Silvana Licursi per il concerto del Primo Maggio al Circolo Lenin di Gubbio

licursi(UJ.com3.0) GUBBIO – Una serata ostacolata dalla pioggia, che ha impedito lo svolgimento dello spettacolo dedicato alle canzoni del Maggio all’aperto, nella bellissima piazzetta della Madonna degli Angeli a Gubbio. L’iniziativa, organizzata dal Circolo Lenin, si è comunque svolta all’interno dei locali del Circolo in un clima di grandissima partecipazione, soprattutto emotiva. Silvana Licursi, accompagnata dalla chitarra di Sergio Saracino ha proposto un ampio repertorio di canzoni dedicate al Maggio, al lavoro e all’emigrazione. Canti di lotta, anarchici e comunisti, legati al lavoro, soprattutto quello femminile, in onore dei lavoratori, in gran parte donne, morte nel crollo del laboratorio di Dhaka in Bangladesh, mentre lavoravano come schiavi per produrre i capi di abbigliamento che noi occidentali acquistiamo ogni giorno a pochi euro.

A loro, alle martiri e ai martiri del lavoro era dedicata la serata, per non dimenticare i crimini che sono dietro a ogni sfruttamento e a ogni politica di delocalizzazione a cui non risultano estranei nemmeno i nostri marchi più “etici”, come quello di Benetton, i cui capi sono stati ritrovati fra le macerie di Dhaka. Una tragedia immane, trascurata dai media perché forse i morti che non appartengono al nostro mondo occidentale non hanno lo stesso valore…

Silvana Licursi ha sottolineato con la sua splendida voce, una delle più ricercate del Folkstudio di Roma negli anni d’oro della musica impegnata, tutti i temi cari al movimento operaio, l’emigrazione, il lavoro nelle risaie e nelle filande, i canti dell’Ottocento anarchico di Pietro Gori (bellissime le interpretazioni di ” Vieni o Maggio, t’aspettan le genti” sull’aria del Nabucco di Verdi, cantata in coro da tutti i presenti, e di “Addio Lugano bella”) e le canzoni degli anni ’70 più famose, come “Contessa”. Non sono mancati i brani dedicati all’epopea garibaldina ( “Camicia Rossa”) , il canto per la morte di Pasolini di Giovanna Marini e due brani strumentali sul tema dell’ emigrazione scritti da Sergio Saracino. Una Silvana Licursi generosissima, entusiasta e trascinante ha saputo “tenere”il pubblico fino a tarda ora, emozionando ed emozionandosi. Un raduno nostalgico? Se non ci fossero più le ragioni che hanno suscitato questo genere di canti potrebbe anche essere definito così, ma l’attualità ci dimostra che la difesa del lavoro e delle condizioni dei lavoratori è sempre più di drammatica e inaspettata attualità…

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