Covid, zona rossa tutta l’Umbria, non è escluso, si attende decisione

 
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Covid, zona rossa tutta l’Umbria, non è escluso, si attende decisione

Se fare zona rossa tutta l’Umbria “lo dirà il comitato tecnico, perché queste non sono scelte politiche ma strategiche legate ad esiti tecnici”. L’Umbria è pronta a vaccinare e non ha mai avuto problemi in questo senso”: lo ha detto l’assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Coletto, nel corso della conferenza stampa di aggiornamento settimanale sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Umbria, alla quale sono intervenuti, oltre all’assessore, il direttore sanitario della Regione, Claudio Dario, il commissario per l’emergenza Covid, Massimo D’Angelo, gli amministratori unici di Umbria Salute, Giancarlo Bizzarri, e di Umbria Digitale, Fortunato Bianconi, il dottor Mauro Cristofori, del Nucleo epidemiologico regionale.

Zona rossa tutta l’Umbria?

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L’incidenza del contagio cresce spostandosi progressivamente verso Terni. Dal rapporto settimanale, infatti, emerge anche che l’incidenza dei casi di positività, maggiore nelle aree dal Trasimeno e verso il perugino e folignate, stanno ora piano piano scendendo verso sud, interessando anche l’assisano, lo spoletino con la Valnerina e l’orvietano. Oggi è atteso il provvedimento da Roma che potrebbe estendere la zona rossa a tutta la regione. In Umbria la situazione è preoccupante con la curva del contagio che continua a salire. Mai così tanti ricoveri: 520 in tutti di cui 80 nelle terapie intensive.

“Se mettere anche altre aree in zona rossa significa salvare delle vite dall’infezione perché no” ha commentato Coletto. “Di politico qua come scelta c’è poco – ha aggiunto -, vanno fatte solo delle valutazioni tecniche”.

Il commissario per l’emergenza Covid, Massimo D’Angelo, ha spiegato che l’alto rischio diffusione del virus “impone misure e regole forti”. L’Umbria e le province di Trento e Bolzano fanno già parte della zona rosso scuro,
quella considerata a più alto rischio per il Covid, nella mappa aggiornata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Sono più le persone che si ammalano di quelle che guariscono

Il Nucleo epidemiologico ha poi evidenziato che al momento “sono più le persone che si ammalano di quelle che guariscono e quindi c’è un andamento in salita piuttosto lineare per gli attualmente positivi”. C’è poi “un andamento diverso dei ricoveri sia ordinari che di terapia intensiva rispetto all’ondata precedente, visto che ora – è stato detto – si toccano picchi abbastanza elevati, più alti di quando c’erano il doppio dei casi di ora”. Per il Nucleo epidemiologico questo sta ad indicare che “c’è qualcosa di più aggressivo, anche se avere dei cluster ospedalieri potrebbe inquinare il dato”.

Contagio diffuso tra la popolazione scolastica

Le tre settimane precedenti alla chiusura delle scuole hanno mostrato come la diffusione del contagio sia molto elevata nei giovanissimi. In particolare gli esperti del Nucleo epidemiologico della Regione hanno evidenziato come ci sia stato un aumento di casi nella fascia di età tra i 6-10, gli 11-13 anni e i 14-18 anni. Anche in questo caso le varianti potrebbero avere un ruolo importante perché queste, oltre ad essere più contagiose, sembrano essere più facilmente trasmettibili anche nei bambini.


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Vaccini e cure domiciliari

“Nella lotta al coronavirus sono fondamentali, insieme ai vaccini, anche le cure domiciliari. Lo ha detto l’assessore alla Sanità della Regione Umbria Luca Coletto durante l’aggiornamento. “L’Umbria – ha spiegato l’assessore Coletto – ha a disposizione 9 mila dosi di vaccino Pfizer per circa 80 mila anziani. Comunque sia, dalla prossima settimana inizieremo a vaccinare gli over 80 e vorrei precisare che gli anziani che non possono muoversi saranno vaccinati a casa dai medici di medicina generale, che sono disponibili a farlo da subito, anche se manca ancora un accordo nazionale. La Regione si è mossa a livello territoriale e in queste ore stiamo perfezionando un accordo. Ringrazio quindi i medici, per la grande professionalità e l’attaccamento al territorio che stanno dimostrando”. “Ci sono pochi vaccini contro il Covid” ha detto. “C’è – ha sottolineato Coletto – un’enorme difficoltà. Pensare di recuperare i vaccini al di fuori di quella che è la gestione governativa, come stanno facendo altre regioni, potrebbe essere una soluzione. Vediamo quello che il mercato ci offre perché effettivamente il problema maggiore in una pandemia è di essere rapidi. Se il sistema attuale è inefficiente noi cercheremo di renderlo efficiente. Ma – ha concluso Coletto – mancano i vaccini”. Nel corso dell’incontro è stato spiegato che finora “non sono arrivate risposte” sulle 50 mila dosi aggiuntive chieste dalla Regione al commissario Domenico Arcuri.

I contagiati dopo il vaccino

Il commissario per l’emergenza Covid, Massimo D’Angelo, ha anche fornito i numeri relativi ai sanitari contagiati e ai cluster negli ospedali. Al 10 febbraio risultano 98 casi di positivi dopo la seconda dose del vaccino, di questi 41 sono operatori e 57 pazienti; 67 si sono infettati entro i 7 giorni dalla seconda dose e 31 fra l’8° e il 14° giorno. E per loro il sospetto è che abbiano contratto la cosidetta variante brasiliana o inglese del Sars Cov-2. «La capacità protettiva del vaccino – ha spiegato Dario – cresce progressivamente tra la prima e la seconda dose, arrivando al 95 per cento dichiarato da Pfizer tra una settimana e dieci giorni dopo l’inoculazione della seconda dose. Quindi i dati significativi sono quelli dopo l’ottavo giorno. Parliamo di 31 soggetti infettati rispetto a 13.620 persone (0,2 per cento) che sono giunte alla seconda dose».

Reperimento di personale sanitario a supporto

Nel corso dell’incontro, il direttore Dario ha illustrato i contenuti dell’ordinanza emanata dal Capo del Dipartimento della Protezione civile per il reperimento di personale a supporto dell’attività delle aziende sanitarie e ospedaliere dell’Umbria: 97 medici, di cui 52 specializzati in anestesia e rianimazione e 45 in malattie infettive, dell’apparato respiratorio e medicina interna, 24 medici anche non specializzati, ma regolarmente iscritti agli ordini professionali, 287 infermieri e 88 operatori socio-sanitari.

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