Ciclista ternano stato arrestato senza motivo in Etiopia

Foto da Facebook

Ciclista ternano stato arrestato senza motivo in Etiopia

Il ciclista ternano di 24 anni, Lorenzo Barone, è stato arrestato senza motivo in Etiopia. In sella alla sua bicicletta ha affrontato i percorsi più difficili, dal punto di vista ambientale, ma mai si era trovato a essere privato della libertà, con militari che impugnavano AK-47, costretto ad assistere al pestaggio di altri due detenuti. E non lo nasconde a chi lo segue nel suo viaggio in solitaria: oltre 29mila chilometri dal punto più a Sud dell’Africa al punto più a est dell’Asia.

Il racconto

“L’esperienza appena vissuta è stata la più brutta e spaventosa di tutte le mia avventure. Ieri (il post è stato pubblicato domenica 15 maggio), mentre pedalavo attraverso il villaggio di Sheibi a soli 33 km dal confine con il Sudan sono stato fermato da un militare che mi ha obbligato a seguirlo fino all’accampamento. A quel punto altri militari in modo arrogante mi hanno preso la bicicletta, aperto le borse e tirato fuori tutto, senza trovare ovviamente nulla, pensavo quindi fosse finita lì. Siamo invece tornati indietro sulla stradina sterrata e al bivio mi hanno detto che non potevo proseguire il viaggio, dovevo andare dal boss.

Il mio pensiero è stato collaborano con i ribelli e adesso mi rapiscono. Cominciavo a preoccuparmi, volevo chiamare Abyot, un ragazzo in frontiera del quale avevo il contatto per farmi tradurre e spiegare la situazione ma non c’è stato nulla da fare, appena ho afferrato il telefono me lo hanno tolto con la forza e sequestrato. Abbiamo camminato per circa un ora sotto al sole. Quattro militari impugnavano gli AK-47 circondandomi a distanza e uno spingeva la bici. Ho pensato ok, è finita.

Arrivati al comando di polizia

Siamo però arrivati al comando della polizia dove mi hanno ridato il cellulare e fatto sedere per terra vicino una baracca. Alla mia destra c’erano delle ragazze e donne sedute, alla mia sinistra invece una cella con dei prigionieri Somali ammucchiati come in un pollaio. Dopo un paio di ore ho chiesto se potevo ripartire, il poliziotto mi ha detto “no” ed io gli ho chiesto “domani?” lui “non si sa, domani o dopodomani, chissà.. ora stai qui e dormi qui” indicando il materassino sulla mia bici. Mi sono seduto di nuovo e mentre il tempo passava due ragazzi nella cella hanno iniziato a litigare. Il poliziotto li ha chiamati, sono usciti, li ha fatti mettere in ginocchio davanti a me e li ha frustati con un tubo di plastica, intanto un altro dietro di lui impugnando un AK-47 li guardava e rideva.

Cominciava ad essere buio, hanno aperto la porta di un edificio e mi hanno detto di stare dentro, così è stato. Nel frattempo stavo informando le persone che potevano fare qualcosa per tirarmi fuori, ma solo Abyot stava contattando dei comandi di polizia e uffici immigrazione per dare l’ordine di liberarmi.

Voleva raggiungermi, ma l’ho fermato e gli ho detto di venire la mattina perché i poliziotti erano mezzi ubriachi e “giocavano” con i prigionieri, quindi reputavo la situazione pericolosa anche per lui.

Stamattina Abyot è arrivato e mi ha tirato fuori di lì. Abbiamo poi caricato la bici su un minibus e siamo andati diretti alla frontiera superando insieme i vari posti di blocco. Il percorso in bicicletta sul percorso terrestre più lungo del mondo è stato interrotto per 33 km a causa della situazione che ho dovuto affrontare, ma sono davvero felice di essere vivo e libero”.

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