Affari con le batterie, a Gualdo Tadino si dichiarava altro, i trucchi

 
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Affari con le batterie, a Gualdo Tadino si dichiarava altro, i trucchi

Affari con le batterie, a Gualdo Tadino si dichiarava altro, i trucchi

Idruro e acido nelle batterie, rifiuti speciali e pericolosi schiacciati con il Bobcat. E’ questa l’ipotesi secondo Arpa e Noe nei due capannoni di Gualdo Tadino, dove mercoledì sono stati apposti i sigilli e tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici. Le batterie e le sostanze nocive venivano smaltiti dentro un calderone. Lo scrive oggi il Corriere dell’Umbria.

L’operazione Black Sun della Direzione distrettuale antimafia (pm Valentina Manuali) che ha coordinato l’attività dei carabinieri del Noe comandanti dal tenente colonnello Francesco Motta, gira tutta intorno all’attività della Raeegest. In una telefonata tra i due indagati – scrive il Messaggero Umbria di oggi – sono raccontati tutti gli affari che facevano. Per fare quegli affari, sono necessari i trucchi. Il principale è la falsificazione dei Fir, i formulari che accompagnato, identificandoli, i rifiuti nei viaggi dalla raccolta allo smaltimento. Esaminando i Fir, durante un controllo all’impresa di Gualdo Tadino, i carabinieri del Noe scoprono come venivano coperti i traffici di rifiuti pericolosi.

Nei formulari veniva indicato il trasporto verso l’impianto di recupero di rame, bronzo e ottone, invece, di quello che dovevano dichiarare: cioè le batterie esauste al piombo. Ma quelle batterie in realtà nei vari passaggi di documenti che si facevano tra chi le cedeva e chi le acquistava non esistevano affatto. C’era scritto che si trattava di un carico di rame, bronzo e ottone, in realtà era altro.

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