Rems introvabile, famiglia nel panico per figlia gravemente invalida
Una famiglia residente in Umbria sta vivendo un incubo, sentendosi abbandonata dalle istituzioni nella gestione della figlia Asia, una giovane riconosciuta invalida al 100% dal 2020 a causa di un grave disturbo bipolare, evolutosi in una condizione borderline e associato a un’elevata pericolosità sociale. La madre, Francesca Basilici, descrive una situazione di profonda solitudine, esasperata dalla difficoltà di trovare una struttura idonea per la figlia, nonostante un provvedimento del tribunale.
Asia, che ha già diversi reati a suo carico, ha la facoltà legale di rifiutare le cure, una circostanza che rende vano ogni tentativo della famiglia di aiutarla. Dopo un episodio di violenza in cui la ragazza ha aggredito una persona con un coltello e un tentato suicidio, la famiglia era riuscita a farla ricoverare volontariamente in una comunità, l’unica che aveva accettato di accoglierla in quel momento. Tuttavia, la struttura non era ritenuta adatta alle sue esigenze, che richiedono un ambiente più specifico e sicuro come una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems).
Il 16 giugno, il Tribunale di Sorveglianza di Spoleto ha emesso un provvedimento che impone l’obbligo di ricovero in una Rems. La madre, inizialmente sollevata, ha però scoperto la drammatica verità quando la figlia è fuggita dalla comunità: finché non ci sarà un posto disponibile, Asia è considerata libera e senza obblighi. Questo vuoto normativo e strutturale lascia la famiglia in balia degli eventi. “Ci sono solo 100 posti femminili in tutta Italia” ha affermato la madre, sottolineando l’insostenibile carenza di strutture.
La situazione è precipitata in un’angoscia costante. Asia, fuggita di nuovo, è stata rintracciata dalla madre dopo un appello sui social network, ma continua a non prendere i farmaci salvavita e rischia di riavvicinarsi alle sostanze stupefacenti, mettendo a repentaglio la propria vita. “Rischiamo anche che muoia” ha dichiarato la signora Basilici, con la voce rotta dalla disperazione. Da vedova e con un’altra figlia di sette anni, la donna si trova a dover affrontare tutto da sola.
La signora Basilici denuncia una totale mancanza di supporto e chiarezza istituzionale. Solleva dubbi su chi debba occuparsi concretamente di farle trovare un posto in Rems, indicando il DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) e non più i servizi sociali, un dettaglio che aggiunge confusione a una situazione già critica. La famiglia si sente tradita da un sistema che, pur riconoscendo la gravità del problema, non fornisce gli strumenti necessari per risolverlo, lasciando una madre a lottare da sola contro un destino che sembra ineluttabile. L’appello disperato della donna è un grido d’aiuto per sé, per sua figlia e per tutte le famiglie che vivono in situazioni analoghe, chiedendo un intervento immediato per evitare conseguenze tragiche.

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