“Non ho colpito nessuno, ho solo raccolto il coltello”
“Non ho ucciso Hekuran Cumani. Non ho colpito nessuno e non ho partecipato alla rissa.” Con queste parole Yassin Amri, ventunenne di Ponte San Giovanni, ha respinto ogni accusa nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al sostituto procuratore Gemma Miliani e al giudice per le indagini preliminari Valerio D’Andria. Il giovane, detenuto dal venerdì precedente con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato, è stato ascoltato nel carcere di Capanne, dove ha fornito la sua versione dei fatti riguardanti la notte in cui Hekuran Cumani è stato ucciso nel parcheggio dell’Università di Perugia.
Assistito dal suo legale, l’avvocato Vincenzo Bochicchio, Amri ha negato ogni coinvolgimento nella morte del ventenne di origini albanesi, sostenendo di essersi allontanato dal luogo della rissa insieme ad alcuni amici. Secondo quanto riferito, il gruppo si sarebbe allontanato in auto nei momenti in cui si consumava l’aggressione che ha portato al ferimento mortale di Cumani. L’indagato ha affermato di aver solo raccolto un coltello da terra, appartenente a un altro ragazzo rimasto coinvolto nella colluttazione e già arrestato nei giorni precedenti per porto di oggetti atti a offendere.
“Non avevo nessun coltello – ha dichiarato – ho solo raccolto quello che lui aveva gettato dopo essere stato picchiato. Ero spaventato, poi l’ho buttato via e me ne sono andato”. L’interrogatorio, durato meno di mezz’ora, si è concentrato sulle fasi successive alla rissa. Amri ha spiegato di non comprendere le affermazioni di alcuni amici che avrebbero riferito di averlo sentito ammettere di aver accoltellato qualcuno o visto in mano sua un’arma sporca di sangue. “Non ho mai detto una cosa simile – ha ribadito – eravamo tutti ubriachi e sotto shock”.
Il giovane ha poi raccontato di essersi recato, come previsto, a casa di un’amica, dove avrebbe trascorso la notte. Lì avrebbe chiesto in prestito una tuta per cambiarsi, negando però di averle mai chiesto di nascondere i suoi vestiti. Solo il giorno successivo, ha riferito, avrebbe appreso al telefono la notizia della morte di Hekuran Cumani. “Ero terrorizzato – ha aggiunto – e tornando verso casa ho gettato il mio cellulare nel Tevere, solo per paura.”
Quando gli agenti di polizia si sono presentati con un decreto di perquisizione e sequestro, Amri ha consegnato un vecchio telefono, spiegando che era l’unico in suo possesso. La sua versione sarà ora al vaglio degli inquirenti, che proseguono le indagini per chiarire la dinamica della rissa e le responsabilità individuali dei presenti. Il quadro investigativo rimane complesso, ma le dichiarazioni rese davanti al giudice rappresentano il primo atto difensivo formale del ventunenne, che continua a proclamarsi estraneo all’omicidio Cumani.

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