Cenni storici sulla costruzione e sulla caduta del Muro di Berlino

Cenni storici sulla costruzione e sulla caduta del Muro di Berlino

La seconda guerra mondiale ha comportato un mutamento profondo degli equilibri mondiali in quanto ha sancito da una parte la fine della centralità delle grandi potenze europee e dall’altra l’entrata in scena di due superpotenze come gli Stati Uniti d’America (USA) e l’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS o Unione Sovietica) sorta nel 1922 come unione alla Repubblica russa, comprendente l’intera Siberia, delle altre province dell’ex Impero zarista (l’Ucraina, la Bielorussia, l’Azerbaigian, l’Armenia e la Georgia) e  in cui i russi erano la nazionalità dominante.

Durante la fase finale della guerra i sovietici (J. V. Stalin ), gli americani ( F.D. Roosevelt) e gli Inglesi (W. Churcill) nelle Conferenze di Mosca (ottobre 1944) e di Yalta in Crimea (febbraio 1945) si  sono accordati sulla futura sistemazione dell’Europa avendo stabilito in particolare che la Germania sarebbe stata divisa provvisoriamente in quattro zone d’influenza (statunitense, sovietica, britannica e francese) e sottoposta a penetranti misure di “denazificazione” e che i popoli dei paesi liberati avrebbero potuto  svolgere libere elezioni. La capitale Berlino, all’interno della zona sovietica, sarebbe stata anch’essa divisa in quattro zone.

Stati Uniti e Gran Bretagna nel ’47 hanno avviato l’integrazione delle zone  sotto loro controllo e nel 1949 sono state unificate le tre zone occidentali della Germania (ivi compresa  quella francese) ed è stata proclamata la Repubblica federale tedesca (Brd) con capitale a Bonn. L’URSS ha risposto con la creazione, nella parte orientale, della Repubblica democratica tedesca (Ddr) con capitale  a Pankow, sobborgo di Berlino. Era arrivata così a compimento la divisione dell’Europa in due  blocchi, quello occidentale sotto l’egemonia degli USA e quello orientale sotto l’egemonia dell’URSS. Dopo la morte di Roosevelt nel 1945, con l’entrata in crisi della “grande alleanza”antihitleriana e la fine del suo grande disegno di cooperazione tra Occidente e URSS,  ha avuto luogo l’ascesa alla presidenza USA di H. Truman con l’affermazione della c.d. “dottrina Truman” o anche “teoria del contenimento” e la campagna anticomunista avente come protagonista il senatore repubblicano McCarty (c.d. “maccartismo”). Ha avuto inizio pertanto una vera e propria contrapposizione tra i due blocchi che è stata comunemente definita “guerra fredda”, combattuta non sui campi di battaglia ma con le armi dell’ideologia e della propaganda, e che ha vissuto la fase più acuta proprio nel quinquennio 1948-1953, anno quest’ultimo della morte improvvisa di Stalin.

Il Patto atlantico e il Patto di Varsavia hanno completato la divisione in due dell’Europa. Il Patto atlantico, firmato a Waschington nell’aprile 1949 e che prevedeva anche un dispositivo militare integrato, la Nato, era un alleanza difensiva contro un possibile attacco sovietico tra gli Stati Uniti, il Canada e i paesi dell’Europa occidentale (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e Italia), con la successiva adesione di Grecia, Turchia e, nel 1955, anche della Germania federale, nonché nel 1982 dalla Spagna. Il Patto di Varsavia, firmato a Mosca nel maggio 1955, era un’alleanza difensiva stretta, a seguito dell’adesione della Germania occidentale alla Nato, tra  l’Urss e i c.d. paesi satelliti (Germania est, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dotata anch’essa  di un’organizzazione militare integrata.

La vicenda del Muro di Berlino ha avuto inizio nel periodo di presidenza degli USA da parte di J.F. Kennedy (1960-1963, anno del suo assassinio a Dallas il 22 novembre), eletto nel novembre 1960, primo cattolico ad entrare nella Casa Bianca e facente riferimento alla tradizione progressista di Roosevelt, aggiornandola col riferimento alla “nuova frontiera“. La sua presidenza è stata caratterizzata da un forte slancio riformatore ma, in politica estera, ha seguito una linea che se da una parte enfatizzava i toni della pace e della distensione con l’Est, dall’altra risultava assolutamente intransigente sulle questioni essenziali.

L’incontro di Vienna nel giugno 1961 tra Kennedy e il nuovo Segretario generale del Partito comunista dell’Unione Sovietica (PCUS, cosi denominato dal 1925)  e nuovo leader dell’Unione Sovietica, N. Kruscëv (1953-1964), sul problema di Berlino Ovest si era risolto infatti con un fallimento perché gli americani la consideravano parte integrante della Germania federale e invece i sovietici volevano trasformarla in “città libera”. I sovietici hanno allora risposto costruendo un muro di separazione delle due parti della città e hanno chiuso l’unico varco con la cortina di ferro in modo da rendere praticamente impossibile le fughe, allora frequenti, dal settore orientale a quello occidentale.  Il Muro di Berlino è divenuto così  il simbolo più evidente della divisione della Germania, nonché dell’Europa e del mondo secondo le linee già tracciate dalla “guerra fredda”.

