Cantieri stradali e sul Raccordo RA6 ed E45 è traffico da inferno

Chi salverà Ponte San Giovanni rimarca necessità nodo Perugia

Cantieri stradali e sul Raccordo RA6 ed E45 è traffico da inferno
ph Cdu

Cantieri stradali e sul Raccordo RA6 ed E45 è traffico da inferno

Cantieri stradali e sul Raccordo RA6 – L’apertura di un cantiere stradale in pieno controesodo ha scatenato il caos nel traffico umbro, con migliaia di automobilisti rimasti bloccati sotto il sole cocente a oltre 35 gradi centigradi. La situazione critica è emersa nel punto nevralgico dei trasporti regionali, precisamente all’intersenzione tra l’E45, il raccordo autostradale e la Centrale umbra, dove transitano in media 50 mila veicoli ogni 24 ore.

Traffico a Ponte San Giovanni

La scelta di avviare i lavori proprio durante l’ultimo weekend di bollino rosso per il ritorno dalle ferie ha exacerbato ulteriormente la situazione, causando code chilometriche in tutte le direzioni, persino all’interno dell’abitato di Ponte San Giovanni.

L’inaugurazione del nuovo cantiere Anas presso Collestrada, in coincidenza con l’alta densità di traffico, ha creato un cocktail esplosivo di disagi. I veicoli si sono bloccati nelle ore di punta del mattino e per l’intera giornata, costringendo molti a procedere a passo d’uomo. Sono state segnalate attese di oltre un’ora e mezza per coprire le principali tratte in direzione Nord, Sud ed Est verso il capoluogo. Le forze dell’ordine, insieme alla polizia stradale e ai tecnici Anas, hanno dovuto intervenire per regolare il flusso di veicoli e camion in una situazione di caos senza precedenti.

Il cantiere, programmato per il ripristino della pavimentazione e la sostituzione di un giunto di dilatazione su un tratto della carreggiata nord (direzione Cesena) tra Ponte San Giovanni e l’innesto del raccordo Perugia-Bettolle, ha richiesto la chiusura dello svincolo di Ponte San Giovanni in entrata e in uscita in direzione Cesena. Questa limitazione ha provocato code in diverse direttrici, compresi gli accessi a Ponte San Giovanni e la E45, generando una situazione di traffico paralizzato e disagi per gli automobilisti.

La situazione è stata ulteriormente complicata dalla decisione di non consentire l’ingresso dal raccordo Perugia-Bettolle sulla E45 in direzione Cesena, costringendo il traffico a proseguire verso Roma e obbligando chi voleva invertire la marcia a utilizzare lo svincolo di Montebello. Gli interventi Anas e le restrizioni regionali hanno causato un effetto domino, estendendo i disagi alle strade interne di Ponte San Giovanni e costringendo la polizia stradale a chiudere l’uscita Balanzano per evitare ulteriori ingorghi.

Anas e la Regione hanno annunciato che i lavori procederanno 24 ore su 24 senza interruzioni per ridurre al minimo la durata del cantiere, che è previsto termini entro il 3 settembre. Tuttavia, l’apertura di un cantiere così cruciale durante il picco del traffico ha suscitato molte proteste, sia in loco che sui social media. La decisione di Anas di programmare i lavori durante il controesodo è stata criticata da molti, considerando che durante questo fine settimana si prevede che 11 milioni di veicoli saranno in transito in tutta Italia.

In questo scenario, gli automobilisti si trovano costretti a rivedere i propri itinerari e a pianificare percorsi alternativi per evitare i disagi del cantiere e il traffico congestionato. Questa ennesima dimostrazione dei problemi infrastrutturali e delle sfide nel settore dei trasporti pone l’attenzione sul bisogno di investimenti e miglioramenti strutturali per garantire una mobilità efficiente e sostenibile nel futuro.

