Legge bavaglio, presidente Mino Lorusso, è minaccia a democrazia
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, Mino Lorusso, solleva un allarme sulla recente approvazione della legge bavaglio da parte del Parlamento italiano. L’ordinamento impone ai giornalisti di astenersi dalla pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare fino al termine delle indagini, scatenando preoccupazioni sull’equilibrio democratico e sulla libertà di informazione.
Lorusso sottolinea la necessità di celebrare i processi in tribunale, ma contesta il divieto totale di divulgare informazioni fino alla conclusione delle indagini. Afferma che, se da un lato è cruciale rispettare la presunzione d’innocenza, dall’altro non si può privare l’opinione pubblica delle notizie e impedire la formazione di opinioni contrastanti.
L’Ordine Umbro dei Giornalisti, scrive Enzo Bertta in una intervista al presidente riportata su U24, promuove l’autoregolamentazione, ma critica la mancanza di equilibrio nella nuova legge, definendola un “bavaglio” e una “forzatura”. Lorusso evidenzia la reciprocità di squilibri nella normativa, mettendo in discussione la volontà di limitare la libertà di stampa.
Il presidente dell’Ordine riflette sulla democrazia, sottolineando che la condivisione e il rispetto dei diritti sono essenziali per mantenerla forte. L’instaurarsi di leggi restrittive, secondo Lorusso, potrebbe condurre a una democrazia fasulla in cui la Costituzione diventa un formalismo senza valore.
In merito alla presunzione di innocenza, Lorusso ritiene che la tutela dei diritti individuali e collettivi debba essere bilanciata. Avverte che la legge bavaglio potrebbe indebolire la democrazia, minacciando la pace e la libertà.
Lorusso cita esempi storici, come Tangentopoli, per illustrare come un giornalismo responsabile debba narrare anche le inchieste che non portano a conclusioni giudiziarie. L’Ordine Umbro dei Giornalisti, condannando la legge bavaglio, annuncia un prossimo documento sulla presunzione di innocenza.
Infine, Lorusso sottolinea che l’Ordine cerca un approccio costruttivo e propositivo ma avverte che, se la democrazia viene minacciata, potrebbero essere necessarie azioni di protesta per preservare la libertà di stampa e i principi democratici.

Spero sia finita l’epoca (da “mani pulite” in poi) in cui certi giornali mettevano, e alcuni mettono ancora, alla gogna un semplice indagato ben prima che abbia inizio il processo. Non c’è nessuna minaccia alla democrazia. Piuttosto c’è stata quando un semplice “avviso di garanzia” veniva utilizzato (da certi giornali) come una prova di colpevolezza dimenticando la presunzione di innocenza. C’è chi non ha fatto una corretta informazione, ma piuttosto un’operazione a fini politici.