Nuovo oltraggio al poliziotto ucciso a Tuoro sul Trasimeno
L’oltraggio alla memoria e la scoperta del raid
Un grave atto vandalico ha colpito la memoria di Emanuele Petri, il sovrintendente della Polizia di Stato assassinato il 2 marzo 2003 durante un controllo sul treno interregionale Roma-Firenze. Ignoti hanno tracciato scritte inneggianti al terrorismo e alle Nuove Brigate Rosse sulle mura del cimitero di Tuoro sul Trasimeno, la località umbra dove l’agente risiedeva stabilmente con la propria famiglia. Il messaggio, vergato con un pennarello nero sulla parete di una cappella gentilizia, conteneva espliciti elogi ai terroristi Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, definendo contestualmente le forze dell’ordine con insulti pesanti.
L’episodio ha destato immediato allarme nella comunità locale e un cittadino ha segnalato la presenza delle scritte ai Carabinieri della stazione locale. La scelta del luogo non appare casuale, sebbene i resti mortali del poliziotto riposino nel vicino cimitero della frazione di Vernazzano, situata sempre all’interno dello stesso comune umbro. L’atto è stato subito interpretato dagli inquirenti come una provocazione mirata e un attacco diretto al sacrificio del dipendente dello Stato.
Le indagini della Digos e la reazione della vedova
Gli investigatori della Digos hanno avviato accertamenti approfonditi sul territorio per individuare i responsabili del gesto e per comprendere la matrice dell’azione. Le autorità competenti stanno valutando se l’atto sia riconducibile a frange eversive ancora attive oppure se si tratti dell’azione isolata di un mitomane. Subito dopo i rilievi di rito operati dalle forze dell’ordine, l’amministrazione comunale ha provveduto alla totale cancellazione delle frasi offensive dalle pareti del luogo sacro.
La vedova del sovrintendente, Alma Petri, ha espresso un profondo e composto dolore dopo aver appreso la notizia direttamente dal sindaco del borgo umbro. La donna ha spiegato di essersi recata immediatamente sulla tomba del marito per verificare l’integrità del sepolcro, riscontrando fortunatamente che la struttura non era stata toccata dai vandali. La familiare della vittima ha sottolineato come questo evento abbia riaperto una ferita mai rimarginata, riportando drammaticamente la memoria a ventitré anni fa e dimostrando come lo spettro degli anni di piombo non sia del tutto svanito.
La condanna unanime delle istituzioni regionali
La notizia del raid vandalico ha suscitato una ferma e immediata reazione da parte delle istituzioni della Regione Umbria. La presidente Stefania Proietti e l’intera giunta regionale hanno espresso una durissima condanna nei confronti di quello che hanno definito un gesto ignobile e inqualificabile. I vertici dell’ente hanno rimarcato come l’atto offenda non solo la figura di Emanuele Petri, ma anche l’intero corpo sociale che si riconosce nei valori della democrazia e della legalità.
Attraverso una nota ufficiale, l’amministrazione regionale ha manifestato la massima vicinanza e l’affetto profondo alla moglie Alma, al figlio e a tutti i parenti del poliziotto, costretti a rivivere le sofferenze legate alla tragica perdita del loro caro. La giunta ha infine ribadito la necessità di respingere senza alcuna esitazione ogni comportamento che richiami i periodi più bui della storia repubblicana, esortando al mantenimento di un presidio democratico rigoroso contro ogni forma di apologia del terrorismo.

sarà il solito fascista immaginario che agita i sonni di piddinanpisti