“Il nodo di Perugia: l’infrastruttura stradale indispensabile”

 Come era facilmente prevedibile, e da noi da molto tempo previsto e ripetutamente segnalato, la parola del giorno nelle locandine della stampa e nei commenti delle persone è “CAOS”, stradale, dei trasporti, delle comunicazioni…

Ognuno lo interpreta a modo suo, ma la sostanza è sempre la stessa. Il Caos delle strade intorno a Perugia non è una novità, anzi è la regola quasi giornaliera.

Alcuni liberi pensatori intransigenti, amanti delle biciclette e preoccupati dei danni possibili a licheni e insetti rari, quando non di ricci che non potrebbero più migrare dall’Ansa degli Ornari al bosco di Collestrada, ci vorrebbero anzi persuadere a starcene zitti, a sopportare in silenzio, in cambio di ombrosi Farnetti o mirabolanti distese di terreni agricoli di pregio inesistenti, popolati da altrettante aziende agrituristiche che esistono solo nei loro libri dei sogni.

Ma quando poi si presentano complicati lavori di manutenzione, inevitabili quando a reggere tutto sono pochi km a due sole corsie di marcia, con gallerie vecchie e bisognose di continui interventi, senza nemmeno la corsia di emergenza, nelle quali si infilano ogni giorno decine e decine di migliaia di mezzi a motore provenienti da tutta l’Umbria e da ogni parte dell’Italia, non ci sono scuse o complicati ragionamenti, pensosi quanto inconcludenti, che paralizzano da decenni ogni progetto: è  urgente, urgentissima un’alternativa a questo disastro, che rovina i nervi a chi lo subisce, che  produce malattia e morte a chi ci si trova ogni giorno invischiato, che danneggia l’economia, che distrugge la qualità  della vita e le speranze di futuro di chi, senza colpa, si è  visto precipitare addosso il peso di un processo di sviluppo malato, che per chi vive anzitutto tra Collestrada, Ponte San Giovanni e Balanzano,  vuol dire solo  vedere svalutate le proprie abitazioni, messe in pericolo salute e attività  economiche, sognare di andarsene per chi se lo può permettere, vedersi additati come la parte malata di Perugia, portare solo sulle proprie spalle scelte strategiche del secolo scorso, che hanno concentrato in poche centinaia di metri, tra due colline con in mezzo il Tevere, il peso del traffico di un terzo dell’Italia, senza nemmeno uno straccio di riguardo, come almeno dotare migliaia di persone di adeguati pannelli isolanti.

Questa è la realtà con cui bisogna decidersi, una volta per tutte, a fare i conti.

Non si scappa da questo tunnel, che sarà sempre più stretto e oscuro, senza fornire a tutto il territorio a Est e Sud di Perugia – la parte più abitata e fitta di imprese industriali e commerciali dell’Umbria- una valvola di sfogo, che dia ordine e direttrici di marcia ben definite e diversificate tra loro, ai vari e più disparati utenti di questi pochi e tormentatissimi km di strada.

Questa via d’uscita non può essere che il Nodo di Perugia nella sua interezza, possibilmente tutto a quattro corsie, che invii verso Roma chi ne ha bisogno, a Corciano chi va verso Firenze per immettersi da lì nel raccordo autostradale, riservando il tratto urbano dello stesso a chi è diretto a tutti i servizi della città di Perugia nel suo complesso.

Questo è l’obbiettivo, già in parte progettato e pronto ad essere iniziato, quando il ministero di cui è titolare l’on. Salvini, romperà gli indugi e si deciderà a finanziarlo, come espressamente e più volte richiesto dalla Regione Umbria per bocca delle sue più alte e rappresentative istanze politiche.

Si chiama NODINO, ma senza quell’accento di spregio o sottovalutazione che i suoi avversari, di varia estrazione, gli vogliono attribuire.

Il Nodino è il primo passo, la prima pietra da mettere in opera, senza la quale tutto l’edificio delle speranze e delle aspettative della nostra regione sono destinate a crollare miseramente, spingendoci sempre più in basso nelle graduatorie nazionali di sviluppo e di crescita, ambientale, economica e civile.

Lo abbiano ben chiaro i cittadini elettori, lo valutino con realismo e la dovuta attenzione tutti coloro che si candideranno a dirigerne le sorti future.

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