Comunità: Perugia celebra San Costanzo tra fede e responsabilità

Comunità: Perugia celebra San Costanzo tra fede e responsabilità

Il richiamo dell’arcivescovo Maffeis unisce Perugia nella festa del Patrono

La festa di San Costanzo, Patrono di Perugia e della diocesi, si è trasformata anche quest’anno in un momento di forte coesione civica e spirituale, segnato dal richiamo dell’arcivescovo Ivan Maffeis alla responsabilità condivisa e alla capacità di “essere insieme”, dimensione che ha definito come costitutiva dell’esistenza umana e della vita sociale. Un messaggio che ha attraversato sia la celebrazione dedicata a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, sia le iniziative del 28 e 29 gennaio in onore del Santo perugino.

Il richiamo a camminare insieme

Nel suo intervento rivolto ai professionisti dell’informazione, Maffeis ha sottolineato come il lavoro dei giornalisti rappresenti un presidio essenziale per la vita democratica, riconoscendo l’impegno quotidiano con cui “stanno sul pezzo” e contribuiscono a dare forma al tempo presente. Ha richiamato inoltre il messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, soffermandosi sulla virtù della temperanza, interpretata come capacità di affinare lo sguardo e la parola, proprio come si tempera una matita per scrivere meglio.

In un contesto dominato dalla rapidità digitale e dall’impatto crescente dell’Intelligenza Artificiale, l’arcivescovo ha invitato a custodire relazioni e pensiero critico, evitando che la tecnologia “colonizzi il tempo” fino a sacrificare ciò che rende autentica la comunicazione umana.

Un incontro segnato dalla memoria e dalla gratitudine

L’appuntamento con gli operatori dei media, organizzato con l’Ucsi Umbria, è stato aperto dalla direttrice dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, Maria Rita Valli, e dal presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, Luca Benedetti. Quest’ultimo ha ricordato la figura di Luigi Palazzoni, scomparso la notte precedente, tra i fondatori dell’Ordine regionale e voce autorevole del giornalismo umbro, impegnato anche nel volontariato Caritas.

Tra i presenti anche padre Giulio Cesareo, direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, invitato a presentare il rinnovato numero della rivista “San Francesco Patrono d’Italia”, rilanciata in vista dell’VIII Centenario della morte del Santo.

La festa del Patrono tra tradizione e meditazione

Le celebrazioni dedicate a San Costanzo hanno subito modifiche a causa del maltempo che ha impedito la tradizionale processione della luminaria. La basilica che custodisce le reliquie del Santo ha comunque accolto la lettura della Passio e della “Preghiera antica dello Statuto” del 1310, testi che richiamano le radici cristiane della convivenza civile e la responsabilità dei credenti nella vita pubblica.

Nella sua meditazione, Maffeis ha ribadito il valore del “camminare insieme”, opponendosi alla tentazione dell’immobilismo e dell’indifferenza. Ha richiamato le parole del Presidente Mattarella pronunciate per la Giornata della Memoria, ricordando che nella Repubblica non può esserci spazio per odio razziale, discriminazione e antisemitismo.

La luminaria come simbolo di resistenza al buio

L’arcivescovo ha interpretato la luminaria come un segno che invita a non arrendersi al buio, né a quello che avvolge le fragilità personali né a quello imposto da regimi oppressivi. Ha citato il caso dell’Iran, dove una generazione di giovani continua a pagare il prezzo della difesa dei diritti civili e della libertà di espressione.

Secondo Maffeis, la luminaria ricorda che il cammino acquista senso solo se condiviso: “si cammina soltanto nella misura in cui si è insieme”. Da qui il rifiuto di ogni modello sociale che divide o isola, e l’invito a riscoprirsi popolo, non per apparire o contarsi, ma perché l’essere insieme è fondamento dell’esistenza.

Il rito dei doni votivi rinnovato in basilica

La celebrazione si è conclusa con il tradizionale rito dell’offerta dei doni votivi: la corona di alloro della Polizia municipale, simbolo di sicurezza e concordia; il cero offerto dalla sindaca Vittoria Ferdinandi, segno di attenzione ai più fragili; l’incenso dei commercianti; il torcolo dei cinque rioni storici, memoria del martirio del Santo; e il vinsanto donato da una giovane coppia di sposi, simbolo dell’impegno della città verso famiglie, poveri e piccoli.

Un gesto corale che ha ribadito, ancora una volta, il senso profondo della festa: una comunità che si riconosce unita nella memoria, nella fede e nella responsabilità condivisa.

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