicologico, chiedendo interventi più strutturati in ambito scolastico come il tempo pieno, utile anche dal punto di vista sociale e familiare. Ha citato l’esperienza del servizio “Ottavo Segno”, già attivato nel distretto del Perugino come modello di prevenzione del disagio.

Laura Pernazza (FI) ha sollevato la questione delle scuole demolite e da ricostruire nella provincia di Terni, invitando a garantire in tali strutture il tempo pieno come elemento di sostenibilità e attrattività per le famiglie. Il timore è che investimenti infrastrutturali non accompagnati da un’offerta formativa adeguata possano portare alla chiusura dei plessi.

Nelle conclusioni, Barcaioli ha illustrato alcune criticità strutturali, come il calo demografico e la riduzione dei trasferimenti statali, che mettono a rischio l’apertura e il funzionamento delle scuole, specie nelle aree periferiche. Ha quindi ribadito la necessità di ripensare il concetto di scuola, immaginandola come presidio culturale e sociale attivo per l’intera giornata.

Tuttavia, ha ammesso che l’Ufficio scolastico regionale non è in grado, allo stato attuale, di garantire il tempo pieno per mancanza di personale. La proposta avanzata dall’assessorato è quella di lavorare a un modello di “tempo integrato”, in grado di coinvolgere il Terzo settore e le risorse del Fondo sociale europeo, per offrire un servizio che vada oltre le sole ore curriculari e comprenda anche attività extrascolastiche e supporto socioeducativo.

Altro fronte critico è quello della salute mentale. La Regione non dispone di progetti diretti contro il disagio giovanile, ma finanzia quelli proposti da Comuni e Aziende sanitarie locali. Serve, secondo l’assessore, una riflessione su come rendere accessibile e non stigmatizzante il ricorso all’assistenza psicologica. La disponibilità di spazi riservati e discreti potrebbe favorire l’emersione del bisogno e la tempestività dell’intervento.

Infine, si è parlato della necessità di rendere maggiormente attrattive le università umbre per i circa 30mila studenti iscritti, favorendo il raccordo tra politiche giovanili, sanitarie e sociali. Il nuovo Piano regionale dell’offerta formativa, ha concluso Barcaioli, dovrà essere elaborato con il contributo diretto della Consulta, per garantire una pianificazione partecipata e coerente con le reali esigenze dei giovani del territorio.

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