Le imprese umbre e i giovani
Di Giancarlo Lunghi
L’andamento dell’occupazione giovanile in Umbria mantiene tuttora una certa vivacità e c’è anche una leggera ripresa dei contratti di lavoro a tempo indeterminato. Il mercato del lavoro si dimostra reattivo per l’occupazione giovanile, comunque resta alta l’attenzione sulla fuga dei giovani sottopagati da offerte di lavoro inadeguate alla loro formazione e preparazione.
Il problema delle retribuzioni basse, dal 6 al 14 % il divario rispetto al Nord è la causa principale che determina la partenza di questi giovani, tra l’altro ben istruiti che se ne vanno in altre regioni soprattutto al Nord Italia o all’Estero. Certo non si tratta di cervelli in fuga ma di ragazzi che si trasferiscono perché qui non trovano condizioni favorevoli
Pesanti le cifre sugli Umbri, molti anche i giovani, che prendono residenza all’estero in gran parte per lavorare, circa 2800 ogni anno, mentre i laureati che vanno all’estero sono oltre 400 e quelli che vengono in Umbria sono ben pochi. Questi dati destano preoccupazione e dimostrano come questa perdita di professionalità è un forte limite per la crescita delle nostre imprese.
Un territorio è attrattivo per i giovani quando riesce a far gravitare su di sé uomini, capitali, investimenti, flussi di informazioni, risorse scientifiche e culturali, servizi qualificati e risorse umane di qualità nonchè una pubblica Amministrazione efficiente. In sintesi occuparsi dei giovani e investire su di essi significa garantire la sopravvivenza e il potenziamento del capitale umano e dunque il futuro del territorio.
Le imprese umbre sono in ripresa su andamento del fatturato e sul numero degli addetti, ma questo sforzo produce poco in termini di valore aggiunto e margini di redditività, del Roe, cioè la redditività aziendale, il che vuol dire meno spazio per gli investimenti futuri finanziati con le risorse proprie dell’azienda e posti di lavoro non ben remunerati.
Lo sforzo di incentivare l’ammodernamento e la competitività del sistema produttivo deve essere indirizzato verso la transizione green e il digitale, capaci di rilanciare il sistema economico umbro.
Gli interventi regionali vanno indirizzati per favorire l’innovazione, l’internalizzazione, l’attrazione degli investimenti in modo da rispondere con flessibilità e rapidità alle nuove esigenze delle imprese e dei territori e a ciò può dare un contributo importante Sviluppumbria, facendosi garante e motore dell’espansione economica.
Le risorse a disposizione siano esse Comunitarie, del PNRR, statali e regionali possono alimentare la fiducia delle aziende umbre, gli imprenditori sono positivi su fatturato, investimenti e occupazione ma vanno rimossi i fattori di incertezza, legati all’inflazione, ai costi energetici, all’aumento del costo del denaro e alla difficoltà di avere crediti dagli istituti bancari e alla possibilità di esportare i propri prodotti.
Certo necessita che il Governo faccia la sua parte adottando un patto per la crescita economica, sociale e ambientale e la Regione una serie di incentivi economici in modo che le imprese possano programmare la loro attività conoscendo le opportunità disponibili per contribuire al rilancio, avendo nella nostra Regione aziende e filiere con prestazioni eccellenti in vari settori con importanti progetti di sviluppo che possono incrementare l’occupazione giovanile anche di qualità.

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