Caforio: “Ora servono risorse per estendere il diritto”
Attivata a Terni – Un passo in avanti sul fronte dei diritti carcerari è stato compiuto nel carcere di Terni, dove è stata allestita la prima “stanza dell’affettività” presente in una struttura penitenziaria dell’Umbria. L’iniziativa, definita un “piccolo miracolo organizzativo” dal garante regionale dei detenuti, l’avvocato Giuseppe Caforio, ha permesso il regolare svolgimento di un colloquio intimo tra un detenuto e la propria compagna.
Il locale, predisposto all’interno dell’istituto penitenziario ternano, è stato pensato per garantire uno spazio riservato in cui i detenuti possano mantenere rapporti affettivi e coniugali con i propri partner. Secondo quanto riferito dal garante, l’incontro si è svolto nel pieno rispetto della riservatezza, condizione ritenuta essenziale per la tutela della dignità delle persone coinvolte.
Attualmente, la stanza consente l’organizzazione di un massimo di tre incontri giornalieri, ma viene utilizzata solo una volta al giorno. Secondo Caforio, l’obiettivo è quello di ampliare il numero degli incontri per rispondere alle crescenti domande provenienti dalla popolazione detenuta. La struttura, infatti, ha mostrato potenzialità organizzative, ma per rispondere in modo efficace alle necessità, sarà necessario un adeguato supporto finanziario.
Il garante ha sottolineato come questa esperienza rappresenti una sorta di banco di prova per l’intero sistema penitenziario regionale. La stanza allestita a Terni è infatti l’unico spazio del genere disponibile in tutti gli istituti di pena umbri. Un dato che, a fronte del numero complessivo di persone detenute nella regione, evidenzia una disparità evidente nell’accesso a diritti che dovrebbero essere riconosciuti in maniera uniforme.
La possibilità di favorire la continuità affettiva durante il periodo di detenzione è ritenuta fondamentale sia dal punto di vista psicologico che sociale. Mantenere rapporti stabili con la famiglia o con il partner, spiegano esperti del settore, contribuisce in modo rilevante alla riabilitazione del detenuto e riduce il rischio di recidiva.
Secondo Caforio, le richieste per accedere a questo tipo di colloqui stanno aumentando, a dimostrazione della sensibilità e dell’interesse della popolazione carceraria verso questa opportunità. Tuttavia, l’impossibilità di soddisfare tutte le domande con una sola struttura rischia di trasformare una misura innovativa in un’occasione per pochi. Da qui, l’appello del garante affinché vengano destinati fondi specifici per l’estensione del progetto anche in altri istituti della regione.
L’esperienza positiva riscontrata a Terni sarà monitorata e valutata nei prossimi giorni con la previsione di nuovi incontri programmati nella stessa stanza. L’auspicio, condiviso anche da altre figure che operano all’interno del mondo penitenziario, è che questa “sperimentazione” diventi presto una prassi ordinaria, sostenuta da linee guida chiare e da risorse dedicate.
Il caso del carcere di Terni mette inoltre in luce la necessità di superare le disomogeneità tra istituti e territori. Se da un lato si registra un’iniziativa concreta e ben realizzata, dall’altro emerge la carenza di interventi strutturali in molte altre realtà umbre. La gestione delle relazioni familiari durante la detenzione, infatti, rientra tra gli aspetti più delicati del percorso rieducativo, ed è fondamentale che non dipenda esclusivamente dalla capacità organizzativa del singolo istituto.
Il Garante ha infine ribadito l’importanza di investire nella dignità delle persone private della libertà personale, affermando che il riconoscimento di spazi come quello allestito a Terni non deve essere visto come un privilegio, ma come un diritto alla pari di altri riconosciuti nell’ambito del trattamento penitenziario.
La creazione della stanza dell’affettività nel carcere di Terni si inserisce in un quadro nazionale in progressiva evoluzione. Diverse Regioni stanno infatti sperimentando misure simili, sebbene con ritmi e modalità differenti. L’Umbria, grazie a questa iniziativa, ha compiuto un primo passo concreto, ma secondo il garante occorre ora un impegno istituzionale più ampio per garantire che il diritto all’affettività non resti limitato a singoli episodi, ma diventi parte integrante del sistema penitenziario regionale.
In conclusione, l’“esperimento” avviato a Terni rappresenta un segnale incoraggiante e una buona pratica da estendere, ma non può restare isolato. La sua riuscita mostra che, con volontà e organizzazione, è possibile conciliare sicurezza e diritti. Tuttavia, per rendere sistematica e accessibile questa opportunità, serviranno risorse economiche adeguate, attenzione istituzionale e un rinnovato impegno politico e amministrativo.

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