Mobbing, vessazioni e trasferimenti forzati, dramma operatori call center di Ponte San Giovanni

 
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Mobbing, vessazioni e trasferimenti forzati, dramma operatori call center di Ponte San Giovanni

Mobbing, vessazioni e trasferimenti forzati, dramma operatori call center di Ponte San Giovanni

di Marcello Migliosi
Direttore responsabile
Mobbing, vessazioni e trasferimenti forzati, terrore di perdere il lavoro, è il dramma di operatori e operatrici di un call center (tecnicamente operatore outbound* ndr) che opera nell’immediata periferia di Perugia, per l’esattezza a Ponte San Giovanni. «Senza preavviso, se non di due minuti – dice una di loro (che si è sentita male in azienda) – ci hanno comunicato che la pausa pranzo, anziché in azienda, la dovevamo fare fuori». Cinque, tra quelle operatrici, vengono di fatto fatte uscire dal luogo di lavoro. Sotto la pioggia e al freddo, panini in mano, si infilano, per proteggersi dal maltempo dentro l’auto di una di loro. Non basta, tolta la possibilità di mangiare in azienda per l’ora di pausa pranzo – a quanto raccontano – viene proibita anche la merenda del pomeriggio.

Questo sconvolgimento di abitudini, per altro e come già scritto, ha mandato in tilt l’equilibrio – già precario della nostra interlocutrice. Soffre di anoressia e di attacchi di panico, quindi, in un incontro, che a breve vi racconteremo, si è, per l’appunto, sentita male ed è finita in ospedale. La sua narrazione, infatti, fa riferimento fino al giorno in cui si è sentita mancare in azienda ed è stato chiamato il 118.

Capite bene che una persona che è in cura per disturbi, seri della alimentazione, non pub né deve permettersi squilibri alimentari e, tanto meno, di abitudini. Ma così non è stato. Il compagno di questa donna si risente per come in azienda hanno trattato la sua fidanzata e “spara” un commento al veleno sul Facebook, ovvio, riferito alla azienda in questione.

Apriti cielo, si è scatenato l’inferno! Uno dei vertici, per altro sembra fatto arrivare in ditta direttamente da Roma (sede centrale), avvia una vera e propria caccia a “commentatore”. Commento che, pare, sia finito tra altre centinaia che ci sono già.

«Arriva la minaccia – dicono – che se non “salta” fuori il nome di colui o colei che ha scritto il commento sul social network  si “va tutti e tutte a casa”». La signora, che per altro si avvale della legge 104, si sente male, ha un attacco di panico – di cui soffre – e va in ospedale e ora in malattia.

Come già scritto l’operatrice non è la sola ad avere problemi, perché a lei, come ad altre, viene indicata la strada del trasferimento lontano dal’Umbria. Non dimentichiamo che la società ha sedi sparse un po’ in tutta italia

Ed è qui che si capisce come mai si arriva a vessazioni e mobbing. Se la lotta della signora è stata bruscamente interrotta dal suo malessere, qualcun altro però, ha preso coraggio e si è fiondata dalla Guardia di finanza a sporgere denuncia per mobbing, ha denunciato il fatto al sindacato dell’Ugl (Chiara Camilletti è l’avvocato) e, pare, anche all’ispettorato del lavoro.

palazzo dove ha sede l’azienda

«Io sono la prima dell’azienda, dopo due anni di servizio – dice – ad essere stata trasferita a Cosenza e allora, insieme ad altri due colleghi, abbiamo denunciato il fatto. Per altro – aggiunge – noi abbiamo visto arrivare anche da noi l’ispettorato del lavoro per due volte per diversi e problematiche che ha l’azienda in tutto il territorio».

Anche questa nostra interlocutrice conferma che dalla centrale è stato fatto arrivare una sorta di ispettore. «Appena è arrivato – racconta – ci ha praticamente sbattuto fuori per il pranzo e ci siamo ritrovate fuori all’intemperie con la pasta da scaldare, sotto la pioggia e al freddo».

L’operatrice conferma, poi, tutta la vicenda del commento su facebook, il malore della collega e le minacce di essere sbattute tute fuori. E su questa nuova “decisione” alle dipendenti sarebbe stato fatto anche firmare un regolamento dove si aboliva, in azienda, la possibilità di mangiare per l’ora del pranzo e per i 15 minuti della merenda.

