L’economia sommersa e illegale, in Umbria, incide per 16,4% sul valore aggiunto

A pesare le sotto-dichiarazioni e l'impiego di lavoro irregolare da parte delle imprese

 
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L'economia sommersa e illegale incide per 16,4% sul valore aggiunto

L’economia sommersa e illegale incide per 16,4% sul valore aggiunto

A pesare le sotto-dichiarazioni e l’impiego di lavoro irregolare da parte delle imprese

È ancora una volta tra le regioni meridionali che si deve cercare l’Umbria se si guarda agli allarmanti dati sull’economia non osservata, recentemente elaborati su base regionale dall’Istat. L’Umbria fa infatti registrare un risultato molto negativo: l’economia non osservata (somma della componente sommersa e di quella illegale) vale il 16,4% del valore aggiunto totale (anno 2017). Solo Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Molise fanno peggio, mentre la media nazionale è nettamente inferiore (13,5%).

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Fabrizio Fratini

La responsabilità di questo dato è in capo quasi totalmente alle imprese, infatti, come spiega Fabrizio Fratini, presidente dell’Ires Cgil Umbria, “le due componenti più rilevanti che vanno a comporre il dato sull’economia non osservata sono la rivalutazione della sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese (nella nostra regione vale l’8,3% del valore aggiunto, contro una media nazionale del 6,2%) e l’impiego di lavoro irregolare (5,6%, contro una media nazionale del 5,1%). Molto meno rilevanti (2,4%), invece, tutte le altre voci (attività illegali, mance, fitti in nero, etc.)”.

La questione del contrasto all’illegalità, in particolare in ambito economico e sul lavoro, è la vera priorità per l’Umbria – commenta Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil regionale – Anche ieri, nel corso dell’audizione con la Commissione Parlamentare Antimafia, l”abbiamo definita, non a caso, una password per lo sviluppo, perché senza questo elemento non si può sperare di invertire la tendenza al declino di cui siamo ormai da anni

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Vincenzo Sgalla

prigionieri. È evidente che di fronte a dati simili, che ci pongono di nuovo tra le regioni del Mezzogiorno, serve una risposta immediata e drastica: serve subito una legge regionale sugli appalti, per sconfiggere la piaga del massimo ribasso; serve un’attenzione profonda e continua rispetto alle infiltrazioni mafiose e agli investimenti sporchi; serve un maggiore protagonismo delle associazioni d’impresa per isolare ed espellere chi inquina la nostra economia. Per quanto ci riguarda – conclude Sgalla – insieme a Cisl e Uil siamo pronti ad aprire una grande vertenza regionale per la legalità con le associazioni datoriali e le istituzioni”.

 

 

TERRITORI

TOTALE

Piemonte 11,9
Valle d’Aosta / Vallée d’Aoste 11,9
Lombardia 9,8
Provincia Autonoma Bolzano / Bozen 8,9
Provincia Autonoma Trento 10,2
Veneto 11,6
Friuli-Venezia Giulia 11,2
Liguria 13,5
Emilia-Romagna 11,8
Toscana 14,5
Umbria 16,4
Marche 15,5
Lazio 13,3
Abruzzo 15,9
Molise 18,0
Campania 20,5
Puglia 20,1
Basilicata 15,4
Calabria 21,8
Sicilia 20,0
Sardegna 16,2
Italia 13,5
Nord-ovest 10,6
Nord-est 11,4
Centro 14,1
Centro-nord 11,8
Mezzogiorno 19,4

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