Fillea Cgil: “Serve un nuovo modello sostenibile”
Intervista alla segretaria generale Fillea Cgil Umbria, Elisabetta Masciarri
A cura dell’Ufficio Stampa Fillea Cgil Umbria
Dopo anni di crescita, il settore edilizio in Umbria segna una battuta d’arresto. In base alle stime, il 2024 si è chiuso con un calo del 4,9%, mentre per il 2025 si prevede un’ulteriore contrazione del 7,7%. A trainare il rallentamento è soprattutto la riduzione degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione abitativa. Tuttavia, nel contempo, cresce l’edilizia pubblica: +36,4% nella spesa in conto capitale dei Comuni e il 61% dei cantieri PNRR avviati o conclusi.
In questo quadro, la Fillea Cgil Umbria lancia un messaggio chiaro: “Serve un cambio di passo vero. Basta spot, servono sicurezza, qualità e rispetto dei diritti”, dichiara Elisabetta Masciarri, segretaria generale della categoria.
L’Umbria si trova in una zona critica per le morti sul lavoro, con un’incidenza superiore del 25% alla media nazionale. “Un dato inaccettabile – commenta Masciarri – ma purtroppo non sorprendente. La cultura della prevenzione è ancora troppo debole e troppo spesso si taglia sulla sicurezza per contenere i costi. Le cause? Discontinuità contrattuale, subappalti infiniti, imprese sottoposte a tempi di consegna impossibili, e un sistema di controlli indebolito”.
Secondo gli ultimi dati INAIL, le aziende ispezionate in Italia sono diminuite drasticamente, passando da 9.267 nel 2022 a 7.735 nel 2024, a causa della cronica carenza di personale ispettivo. “In questo scenario – aggiunge Masciarri – senza controlli efficaci, non può esserci legalità né sicurezza nei cantieri”.
Eppure, negli anni recenti, il settore aveva mostrato segnali importanti di crescita regolare. “Tra il 2019 e il 2023 – spiega la segretaria della Fillea – gli operai regolari in edilizia sono cresciuti del 33% a livello nazionale, passando da 745mila a oltre 990mila. Nel Centro Italia l’aumento è stato del 34%, e in Umbria i lavoratori sono passati da 147.268 a 196.748. È stata una vera emersione dal lavoro nero, grazie anche all’introduzione della congruità di manodopera, entrata in vigore a livello nazionale nel 2021 dopo la sperimentazione umbra”.
Ma ora, con la frenata degli incentivi, c’è il rischio concreto di un ritorno all’irregolarità. Per questo, la Fillea chiede regole certe, controlli rigorosi e strumenti operativi realmente efficaci. Un esempio? Il badge di cantiere, un tesserino elettronico collegato al sistema bilaterale che permette di sapere in tempo reale chi si trova in un cantiere. “È già stato utilizzato per il Sisma 2016 e per i cantieri del Giubileo a Roma. Deve diventare lo standard anche in Umbria”, afferma Masciarri. Sul piano istituzionale, la Fillea saluta con favore la riattivazione del Tavolo Tecnico per le Costruzioni, le Infrastrutture e la Sicurezza nei Cantieri, deliberato dalla Giunta Regionale dell’Umbria l’11 giugno 2025 su proposta dell’assessore De Rebotti. “È un buon segnale – dice Masciarri – ma servono azioni concrete e durature, non solo documenti di facciata”. Infine, uno sguardo al futuro del settore: “L’Italia ha bisogno di una strategia industriale di lungo periodo. Basta bonus a tempo: dobbiamo puntare su riqualificazione edilizia sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che della sicurezza sismica. E dobbiamo recuperare il ritardo nella digitalizzazione dei cantieri”.
In questo senso, l’inserimento dell’Umbria nella Zona Economica Speciale (ZES) può rappresentare un’occasione, ma solo se accompagnato da un impegno preciso su occupazione di qualità, formazione continua e contrattazione seria.
“La riqualificazione del patrimonio edilizio non può diventare l’ennesima occasione di speculazione o lavoro precario. Deve essere un volano di sviluppo reale e sostenibile, fondato su trasparenza, diritti e sicurezza. Altrimenti, resteremo fermi a una stagione di interventi spot, destinata a spegnersi con il prossimo taglio fiscale”, conclude Masciarri.

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