PIL, nuovi dati, vecchie conferme, l’analisi di Elisabetta Tondini

 
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Segnali di crescita dell'attività economica nella provincia di Terni

PIL, nuovi dati, vecchie conferme, l’analisi di Elisabetta Tondini

di Elisabetta Tondini
In un clima di attese circa l’auspicata ripresa economica dell’Italia, come dell’Umbria, l’attenzione è rivolta ancora al recente passato che ci parla di una situazione molto precaria, accanto a realtà che sembrano invece aver intrapreso un cammino in discesa.
Affidandoci agli ultimi attesissimi dati dell’Istituto di statistica nazionale che ha diffuso di recente la revisione dei Conti economici territoriali – concordata a livello europeo nel rispetto del nuovo Regolamento Sec2010 – ecco cosa emerge brevemente dalle nuove stime (definitive per l’anno 2016, semi-definitive per il 2017 e provvisorie per il 2018).

Intanto, dal 2017 al 2018, in un contesto nazionale cresciuto in termini reali dello 0,77%, soprattutto per merito del dinamismo del Nord Est (+1,35%), l’Umbria con il suo 0,07% si posiziona al quint’ultimo posto nella graduatoria regionale per variazione del Pil (ultima come intensità tra tutte le regioni in aumento e prima di Lazio, Sicilia, Campania, Calabria, caratterizzate invece da segno negativo). A guidare la classifica, con un 3,05%, le Marche, seguite dall’Abruzzo (2,22%).

Gli esiti del sistema di revisione, che prefigurano per il 2018 un’Umbria rimasta praticamente ferma, rivalutano invece la performance regionale del 2017, per cui si stima una crescita del Pil reale per quell’anno dell’1,38% (Italia 1,72%, Toscana 1,25%, Marche 1,84%).

Sintetizzando il quadro degli ultimi due anni disponibili, si evince che in un contesto di crescita reale media dell’Italia dell’1,2%, l’Umbria risulterebbe, ancora, sest’ultima in graduatoria, prima di Basilicata, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria. Il primo posto riconfermerebbe le Marche (+2,4%) seguite a breve distanza da Piemonte ed Emilia-Romagna. La Toscana, con l’1,4% medio del biennio, figurerebbe con una dinamica superiore a quella nazionale.

In questo quadro, il Pil pro capite nominale umbro nel 2018 si stima pari a 25.290 euro correnti, a fronte dei 29.218 italiani (l’anno prima era rispettivamente di 24.936 e 28.687 euro). Dal 2017 al 2018 il distacco dell’Umbria dal valore nazionale aumenta lievemente e rispetto alle vicine Marche e Toscana presenta toni più accentuati.
Il 2018 riconferma per l’Umbria, come succede ormai dal 2013, un livello di reddito disponibile delle famiglie consumatrici per abitante inferiore a quello medio nazionale (18.350 e 18.902 euro rispettivamente), anche a causa di una crescita nell’ultimo anno dell’1,0%, la più bassa tra tutte le regioni italiane (Italia 1,9%, Marche 2,2% e Toscana 2,3%). Un dato che allontana ulteriormente la regione dall’Italia e da Marche e Toscana.

Tuttavia, la forbice di circa tre punti dal 100 italiano evidenzia come, nel passare dal Pil generato per effetto dei meccanismi produttivi che caratterizzano la regione a quello conseguente agli esiti redistributivi, la fotografia dell’Umbria sia relativamente meno cupa. La distribuzione secondaria del reddito interviene infatti favorendo la regione in modo duplice poiché, rispetto alla media nazionale, pesa relativamente di meno il sistema fiscale e incide relativamente di più quello delle prestazioni sociali. In estrema sintesi, la maggiore debolezza rilevata sul fronte produttivo, viene in parte compensata dal sistema dei trasferimenti pubblici, a sua volta legato anche alle caratteristiche demografiche.

Nonostante il calo del Pil del 2018 – probabilmente per effetto della ripresa dell’anno precedente – la spesa per consumi finali delle famiglie dal 2017 al 2018 aumenta in volume (+1,4% Umbria, +0,9% Italia) tanto da porre la regione al quarto posto nella graduatoria regionale in termini di dinamismo. Il livello di spesa unitario in Umbria, di 17.164 euro nel 2018, accorcia così la sua distanza strutturale rispetto a quello nazionale (pari in quell’anno a 17.821 euro).
Da un punto di vista produttivo, il 2018 riconferma una lieve maggiore caratterizzazione industriale dell’Umbria rispetto all’Italia dovuta essenzialmente al settore delle Costruzioni (5,1% il valore aggiunto generato sul totale a fronte del 4,2% nazionale). Sul versante dei servizi, si accentua nella regione il contributo della Pubblica Amministrazione. Solo un anno prima (dati di tale dettaglio si fermano al 2017) il sistema umbro continua a generare più reddito dalla macchina pubblica (18,0% del valore aggiunto) che dall’industria manifatturiera (16,5%), mentre in Italia i due settori si equivalgono (rispettivamente 16,6% e 16,7%).
In definitiva, da questi primi nuovi dati diffusi dall’Istat non si rilevano novità sostanziali rispetto al passato per l’Umbria, per la quale si conferma la strada in salita intrapresa ormai da qualche anno.

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