Occidente in Declino? Prospettiva Eccessivamente Pessimistica

Un'analisi di Alessandro Campi su Il Messaggero

Occidente in Declino? Prospettiva Eccessivamente Pessimistica

Occidente in Declino? Prospettiva Eccessivamente Pessimistica

Occidente in Declino – L’Occidente è spesso identificato con la democrazia, una forma di governo che, al di fuori dei suoi confini spirituali più che geografici, fatica ancora a radicarsi solidamente. Un tempo, la democrazia era la sua forza principale in termini di valori e autocoscienza; oggi, secondo alcuni osservatori, appare invece una fonte di debolezza. Questo è stato evidente durante il recente vertice del G7 in Puglia. A scriverlo è il professor Alessandro Campi su Il Messaggero di oggi.

Molte testate internazionali hanno ironizzato sulle leadership occidentali, descritte come senescenti e indebolite dai propri cittadini, incapaci di governare i loro paesi, figurarsi il mondo intero. Tra questi leader: Joe Biden, spesso percepito come incerto e confuso a causa dell’età; Emmanuel Macron e Olaf Scholz, umiliati dall’estrema destra nei loro paesi; Rishi Sunak, politicamente a fine corsa; Justin Trudeau, brillante ma a capo di un paese ininfluente; Ursula von der Leyen, concentrata solo sulla propria rielezione; e Fumio Kishida, ombreggiato dagli scandali finanziari. Solo Giorgia Meloni sembra salda al governo, ma l’Italia è comunque afflitta da un debito pubblico insostenibile.

Questa situazione di fragilità politica è stata messa a confronto con vertici internazionali del passato, dove figure come Mitterand, Kohl, Thatcher, Reagan, Merkel e persino Berlusconi dominavano la scena. Inoltre, l’Occidente ha perso il suo presunto status di superiorità morale, una posizione che, seppur inappropriata, era radicata nella storia coloniale di molte di queste nazioni.

Il mondo è cambiato radicalmente: nuovi attori globali, soprattutto economici, non possono più essere trattati con il paternalismo del passato. Si va verso un sistema internazionale più paritario, fondato sulla reciproca convenienza e su un nuovo equilibrio di potenza anche militare. Questo, nonostante molti di questi nuovi protagonisti abbiano una concezione ancora debole delle libertà individuali e del pluralismo.

Questo scenario, che sembra pragmatico e realistico, in realtà offre una visione parziale e grossolana del recente G7. Nonostante l’eccesso di teatralità e cerimonialismo, tra foto di gruppo e cene di gala, il summit ha prodotto idee e visioni forti dai leader democratici occidentali, descritti ingiustamente come “nani” o “fantasmi”.

L’accordo sugli aiuti a Kiev è stato un segnale di compattezza politica e sostegno incondizionato all’Ucraina, nonostante le complesse trattative. Questo accordo ribadisce che lo status quo ottenuto con la violenza non sarà mai riconosciuto legalmente dalla comunità internazionale.

Il summit per la pace in Svizzera ha affermato l’importanza del rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati come base per una pace duratura in Ucraina. Nonostante alcuni paesi non abbiano sottoscritto il documento, la differenza tra un dialogo aperto e una resa unilaterale è chiara.

L’adesione al Piano Mattei per l’Africa, sostenuto da Giorgia Meloni, indica un cambiamento di paradigma nelle relazioni con il Sud del mondo, dalla cooperazione umanitaria a forme di partenariato strategico.

La partecipazione di papa Francesco al summit ha sottolineato la sfida dell’Intelligenza Artificiale, distinguendo tra chi vuole usarla come strumento di manipolazione e chi si preoccupa di governarla secondo valori umani e democratici.

In sintesi, il G7 ha dimostrato che le democrazie occidentali, nonostante le difficoltà e le divisioni interne, restano unite da una forte convergenza ideale e un senso di responsabilità politica globale. Le difficoltà attuali non sono segno di un declino inarrestabile, ma parte di un processo di adattamento che le renderà più forti.

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