Festa della Donna ed escort, 120mila donne non tutelate in Italia

Discriminate nei Diritti di lavoratrici e condannate allo stigma sociale

 
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Festa della Donna ed escort, 120mila donne non tutelate in Italia

Festa della Donna ed escort, 120mila donne non tutelate in Italia

In Italia si contano almeno 120.000 sex worker (escort ndr) e circa 20 milioni di clienti annui. Solo nella dimensione online Escort Advisor, il primo sito di recensioni di escort in Europa, ha rilevato circa 500.000 annunci di escort pubblicati sul web solo nel 2020, il 22% in meno rispetto al 2019 (più di 600.000 circa) a causa dell’emergenza Covid.

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Le sex worker sono donne e donne trans che si emancipano attraverso la loro sessualità non sentendosi oggetti, ma “operatrici” che erogano servizi a pagamento a chi li richieda. Nonostante i numeri del settore, questo succede però in una dimensione che in Italia è legale, ma non regolamentata, così queste donne soffrono il vuoto normativo esistente non potendo accedere ai diritti e doveri come qualsiasi altra professione. Situazione che si è aggravata a causa dell’emergenza Covid.

Per fare un paragone, in Italia ci sono circa 240.000 avvocati, 105.000 pizzaioli, 40.000 tassisti, 45.000 dentisti. Escort Advisor ha registrato questi numeri nel 2020: 80.500 recensioni scritte, 23.101.343 di utenti unici annui, 258.125.465 visualizzazioni di profili di escort e 419.031.429 ricerche sul sito. Inoltre, gli uomini cercano su internet le escort circa 2 milioni di volte al mese in Italia.

L’8 marzo è giorno di lotta per l’uguaglianza e parità di Diritti in un mondo che è ancora un po’ sbilanciato dal peso del patriarcato – spiega Pia Covre, Presidente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – Poter scegliere il sex work significa poter disporre in libertà e con pieno diritto del proprio corpo e della propria sessualità, senza subire condizionamenti. Il lavoro dà indipendenza alle donne, sono almeno due secoli che i movimenti femministi lottano per questo e perché oltre all’emancipazione vengano garantite condizioni dignitose nel lavoro. Questo vale anche per il sex work, è un lavoro che può rendere indipendenti ed emancipate le donne. Per questo lottare perché le condizioni migliorino è un dovere di ogni donna che si ritenga femminista

In Italia, però sono molti i passi che si devono ancora fare perché le donne possano sentirsi libere nel lavoro sessuale: “Siamo ancora fermi a posizioni vecchie di mezzo secolo, tanti sono gli anni della legge Merlin che (non) governa il sex work. Nessun dibattito completo per una riforma è mai stato fatto in questi anni in Parlamento nonostante le molte richieste della nostra Associazione – continua Pia Covre – Così viviamo colpite dai regolamenti sanzionatori e dalle misure punitive come fossimo delle delinquenti.  Discriminate nei nostri Diritti di lavoratrici e condannate allo stigma sociale. Per superare tutto questo abbiamo bisogno che si riconosca che il sex work è lavoro, con diritti e tutele garantiti da leggi dello Stato. Questo ci metterebbe in condizione di lavorare in modo dignitoso. Nessuna donna deve sentirsi colpevole o vittima perché fa la sex worker. Per questo una buona legge è necessaria e dovrebbe farci sentire cittadine orgogliose della nostra vita e del nostro lavoro”.

Della stessa idea Mike Morra, fondatore di Escort Advisor: “Non si stanno facendo passi avanti sulla regolamentazione del settore del sesso a pagamento. L’ultima sentenza (141) del 2019 della Corte Costituzionale è anche offensiva verso le sex worker. Le considera persone incapaci di intendere e di volere. E’ radicato nella nostra società che la prostituzione sia inevitabilmente legata allo sfruttamento. Non si vuole credere nella scelta consapevole e razionale di utilizzare il corpo per lavorare, seguendo spesso una vocazione. Le recensioni, da un certo punto di vista, aiutano le sex worker nella loro affermazione: gli uomini cercano la qualità negli incontri e vogliono evitare le donne che operano sotto coercizione. Inoltre, le recensioni aiutano le sex worker con la loro reputazione web, che si completa con un profilo personale in cui esprimere la propria professionalità”.

 

1 Commento

  1. Ma la prostituzione in Italia è già tassata; questo ai sensi dell’articolo 36 comma 34bis della Legge 248/2006, come chiarificato dalla Cassazione con le Sentenze n. 10578/2011, 18030/2013, 7206/2016, 15596/2016, 22413/2016 e dalla Corte Costituzionale con Sentenza 141/2019. Il Codice relativo è 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.
    Cosa aspettano i sex workers ad aprire la partita IVA e pagare le tasse in merito, rilasciando la ricevuta fiscale ad ogni rispettivo cliente?

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