Inchiesta sanità, botta e risposta tra Luigi Zizzari e Davide Vecchi

 
Chiama o scrivi in redazione


Inchiesta sanità, botta e risposta tra Luigi Zizzari e Davide Vecchi
Luigi Zizzari

Inchiesta sanità, botta e risposta tra Luigi Zizzari e Davide Vecchi

Egregio Davide Vecchi (direttore del Corriere dell’Umbria), io sono Luigi Zizzari, uno dei firmatari dell’appello ai giornalisti perché nella vicenda della “sanitopoli” umbra l’informazione non travalichi talvolta i limiti del vivere civile. Io, confesso, avevo qualche perplessità a sottoscrivere l’appello in quella precisa forma perché qui come altrove non è la prima volta che vengono dati in pasto all’opinione pubblica fatti e circostanze che con lo specifico oggetto delle indagini poco hanno a che fare.

© Protetto da Copyright DMCA

La responsabilità? Di tanti, a cominciare dai magistrati e, giù giù, fino ai giornalisti che, in tempi in cui sui social e sui telefonini si trova di tutto, hanno per questo meno colpe del passato. E tuttavia non po’ di colpe le hanno. Da qui quell’invito alla moderazione, che anche io ho sottoscritto.

Lei invece ci ha risposto con un invito sprezzante a vergognarci, condito da una insinuazione mafiosetta. La collega Lucia Baroncini – di cui condivido totalmente lo sdegno – le ha fatto sapere che, per quanto si sforzi, non si sente per questo agitata. Io invece sono stato preso dal panico. Ho anche io, come centinaia, migliaia di persone (ecco il vero problema!), la trascrizione delle intercettazioni che non fanno onore agli indagati, portando alla luce un sistema nel quale, vivaddio, i magistrati hanno ora deciso di mettere il naso. In quelle carte io non ci sono. Con nessuno degli indagati mi sono sentito. Ma, mi sono detto, per quel che scrive il Direttore con la stessa autorevolezza del Pasolini di “Io so”, è proprio da escludere che qualcuno possa avermi in qualche modo tirato in ballo? E io sì, io mi sono agitato.

A ciascuno di noi è capitato di trovarsi in delicate circostanze a dover decidere la più giusta strada da seguire tra disegni politici, interessi commerciali ed etica professionale (e personale). Fortunatamente nell’esercizio della professione giornalistica si lascia traccia indelebile. Quindi si può sempre verificare se talvolta vi sia stata omertà sulla moralità di chicchessia ovvero si abbia solo avuto doveroso rispetto della dignità delle persone. E’ questione di cultura. Ma non si sa mai. Allora mi aiuti.

Considerato che ci ha squadernato un curriculum che lo pone tra i più brillanti giornalisti d’inchiesta del ventennio, con la stessa statura di un novello Marchese del Grillo (“Io so’mi aspetto io…”), un professionista che non guarda in faccia a nessuno secondo le auree regole del Giornalismo, una rara persona con la schiena dritta, dia ad uno un po’ ingobbito (nel fisico, per l’età) una mano a fugare il timore che possa scappare fuori il suo nome, con accluso aiutino ricevuto da qualcuno degli indagati (e loro conoscenti).

Non che lei ne abbia bisogno. Tuttavia, per facilitarla nell’investigazione, le fornisco un po’ di dati. Le mie generalità, residenze varie, sedi di lavoro, ruoli ricoperti e fonti di reddito (pensione Inpgi) sono facilmente verificabili. Posso aggiungerle che: ho la proprietà di una casa a Perugia e di una ereditata nel paese natale; ho due figli (di cui sono fiero), una ex moglie ed una quarantennale compagna (con una incrollabile fiducia nella medicina alternativa); sono titolare di un conto corrente (di cui, a richiesta, posso fornirle le coordinate); infine ho due auto, un motorino, un taglia erba, un decespugliatore, una motosega.

E sino all’altro ieri ho creduto di non avere alcun motivo per cui vergognarmi. Però adesso mi è entrato un tarlo nel cervello: e se fosse? e se il Grande Inquisitore riuscisse a sapere quello che io non so? Mi affido pertanto a lei per una accurata indagine, i cui risultati mi aspetto di leggere sul suo autorevole giornale, in ossequio a quella che nel resto del mondo si chiama trasparenza. Ma, la prego, faccia presto. Sono certo che capirà: alla mia età è assai pericoloso restare a lungo in quel profondo stato di agitazione in cui ci ha cinicamente voluto cacciare.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*