Detenuto evade da Capanne, catturato dalla Polizia di Stato, era ancora a Perugia

L'allarme era scattato poco dopo le 13.30 e la fuga era avvenuta mentre il detenuto svolgeva attività lavorative nell’area esterna del carcere

 
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Detenuto evaso, catturato killer dalla Polizia di Stato, era ancora a Perugia

Non è durata molto la fuga di Domenico D’Andrea, un 38enne napoletano, condannato all’ergastolo per rapina e omicidio che oggi pomeriggio era evaso dal carcere di Capanne. A catturarlo, nei pressi della comando regionale della Guardia di Finanza di Perugia, gli agenti della Polizia di Stato che si erano messi sulle sue tracce. Gli agenti della Squadra mobile, del dottor Gianluca Boiano, lo hanno acchiappato in via Ettore Ricci, nel boschetto che costeggia il comando regionale delle Fiamme gialle.

  • L’allarme era scattato poco dopo le 13.30 e la fuga era avvenuta mentre il detenuto svolgeva attività lavorative nell’area esterna del carcere.

Nella zona era scattata una vera e propria caccia all’uomo coordinata dalla polizia penitenziaria, cui hanno partecipato tutte le forze di polizia. Le ricerche erano state condotto anche con l’elicottero.

Dr. Gianluca Boiano Capo della Squadra mobile di Perugia

Domenico D’Andrea nel 2007 era stato condannato all’ergastolo per rapina e omicidio. L’uomo è originario di Piscinola, periferia nord del capoluogo partenopeo,

D’Andrea è noto con il soprannome di “Pippotto” ed era in carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Salvatore Buglione (4 settembre 2006) nei pressi di una edicola in via Pietro Castellino all’Arenella. L’uomo, dipendente comunale che aiutava la moglie nell’attività commerciale, venne aggredito da un gruppo di quattro giovani di età compresa tra i 17 e i 24 anni nel corso di un tentativo di rapina, tra cui D’Andrea che all’epoca di anni ne aveva 23.

A denunciare l’evasione, avvenuta poco dopo le 13 di venerdì 7 maggio, è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. Sono in corso ricerche a tappeto in tutta la zona boschiva antistante con uno spiegamento massiccio di forze di polizia, compreso un elicottero. “Adesso è prioritario catturare l’evaso”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe. “La grave vicenda – aggiunge – porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Capanne”.

Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria, ricostruisce quanto accaduto: “L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere ed ha colto l’occasione per fuggire, presumibilmente, scavalcando una cinta bassa, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni. In svariate occasioni, il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto perugino di Capanne”. Per i sindacalisti del Sappe, dunque, “questa è una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell’istituto”.

Sulla clamorosa evasione dell’ergastolano dal carcere di Capanne si era pronuciato, poco prima delle 17, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. “La grave vicenda – aveva scritto il segretario Donato Capece – porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere di Capanne”.

Fabrizio Bonino, segretario nazionale SAPPE per l’Umbria, aveva ricostruito gli eventi: “L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere ed ha colto l’occasione per fuggire, presumibilmente, scavalcando una cinta bassa, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni. In svariate occasioni, il SAPPe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Istituto perugino di Capanne”. Per i sindacalisti del SAPPE, dunque, “questa è una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell’istituto.

Se fossero state ascoltate le continue denunce del SAPPE, probabilmente tutti gli eventi critici denunciati e questa stessa evasione non sarebbe avvenuta. E la cosa grave è che questi numeri si sono concretizzati proprio quando sempre più carceri hanno introdotto la vigilanza dinamica ed il regime penitenziario ‘aperto’, ossia con i detenuti più ore al giorno liberi di girare per le Sezioni detentive con controlli sporadici ed occasionali della Polizia Penitenziaria”.

Il SAPPE ricorda che “nell’anno 2020 si sono verificate, nelle carceri italiane 81 evasioni da istituti penitenziari (ricordo che nel periodo delle rivolte solamente a Foggia fuggirono in 72), 15 evasioni da permessi premio, 3 da lavoro all’esterno, 8 da semilibertà e 13 mancati rientri di internati. Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti.

Serve, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all’esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli Agenti di Polizia Penitenziaria”.

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