Insegnante di sostegno accusata di minacce, strattoni e schiaffi
È accusata di maltrattamenti aggravati ai danni di una studentessa con autismo infantile, l’insegnante di sostegno finita sotto inchiesta nel comprensorio spoletino. Il Pubblico Ministero Federica Filippi, sostituto procuratore presso il tribunale di Spoleto, ha formalmente chiuso le indagini preliminari, aprendo la strada a una possibile richiesta di rinvio a giudizio. Lo riporta oggi il Corriere dell’Umbria.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la docente avrebbe abusato della sua posizione, infliggendo alla minore minacce, comportamenti denigratori e violenze fisiche durante l’orario scolastico. A far partire l’inchiesta è stato un esposto presentato dai familiari della ragazza, che hanno segnalato situazioni anomale riscontrate nella quotidianità della figlia. Le successive indagini, supportate anche da telecamere installate all’interno della scuola, hanno permesso ai Carabinieri di documentare numerosi episodi.
Il capo d’imputazione elenca una lunga serie di comportamenti violenti: la docente avrebbe isolato la studentessa dal gruppo classe, costringendola a restare in una stanza separata, trascurandola per lunghi periodi e restando concentrata sul proprio cellulare. In altre occasioni avrebbe strattonato la minore, facendola cadere o urtare contro banchi e stipiti, provocandole lividi. In alcuni casi, dopo averla fatta cadere, la docente l’avrebbe anche colpita con schiaffi.
Nel periodo tra gennaio e febbraio 2025, sono stati documentati diversi episodi: pizzichi, spinte, graffi e schiaffi in momenti di crisi della minore, fino all’uso della forza per trascinarla o spingerla contro oggetti. La giovane è oggi seguita dall’avvocato Antonio Francesconi.
Contattata dal Corriere dell’Umbria, la difesa dell’insegnante, rappresentata dall’avvocato Patrizia Frascarelli, ha preferito non commentare nel merito, specificando che è ancora in corso la redazione della memoria difensiva. Il GIP ha rigettato una precedente richiesta di misura interdittiva, non ravvisando nella fase iniziale la gravità dei fatti come ipotizzati. Tuttavia, con la chiusura delle indagini, la docente potrà ora chiedere di essere interrogata o presentare una memoria prima che la procura formalizzi la richiesta di rinvio a giudizio.

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