Sono 825 le aziende in rete, resta il divario con il Nord
Le imprese manifatturiere che investono nella collaborazione rappresentano una delle principali risorse del sistema produttivo umbro. Sono 825 le aziende della regione che costruiscono rapporti strutturati con lavoratori, fornitori, istituti di credito, università, istituzioni e terzo settore. È quanto emerge dal Rapporto “Coesione è Competizione 2026”, promosso da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne e Intesa Sanpaolo, con l’approfondimento regionale realizzato grazie al supporto della Camera di Commercio dell’Umbria.
L’Umbria guida il Centro Italia
L’indagine prende in esame le imprese manifatturiere con un organico compreso tra 5 e 499 addetti e definisce “coesive” quelle che sviluppano relazioni continuative con almeno tre categorie di interlocutori. In Umbria queste realtà sono 825 e rappresentano il 38,9% del totale delle aziende considerate.
La percentuale colloca la regione al primo posto tra quelle del Centro Italia e al decimo nella graduatoria nazionale, davanti a Toscana, Lazio e Marche. Il dato evidenzia un netto miglioramento rispetto al 2020, quando la quota si attestava intorno al 31%, ma mostra anche un rallentamento della crescita registrato negli ultimi due anni.
Il confronto con il Nord resta aperto
Nonostante il primato nell’Italia centrale, l’Umbria rimane distante dalla media nazionale, pari al 43,5%. Il divario di 4,6 punti percentuali conferma come i sistemi produttivi del Nord continuino a mostrare una maggiore capacità di creare reti di collaborazione e trasformarle in sviluppo economico.
Il rapporto evidenzia che la regione dispone di una rete imprenditoriale solida, ma questa non riesce ancora a generare gli stessi livelli di innovazione, competitività e crescita osservati nelle aree industriali più avanzate del Paese.
La collaborazione come fattore di sviluppo
Lo studio richiama le analisi economiche che individuano nella diffusione della conoscenza e nella capacità di innovare uno dei principali motori della crescita. Le relazioni tra imprese, istituzioni, ricerca e sistema del credito vengono considerate una componente essenziale per affrontare le trasformazioni tecnologiche e ambientali.
Secondo il rapporto, gli investimenti in tecnologie avanzate, formazione e ricerca risultano più frequenti tra le imprese che operano all’interno di reti strutturate. La collaborazione consente infatti di condividere competenze, ridurre i rischi e sostenere percorsi di innovazione che sarebbero difficilmente affrontabili da aziende di piccole dimensioni.
I dati nazionali mostrano come il 56% delle imprese coesive investa in ricerca e sviluppo, contro poco più del 32% delle altre. L’adozione delle tecnologie digitali 4.0 raggiunge il 76% rispetto al 49%, mentre l’intelligenza artificiale è utilizzata dal 31% contro il 16%. Anche la formazione coinvolge una quota molto più elevata di imprese e le prospettive di crescita del fatturato e dell’occupazione risultano più favorevoli.
Il patrimonio delle imprese umbre
Pur non essendo dati riferiti esclusivamente all’Umbria, questi indicatori aiutano a comprendere il valore delle 825 imprese coesive regionali. In un territorio caratterizzato dalla presenza di piccole e medie aziende, la capacità di costruire relazioni rappresenta una leva competitiva che permette di compensare i limiti dimensionali.
Lo studio sottolinea inoltre che nelle province italiane con una maggiore diffusione di imprese coesive si registrano livelli più elevati di reddito disponibile e valore aggiunto. Per l’Umbria, tuttavia, questo potenziale non si traduce ancora pienamente in risultati economici, anche a causa delle conseguenze di lungo periodo dei terremoti del 1997 e del 2016, che hanno inciso sul tessuto produttivo e sociale regionale.
La dichiarazione di Giorgio Mencaroni
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, sottolinea che le 825 imprese coesive rappresentano un modello imprenditoriale capace di puntare su competenze, collaborazione e condivisione dei rischi. Pur definendo significativo il primo posto nel Centro Italia, evidenzia come resti ancora da colmare il divario con la media nazionale e come sia necessario trasformare le relazioni tra imprese, ricerca, formazione e istituzioni in investimenti capaci di generare innovazione, occupazione qualificata e maggiore competitività per l’intero sistema economico umbro.

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