Protocolli regionali per risposte rapide contro ogni violenza subita
Negli ospedali e nei servizi sanitari dell’Umbria prende forma un nuovo sistema di tutela per il personale impegnato nell’assistenza. La Regione Umbria ha sottoscritto due protocolli d’intesa finalizzati a gestire con maggiore efficacia gli interventi urgenti in caso di aggressioni nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, rafforzando il coordinamento tra istituzioni, aziende sanitarie e forze dell’ordine.
Un’intesa che coinvolge tutto il sistema sanitario
La firma degli accordi è avvenuta martedì 7 luglio 2026 a Terni. Alla sottoscrizione hanno partecipato Regione Umbria, Prefettura di Perugia, Prefettura di Terni, Azienda Ospedaliera di Perugia, Usl Umbria 1 e Usl Umbria 2. L’obiettivo è costruire un modello operativo uniforme su scala regionale per affrontare con tempestività gli episodi di violenza che coinvolgono il personale impegnato nei servizi sanitari.
L’iniziativa rappresenta un’estensione del percorso già avviato nel territorio ternano. L’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni aveva infatti già adottato nel novembre 2025 un protocollo specifico con la Prefettura di Terni, esperienza che ora viene ampliata a tutte le aziende sanitarie umbre con procedure condivise e coordinate.
I numeri confermano un fenomeno in crescita
I dati illustrati durante la presentazione evidenziano la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione. Nel corso del 2025 sono stati registrati in Umbria 211 episodi di aggressione, in aumento rispetto ai 207 dell’anno precedente. Gli operatori coinvolti sono stati 281, con un incremento rispetto ai 262 del 2024.
L’andamento del fenomeno prosegue anche nel 2026. Nei primi sei mesi dell’anno sono già stati segnalati 111 episodi che hanno coinvolto 122 professionisti. Le aggressioni hanno interessato tutte le aziende sanitarie regionali, con numeri differenti tra Usl Umbria 1, Usl Umbria 2, Azienda Ospedaliera di Perugia e Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni.
L’analisi delle categorie professionali mostra inoltre come gli infermieri rappresentino il personale maggiormente esposto, seguiti dai medici, dagli operatori socio-sanitari e dalle altre figure professionali presenti nei servizi sanitari regionali. Anche i dati del primo semestre 2026 confermano questa distribuzione.
Prevenzione, videosorveglianza e salute mentale
Durante la presentazione dei protocolli, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha sottolineato la necessità di rafforzare il lavoro di rete tra istituzioni, ricordando anche il recente annuncio di investimenti destinati ai sistemi di videosorveglianza nelle strutture sanitarie.
La presidente ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema della salute mentale, evidenziando come numerosi episodi siano collegati a situazioni di disagio psichico, dipendenze o altre condizioni complesse. La Regione sta lavorando parallelamente anche al Piano per la salute mentale, con iniziative dedicate alla prevenzione, all’informazione e alla partecipazione dei cittadini.
Il ruolo delle Prefetture e delle aziende sanitarie
Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, Prefetture e aziende sanitarie opereranno in stretta collaborazione per garantire risposte rapide in presenza di situazioni di particolare criticità.
I rappresentanti istituzionali hanno evidenziato come gli episodi di violenza non producano conseguenze soltanto sulla sicurezza del personale, ma possano incidere anche sulla qualità dell’assistenza sanitaria erogata ai cittadini. Per questo motivo viene ribadita la necessità di un’azione che combini prevenzione, informazione, formazione e strumenti operativi condivisi.
Cosa prevedono concretamente i protocolli
Gli accordi avranno una durata di ventiquattro mesi e definiscono con precisione responsabilità e procedure per tutti i soggetti coinvolti.
Le aziende sanitarie saranno chiamate ad aggiornare periodicamente la valutazione dei rischi collegati alle aggressioni, predisponendo misure di prevenzione specifiche. Tra queste rientrano la pianificazione dell’installazione degli impianti di videosorveglianza nei Pronto Soccorso dove ancora mancanti e l’analisi sistematica degli episodi attraverso gruppi di lavoro dedicati.
I protocolli prevedono inoltre che Pronto Soccorso, reparti ospedalieri, servizio 118 e servizi territoriali possano richiedere il supporto delle forze dell’ordine, quando necessario, attraverso il numero unico di emergenza 112 in presenza di particolari aggravamenti del rischio.
Formazione per prevenire i conflitti
Una parte significativa delle intese riguarda anche la crescita delle competenze del personale.
Sono previsti infatti percorsi di informazione, aggiornamento e formazione rivolti ai professionisti della sanità, con particolare attenzione agli standard comportamentali, alle tecniche di comunicazione con l’utenza e ai metodi di de-escalation utili a gestire le situazioni di tensione prima che possano trasformarsi in episodi di violenza.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità di prevenire i conflitti, migliorare la sicurezza degli ambienti di lavoro e garantire condizioni sempre più adeguate a chi opera quotidianamente nei servizi sanitari della regione.

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