Femminicidio Laura Papadia, al via processo contro Romita

Femminicidio Laura Papadia, al via processo contro Romita

Prima udienza a Terni dopo il delitto avvenuto a Spoleto

È iniziato davanti alla Corte d’assise di Terni il processo a carico di Nicola Gianluca Romita, agente di commercio quarantottenne imputato per l’omicidio aggravato della moglie Laura Papadia, strangolata nella notte tra il 25 e il 26 marzo di un anno fa nell’abitazione della coppia a Spoleto.

La prima udienza si è aperta con l’escussione dei primi quattro testimoni, appartenenti alla lunga lista ammessa dal tribunale su richiesta delle parti. In aula erano presenti tre agenti della polizia di Stato e un carabiniere intervenuti la mattina successiva al delitto, quando lo stesso Romita contattò il numero unico di emergenza 112 annunciando di aver fatto del male alla moglie e manifestando l’intenzione di togliersi la vita.

I primi testimoni davanti alla Corte

Il collegio giudicante è presieduto dalla giudice Simona Tordelli, davanti alla quale i testimoni hanno ripercorso i momenti immediatamente successivi alla tragedia. Gli operatori delle forze dell’ordine hanno ricostruito l’intervento scattato all’alba del 26 marzo, quando la chiamata dell’imputato fece scattare l’allarme.

Secondo quanto riferito in aula, Romita si trovava al Ponte delle Torri di Spoleto, dove avrebbe minacciato di lanciarsi nel vuoto. Durante quelle ore concitate fu mantenuto un lungo contatto telefonico con una funzionaria di polizia, impegnata nel tentativo di convincerlo a desistere dal gesto estremo.

La vice sovrintendente ha raccontato ai giudici di aver parlato con l’uomo per circa un’ora e quaranta minuti. Un dialogo serrato nel quale Romita avrebbe alternato momenti di pianto a grida di disperazione, mentre dall’altra parte della città i soccorritori entravano nell’appartamento della coppia in via Porta Fuga, dove Laura Papadia venne trovata priva di vita.

Il racconto della telefonata

Durante quella lunga conversazione telefonica l’imputato avrebbe già accennato ai contrasti con la moglie, in particolare alle tensioni legate al desiderio della donna di avere un figlio. Un progetto familiare che, secondo quanto riferito, Romita non avrebbe condiviso, avendo già due figli nati da precedenti relazioni.

La funzionaria di polizia ha spiegato alla Corte che l’uomo appariva fortemente agitato, ma ha anche sottolineato di non aver percepito una piena sincerità nelle sue parole. Un elemento che si aggiunge alla ricostruzione investigativa sviluppata nelle ore successive al ritrovamento del corpo.

La lettera ritrovata con Romita

Tra i dettagli emersi nel corso della prima udienza figura anche la presenza, addosso all’imputato, di una lettera scritta a mano da Laura Papadia. Il documento, consegnato all’uomo a fine gennaio, sarebbe stato trovato con lui la mattina in cui venne fermato sul ponte.

Il contenuto della lettera non è stato ancora discusso nel dettaglio durante il dibattimento, ma la sua esistenza è stata confermata tra gli elementi acquisiti agli atti del procedimento.

La posizione della difesa

Romita ha seguito l’udienza seduto accanto ai suoi legali, mantenendo un atteggiamento impassibile mentre venivano ripercorsi i momenti successivi alla morte della moglie.

La difesa ha chiesto alla Corte di acquisire una consulenza tecnica di parte secondo cui l’imputato, al momento dell’omicidio, si sarebbe trovato in uno stato dissociativo, tale da impedirgli di comprendere pienamente le proprie azioni. La richiesta è stata accolta dai giudici e la documentazione entrerà nel fascicolo processuale.

In aula anche il fratello della vittima

Tra il pubblico presente in aula sedeva anche Fabio Papadia, fratello della donna uccisa. La sua presenza ha accompagnato l’apertura di un processo destinato a ricostruire nel dettaglio le ore che precedettero la morte della trentaseienne.

Il procedimento proseguirà nelle prossime udienze con l’ascolto di altri testimoni e con l’analisi degli elementi investigativi raccolti dagli inquirenti nelle ore successive al delitto avvenuto nell’abitazione della coppia a Spoleto. La Corte dovrà ora valutare prove, testimonianze e consulenze tecniche per definire le responsabilità penali dell’imputato.

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