Dopo la c.d. “seconda guerra fredda” tra la fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’80, anni del potere incontrastato del segretario del PCUS L. Breznëv che ha approfittato della relativa debolezza degli Stati uniti  per avvantaggiarsi negli armamenti e ampliare la sfera d’influenza in tutti continenti, la svolta per l’Urss e il mondo intero è arrivata con la morte di Breznëv nel 1982 e con l’assunzione della segreteria del PCUS nel 1985 da parte di Michail S. Gorbacëv, (nella foto in visita alla Città di Todi il  17 novembre 1996).  Gorbacëv  apparteneva  a una generazione non coinvolta nello stalinismo e ha introdotto molte novità nella politica sovietica sia sul piano interno che su quello internazionale. In materia di politica economica con la “perestroika” (cioè” riforma”) ha cercato di introdurre nel sistema socialista elementi di economia di mercato. Sul piano istituzionale nel 1988 ha promosso una nuova Costituzione che, fermo restando il sistema del partito unico, distingueva le strutture dello Stato da quelle del partito e lasciava spazio a forme di pluralismo con l’ingresso nel Congresso dei soviet (organismo al vertice del potere istituzionale dell’Unione) di esponenti del dissenso tra cui il fisico  A. Sacharov. Nel 1990 il Congresso ha eletto Gorbacëv Presidente dell’URSS. Oltre alle riforme ha avviato un processo di liberalizzazione interna all’insegna della “glasnost”(cioé “trasparenza”) e in senso ampio“libertà d’espressione”. A seguito delle aperture riformistiche di Gorbacëv ha avuto luogo il rilancio del dialogo con l’Occidente che ha trovato come interessato il Presidente americano R. Reagan al secondo mandato (1984-1988) e con la volontà di concludere in bellezza con una nuova trattativa globale con l’URSS.

Mutamenti politici avevano nel frattempo avuto luogo anche in Europa occidentale e in particolare nella Repubblica federale tedesca dove il partito di maggioranza, l’Unione  cristiano-democratica (CDU), nel 1966, non avendo raggiunto un accordo con i liberali (FDP), aveva dato vita ad  una grande coalizione con i socialdemocratici (SPD) guidati da W. Brandt. Nel 1969 i socialdemocratici hanno rotto tale coalizione e ha avuto inizio la stagione dei governi socialdemocratici-liberali caratterizzata da una nuova linea di politica estera volta alla normalizzazione dei rapporti con i paesi del blocco comunista, compresa la Germania Est ( c.d. “Ostpolitik”o “politica orientale”) durante i due cancelleriati di W.Brandt (1969-1974) e i tre di H. Schmidt (1974-1982), seguiti poi di nuovo dai  cinque cancelleriati di H. Kohl (CDU-CSU-FDP) dall’82 al ’98.

 Il 9 novembre 1989, a seguito dell’annuncio di un portavoce del governo tedesco orientale dell’avvenuto ripristino della libera circolazione tra le due parti di Berlino divise dal ’61 dal muro di separazione, una moltitudine di Berlinesi si   riversò nei pressi del muro e oltrepassò i varchi aperti. Infine, in un clima di festa e riconciliazione, i berlinesi cominciarono a smantellare il muro e a portarne a casa i pezzi come ricordo. Dopo poco il muro di Berlino è stato abbattuto quasi completamente.

Il crollo del muro ha coinciso con l’apertura dei confini tra le due Germanie e ha rappresentato in modo simbolico la fine della “guerra fredda” e della divisione in due dell’Europa. L’avvenimento ha di fatto rilanciato la questione dell’unità tedesca che in precedenza non era stato possibile affrontare per l’opposizione dell’URSS.

Nel marzo 1990 si sono svolte le elezioni nella Germania dell’Est e la vittoria è andata  ai cristiano-democratici che, d’accordo con i loro amici di partito (CDU) allora al governo nella Germania occidentale, hanno proceduto celermente a liquidare l’entità statale DDR ormai priva di legittimità. L’efficace azione di governo di Kohl è riuscita poi a realizzare un’operazione molto complessa di riunificazione della Germania e ad integrarla nell’Alleanza atlantica. Nel maggio 1990 i due governi tedeschi hanno firmato il trattato di unificazione economica e monetaria.

Nell’ottobre 1990, dopo l’assenso del leader sovietico e Premio Nobel per la pace Gorbacëv, è entrato in vigore il trattato di unificazione politica, accettato  dalle ex potenze occupanti e cioè dagli Stati uniti  con Presidente G. H. W. Busch (1989-1993) e dall’URSS con Presidente Gorbacëv (1990-1991). Dopo oltre un quarantennio di divisione, la Germania è tornata ad essere uno Stato unitario.

L’abbattimento della cortina di ferro è stata di stimolo alla caduta anche degli altri regimi comunisti dell’Europa orientale e alla loro democratizzazione. Nel dicembre 1991, la gran parte delle 15 Repubbliche che costituivano l’URSS hanno dato vita alla Comunità degli Stati indipendenti (CSI) e le dimissioni di Gorbacëv hanno sancito la fine dell’Unione Sovietica.

Dott. Alfonso Gentili- ex Segretario generale del Comune di Todi  

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