L’ispettore, stando a quanto racconta la donna, la convoca anche in ufficio

L’ispettore, stando a quanto racconta la donna, la convoca anche in ufficio dove le passa una telefonata da Roma e dall’altro capo del telefono le viene comunicato il suo trasferimento a Roma. L’operatrice, che è madre di due figli piccoli, non se la sente e reagisce. Da quanto ne sappiamo, ma dobbiamo avere conferma su questo, si sarebbe licenziata per “giusta causa”.

Non è finita qui, certo, e arriva in redazione un’altra testimonianza. La giovane è molto scossa, piange e racconta la sua drammatica vicenda.

«Adesso siamo in quattro – racconta -, molti in passato sono andati via perché hanno trovato un lavoro migliore. Senza una motivazione, una dopo l’altra ci hanno trasferite. A me a me a Genova – dice – un’altra mia collega,  che ha una bambina di pochi mesi ad Aosta, un’altra che è mamma single di due bambini a Cosenza ad un altro che fa il commerciale l’hanno mandato in Sardegna con la moglie incinta».

Il quadro che emerge è terrificante. E oggi davanti la sede dell’azienda, a Ponte San Giovanni, pare sia arrivata la Digos della Questura di Perugia, oltre ai colleghi giornalisti del Corriere dell’Umbria.

Che c’è dietro tutto questo? Di sicuro volersi liberare di “vecchie” dipendenti che lavorano lì da un po’ di anni. Il guaio, però, è che nel mentre si trasferiscono forzosamente delle dipendenti e dei dipendenti, a centinaia e centinai di chilometri di distanza, pare che nella filiale ponteggiana siano arrivate una decina di nuove unità lavorative. Giovani ingaggi, forse. Ma qualsiasi sia la “politica aziendale” è drammatico vedere giovani donne, giovani madri, persone con difficoltà e tutti gli altri, trattati come carne da macello. Ci riserviamo ti continuare a seguire la vicenda, come avrete ben visto – per scelta, anche se qualcuna di loro aveva dato la disponibilità a fare il proprio nome, noi non lo abbiamo fatto e non abbiamo fatto neanche il nome della azienda in questione né il luogo preciso dove si trova.

Diciamo solo che sappiamo dove si trova e nei prossimi giorni potremmo andare lì davanti con le nostre telecamere. Vogliamo poi, e alcuni politici – di quelli che di razza – ci han dato la loro disponibilità per alzare il tono della protesta e far arrivare la questione sui tavoli del Governo nazionale.

La lettera fatta pervenire ad una delle dipendenti, che alleghiamo sotto, recita che a decorrere dal 19 novembre 2018, la sua nuova sede di lavoro sarà Cosenza, via Panebianco n 164, presso la filiale della scrivente società. Tale scelta – è scritto ancora nella missiva – è motivata dalla recente riorganizzazione aziendale finalizzata ad un sempre maggiore sviluppo della società anche mediante la costituzione di varie filiali in zone considerate strategiche all’interno del territorio nazionale. In particolare, per le suddette sopravvenute nuove esigenze organizzative si è ritenuto opportuno inserire nella filiale una nuova figura professionale con le Sue caratteristiche. Le comunichiamo, inoltre, che tale trasferimento on comporterà alcuna modifica delle condizioni economiche e normative attualmente applicate. Inoltre, la dispensiamo dal presentarsi in azienda durante il periodo di preavviso decorrente dalla data odierna e sino al 16 di novembre 2018, data entra la quale Vorrà farci pervenire le sua determinazioni in merito”.

L’azienda in questione di si occupa di servizi di appalto, collocano persone in aziende che ne fanno richiesta facendo proprio, poi, la gestione del personale.


* COSA SI INTENDE PER OPERATORE OUTBOUND

Il compito dell’operatore outbound è quello di gestire attività telefoniche in uscita verso utenti prospect o customer base e in diversi ambiti quali, ad esempio: il teleselling, il telemarketing, la phone collection e le indagini di mercato.
Queste attività richiedono competenze e capacità simili tra loro, ma ognuna di queste ha le sue peculiarità.
Le attività outbound hanno subito diverse modifiche negli anni, dovute anche all’introduzione di nuove norme, tra le quali laregolamentazione sulla privacy degli utenti.
Tuttavia sono ancora utilizzate in molti settori, motivo per il quale sono numerose le opportunità aperte per questa posizione.


1 Commento

  1. mamma mia …. fortuna che non mi hanno ancora chiamato !!!!
    Ho fatto domanda per andare e gia lo scorso anno ero in contatto con loro con un certo Simone .
    Mi proposero un part time che non accettai .
    L’azienda in questione si spaccia come cooperativa , sede di Roma , ma a tutti gli effetti ha filiali sparse in tutta Italia.

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