I legali puntano su nuova analisi per ricostruire il colpo
È iniziato davanti al giudice per l’udienza preliminare di Firenze il nuovo procedimento per la morte di Davide Piampiano, il giovane di 24 anni ucciso durante una battuta di caccia sul Monte Subasio l’11 gennaio 2023. Sul banco degli imputati c’è Piero Fabbri, accusato di omicidio colposo aggravato dalla colpa cosciente, che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato.
Il processo – come scrive Luca Fiorucci su La Nazione – si è aperto dopo il rigetto della proposta di patteggiamento avanzata dalla difesa di Fabbri, rappresentata dall’avvocato Luca Maori, che aveva chiesto una condanna a tre anni da scontare fuori dal carcere tramite lavori di pubblica utilità. Il gup aveva respinto la richiesta giudicandola incongrua, anche per le incertezze legate all’eventuale risarcimento delle parti civili attraverso il Fondo per le vittime di incidenti di caccia.
Nel nuovo dibattimento, l’accusa torna a concentrarsi sulla ricostruzione dell’episodio avvenuto al Fosso delle Carceri, dove il colpo partito dall’arma di Fabbri colpì mortalmente Piampiano. I legali della famiglia, gli avvocati Franco Matarangolo, Giovanni Flora e Francesco Maresca, ribadiscono che non si trattò di un tragico errore, ma di un gesto consapevole, sostenendo che sparando a quell’altezza e senza piena visibilità, l’imputato avrebbe accettato il rischio di colpire qualcuno.
Nel corso dell’udienza, la parte civile ha chiesto di effettuare una nuova consulenza basata sulla realtà immersiva, in grado di ricostruire la scena con visori speciali che permetterebbero di “rivivere” il momento del colpo, come se si fosse presenti sul luogo. Tale analisi, spiegano i legali, si fonderebbe sul materiale già agli atti, compresa la perizia bioinformatica depositata in precedenza.
Il giudice si è riservato di decidere sull’istanza, rinviando l’udienza al 9 dicembre, quando Procura e difesa presenteranno le proprie conclusioni. Solo dopo aver valutato gli elementi raccolti, il magistrato determinerà se emettere la sentenza o disporre la nuova consulenza “immersiva”, che rappresenterebbe un passaggio inedito nel processo.
«Siamo fiduciosi, attendiamo le determinazioni del giudice», ha dichiarato l’avvocato Franco Matarangolo, in attesa del prossimo confronto in aula.

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