La tragedia di Vincenzo, un sistema che non ha funzionato
Il 9 giugno scorso, Vincenzo Pugliese è stato trovato senza vita a causa di un’overdose, un mix di psicofarmaci e una dose letale di metadone. La storia di Vincenzo non è solo una delle tante tragedie legate alla droga; è un grido di aiuto, un interrogativo su un sistema che, in qualche modo, non è riuscito a proteggere un giovane in cerca di salvazza. Lo scrive il Messaggero dell’Umbria in un articolo a firma di Egle Priolo.
Antonella Scelzo, madre di Vincenzo, è distrutta dal dolore e dalla rabbia. Non solo per la perdita di suo figlio, ma per un sistema che non è riuscito a fornire le risposte e l’aiuto necessario. “Ci hanno abbandonato. Hanno abbandonato Vincenzo. Ora lui è morto, e io voglio solo sapere perché”, dichiara con voce rotta dal dolore.
Vincenzo, descritto dagli ex professori come “intelligente e tra i più brillanti della classe”, ha iniziato a essere seguito dal Centro di salute mentale all’età di 17 anni. Nel 2021, dopo il suo primo ricovero in psichiatria, è stato diagnosticato con disturbi ciclotimici e disturbi della personalità, successivamente classificati come bordeline. Questi problemi lo hanno spinto verso l’abuso di sostanze stupefacenti, culminando in una polidipendenza, autolesionismo e episodi di violenza.
La madre racconta la disperazione nel cercare aiuto per suo figlio. Nel 2022, Antonella si è trovata costretta a denunciarlo per comportamenti aggressivi e alterati. Nonostante un richiamo netto del giudice per farlo inserire in una comunità sotto libertà vigilata, Vincenzo è rimasto a casa, in una situazione difficile da gestire per la madre e i nonni anziani che lo ospitavano.
“Per mesi siamo stati rimbalzati tra uffici e strutture, ma niente. Per lui non c’era posto”, lamenta Antonella. La madre ha anche contravvenuto a disposizioni a sua tutela, accompagnandolo alle visite e cercando disperatamente una sistemazione per lui.
Nonostante il suo desiderio di uscirne e tornare a una vita normale, Vincenzo è stato trovato morto a causa di un’overdose. Un’ultima dose che ha messo fine a una vita giovane e promettente.
Ora, la madre vuole risposte. Vuole sapere perché il sistema non è riuscito ad aiutare suo figlio quando ne aveva più bisogno. La storia di Vincenzo è una richiesta di cambiamento, un appello affinché il sistema sanitario fornisca un supporto più efficace a coloro che lottano con la dipendenza e la salute mentale. La sua memoria deve essere un monito affinché nessun altro debba affrontare la stessa tragica fine.

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