Allarme Tasi, insorge Federmobili dell’Umbria

tasida Lorella Cucchiaroni
(umbriajournal.com) PERUGIA – La gran parte delle amministrazioni umbre non ha ancora deliberato, forse in attesa dell’esito delle prossime consultazioni elettorali, ma le imprese sono già in fibrillazione per l’impatto che la Tasi, il nuovo tributo sui servizi comunali indivisibili, potrà avere sul futuro stesso delle singole attività. Con l’introduzione della Tasi, secondo le proiezioni che circolano in questi giorni, ci saranno fortissimi aumenti del carico fiscale su capannoni e immobili a uso commerciale, che metteranno perfino a rischio la sopravvivenza di molte imprese. La Federmobili regionale – Confcommercio insorge contro questa tassa in grado di mettere in ginocchio molte imprese, che già vivono un momento di grande difficoltà, a causa della crisi e della conseguente mancanza di liquidità.

“Siamo veramente preoccupati – dice il presidente di Federmobili Umbria, Marco Fantauzzi – e rivolgiamo un appello alle amministrazioni locali dell’Umbria perché valutino il rischio di condannare molte imprese a uscire dal mercato, soprattutto nel caso i Comuni decidessero di applicare le aliquote più alte. Chiederemo un incontro con l’Anci Umbria, poiché temiamo fortemente gli effetti di una ulteriore, pesantissima, mazzata sulle imprese. Siamo convinti che una pressione fiscale così elevata sia incompatibile con qualsiasi ipotesi di ripresa.

Questo argomento era all’ordine del giorno nell’incontro che come Federmobili abbiamo avuto ieri con il ministro Maurizio Lupi, con il quale abbiamo parlato anche dei bonus e incentivi per il comparto”.

I dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA confermano le preoccupazioni di Federmobili. Rispetto al 2013, il prelievo fiscale sugli immobili strumentali potrebbe subire quest’anno un ulteriore aggravio: sui capannoni di quasi 400 euro (+11,4%), mentre sui negozi di circa 140 euro (+17,1%). Se, invece, il confronto viene eseguito rispetto al 2011, anno in cui si è pagata per l’ultima volta l’Ici, l’incremento del carico fiscale rischia di essere addirittura esponenziale: per i capannoni potrebbe sfiorare l’ 89%, per i negozi l’aumento dovrebbe aggirarsi attorno al 133%.

Un vero e proprio boom. Atre conferme da una recente analisi sull’andamento della pressione fiscale dall’inizio della crisi ad oggi condotta da Confcommercio, che dimostra come più la nostra economia entrava in crisi, più si è fatto ricorso alla leva fiscale.

Tra il 2008 e il 2013 il livello di imposizione fiscale sulle famiglie italiane è aumentato del 10%. Scendendo a livello locale, il fisco ha usato al massimo livello la leva delle addizionali: tra il 2008 e il 2012 il prelievo locale è aumentato del 5,6%, più di quanto avvenuto a livello centrale (+3,8%), mentre rispetto al 1990 il peso del fisco locale in percentuale del Pil si è più che triplicato, passando dal 2,1% al 7%. Il timore è che questa tendenza possa acuirsi visto che molti Comuni dovranno aumentare ulteriormente le tasse per trovare le risorse necessari a far tornare i conti nel passaggio dall’IMU alla TASI. Ma, secondo Fermobili Umbria – Confcommercio, non è in questo modo che si opera per la ripresa.

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