Il procuratore: niente mafia stabile ma forti infiltrazioni
Nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone delineerà un quadro complesso della criminalità in Umbria. Secondo la sua relazione, nella regione non si registrano strutture mafiose stabili, ma emergono segnali concreti di infiltrazioni criminali legate a riciclaggio, traffico di droga e investimenti illeciti.
Canton ha ribadito che le recenti indagini confermano l’assenza di “locali” mafiose operative sul territorio. Tuttavia, le inchieste hanno evidenziato rischi legati a investimenti sospetti nei settori edilizio, turistico e dei rifiuti, nonché nel commercio di prodotti petroliferi, con collegamenti diretti a gruppi meridionali e con la Direzione Nazionale Antimafia costantemente coinvolta.
Un fronte particolarmente critico resta il narcotraffico, con Perugia descritta come snodo logistico per oltre mille chili di eroina provenienti dall’estero. L’attività, ha spiegato Cantone, è gestita soprattutto da organizzazioni straniere, in prevalenza albanesi e nigeriane, che strutturano vere e proprie “piazze di spaccio” con manovalanza nordafricana irregolare. Le indagini hanno inoltre documentato rapporti tra gruppi nigeriani e clan camorristici, capaci di costruire un hub stabile per la distribuzione di eroina e cocaina.
Accanto al traffico di droga, i reati predatori continuano a pesare sull’Umbria. I furti restano tra i fenomeni più avvertiti dalla popolazione, spesso messi a segno da bande itineranti provenienti da Campania e Lazio, in parte composte da soggetti di etnia rom. Le rapine, seppur numericamente inferiori, hanno coinvolto uffici postali e gioiellerie, con autori in gran parte identificati.
Il procuratore Cantone ha richiamato l’attenzione anche su altri comparti vulnerabili: la ristorazione, le strutture ricettive e persino le frodi legate ai bonus Covid, dove sono emersi contatti con la criminalità campana. Secondo il magistrato, la pressione delle organizzazioni resta alta e impone vigilanza costante, nonostante l’Umbria non sia considerata “terra di mafia”.

Commenta per primo